22/11/2006 - La spietata legge non scritta, secondo la quale i premi alla carriera portano una rogna incredibile, non ha perdonato neanche questa volta: Robert Altman, onorato nel marzo scorso durante la cerimonia del premio Oscar, è infatti scomparso l?altro lunedì all?età di 81 anni per complicazioni dovute ad un cancro.
Fautore di un cinema corale, più concentrato sulle relazioni interpersonali e sull?approfondimento dei personaggi che sull?evoluzione della trama, Altman ci lascia in eredità vere e proprie gemme della cinematografia mondiale, come ?Nashville?, ?Mash? e ?America Oggi?.
Una carriera, quella del regista, ricca di ostacoli e sempre in opposizione con lo Studio system hollywoodiano: Altman, infatti, ha sempre cercato deliberatamente di far ottenere ai suoi film il divieto ai minori per tenere fuori dalle sale gli spettatori più giovani, non dotati - secondo lui - della sufficiente pazienza per poter seguire l?andamento riflessivo delle sue opere.
La notizia della sua morte in seguito ad un cancro coglie tutti di sorpresa: l?autore è sempre stato molto riservato sulla sua vita privata e solo in occasione della sua recente premiazione con l?Oscar, aveva confessato un trapianto di cuore avvenuto dieci anni prima. Un intervento tenuto nascosto per non dare agli Studios la scusa definitiva per tenerlo lontano dallo schermo cinematografico. Un telo che rimarrà impresso a fuoco con le sue immagini, almeno nella memoria di chi ha amato le sue opere.
So long, Bob.
Tiziano
Ragazzi che dire: giù il cappello e un?ora di penitenza in ginocchio sui ceci per un altro grande vecchio che se ne va.
Altman era uno che il cinema ? come dice un mio amico ? se l?era imparato da solo, cominciando a girare telefilm (suoi numerosi episodi di ?Bonanza?). Ma è diventato molto di più che un grande artigiano della cinepresa.
Dopo un paio di pellicole buone ma pressoché misconosciute (ad esempio, ?Quel freddo giorno nel parco?, 1968), Altman raggiunge il successo di pubblico e di critica con ?MASH? (1970) che gli vale la Palma d?Oro a Cannes: a mio avviso, un filmetto divertente ma piuttosto sopravvalutato.
Nel 1973 gira il suo film a cui sono più affezionato, ?Il lungo addio?, splendido tradimento dell?altrettanto splendido romanzo di Raymond Chandler, con sceneggiatura di Leigh Brackett (accreditata, tra l?altro, de ?L?Impero colpisce ancora?) e con un grande Elliot Gould nella parte del detective Marlowe.
Il 1975 è l?anno di ?Nashville?, specie di manifesto di protesta sugli USA negli anni ?70, con cui il vecchio Rob mette a punto la sua originale poetica: tantissimi personaggi (senza rinunciare all?approfondimento psicologico), dialoghi serrati, trama frammentata ? sempre che possa parlarsi di una sola trama, e non di una miriade di intrecci narrativi ? e una regia sempre un pizzico sopra le righe, con frequenti soggettive, montaggio analogico, ricerca della ripresa ad effetto e di immagini ?forti?. Il tutto al servizio di una tagliente critica sociale, talvolta sotto forma di satira, altre volte, specie col passare degli anni, come disperato pessimismo.
Nel 1976, con ?Bufalo Bill e gli indiani? ? altro film che come ?MASH? mi pare reggere poco il passare degli anni ? si aggiudica Orso d?Oro al Festival di Berlino. Nel 1980 Altman tira fuori dal cappello lo sconcertante ?Popeye ? Braccio di Ferro? (che inspiegabilmente non ha stroncato sul nascere la cariera di Robin Williams). Per fortuna il vecchio ritorna ai suoi livelli con il dramma ?Streamers? (1983), per poi inaugurare una seconda giovinezza con ?I protagonisti? (1992), forse un po? troppo studiato a tavolino.
Il capolavoro di tutti i tempi, comunque, arriva nel 1993, con ?America oggi? (?Short cuts?), tratto da nove racconti e da una poesia di Raymond Carver (Raymond Chandler? Raymond Carver? chissà, forse Altman apprezzava particolarmente il fatto che l?autore del soggetto si chiamasse Raymond).
Di ?America oggi?, tanto per dire, ricordo appena sei o sette sequenze da restare a bocca aperta in religioso silenzio, tra cui SPOILER il monologo in nudo frontale di Julianne Moore FINE DELLO SPOILER. Il film conquista un meritatissimo Leone d?Oro a Venezia (purtroppo ex aequo con ?Film blu? di Kieslowski) e una Coppa Volpi ?collettiva?, assegnata ai circa 14-15 attori protagonisti.
Poi, segnalo ancora l?amarissimo ?Kansas City? (1996), città in cui Altman era nato, e il divertente ?La fortuna di Cookie? (1999), in cui una volta tanto si concede (e ci concede) un quasi-lieto fine. Long goodbye, Robert.
Guglielmo
Ciao Altman!
era un grande regista.. CALIFORNIA POKER ..la più bella partita di poker del cinema! e ci saluta con RADIO AMERICA testamento ideale di una radio che non c'è più e che lo riporta ai suoi esordi giovanili (cominciò con la radio) ..grande uomo, una voce fuori dal coro, mai allineato con lo star system holliwoodiano.. era uno che ragionava con la sua testa ..e star con lui era sempre una festa.. CIAO BOB!
mah
considerato che:
1) i suoi film più grandi, "Nashville" e "M*A*S*H*" sono di più di 30 anni fa
2)da allora, probabilmente, l'unico film veramente grande è "America oggi" (più qualche -semplicemente- buon film come "gosford park" e "i protagonisti")
3) nella filmografia ci sono mediocrità come "gingerbread man", "popeye", "dr. T", "the company" ecc.
concludo: regista di enorme valore "storico" ma, nella sostanza, forse più "mitico" che oggettivamente "grandissimo"
sic!!!
Ma perchè se ne vanno sempre i migliori?