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LOST IN LA MANCHA (id.) Iscriviti e sarai sempre aggiornato

Di Keith Fulton e Louis Pepe, con Terry Gilliam e Johnny Depp; formato: 1.33:1/1.85:1/2.35:1; 2002


Immaginate di riuscire ad ottenere un appuntamento con la donna o l'uomo della vostra vita. Passate una settimana a prepararvi, a cercare l'abito giusto, a fissare l'appuntamento col parrucchiere e a far sì che tutto sia a posto per il fatidico momento. Proprio nel giorno dell'incontro, però, la vostra dama/il vostro cavaliere deve fronteggiare seri problemi di salute; all'ultimo momento - sorpresa! - riesce comunque a raggiungervi, ma all'improvviso scoppia un temporale spaventoso che vi coglie senza ombrello, arrivate al ristorante soltanto per vedere una saracinesca abbassata, ripiegate su un bar ma vi accorgete di aver dimenticato il portafogli a casa, tornate alla macchina e la trovate con due gomme a terra, i mezzi pubblici e i taxi sono in sciopero e uno stormo di rondini vi ricopre di sterco.
Insomma, sembra proprio che quell'appuntamento non dovesse avere luogo.

Quello che ho appena descritto riassume in un contesto familiare quello che è successo al regista Terry Gilliam e alla lavorazione del film The Man Who Killed Don Quixote.
Il visionario autore di film come Brazil e L'esercito delle 12 scimmie si era imbarcato nella produzione di una sua personale visione del Don Chisciotte, che ci avrebbe mostrato - se fosse stato completato - uno splendido Jean Rochefort nei panni del cavaliere errante, Johnny Depp nel ruolo di Sancho Panza e Vanessa Paradis nella parte di protagonista femminile.
Dopo una pre-produzione travagliata e pochi giorni di riprese, però, l'attore francese è stato colto da una doppia ernia del disco, forti temporali hanno impedito alla troupe di girare sui set naturali, i jet di una vicina base militare hanno disturbato a ripetizione le riprese e le compagnie assicurative hanno iniziato a mordere il freno.
Dopo una serie di “sfighe incredibili“ (come il tutto viene efficacemente sintetizzato dal direttore della fotografia italiano Nicola Pecorini), insomma, la produzione ha chiuso i battenti, e del film di Terry Gilliam non è rimasto che qualche metro di pellicola impressionata e cumuli di splendidi costumi chiusi in svariati scatoloni.

Lost in La Mancha documenta questa disfatta attraverso le riprese di due cineasti chiamati a girare il making of di The Man Who Killed Don Quixote, un dietro le quinte che si è trasformato sorprendentemente in un “unmaking of“ avvincente - come spesso succede con un buon documentario - come un qualsiasi film di fiction, nonostante il pubblico conosca già la triste conclusione della vicenda.
L'approccio di Keith Fulton e Louis Pepe è quello della mosca sul muro: uno sguardo inedulcorato sul lato meno piacevole del fare cinema inframezzato da interviste e brevi spezzoni del film abortito ricavati dai giornalieri.
Quello che più colpisce di Lost in La Mancha è la speranza e l'ottimismo che anima Terry Gilliam, sempre convinto ad andare avanti e pronto alla battuta nonostante la produzione del suo film vada pian piano sgretolandosi pezzo dopo pezzo. Vederlo sconfitto e con un'espressione sconsolata nel finale è struggente, come vedere la separazione forzata di due amanti.

Il documentario di Fulton e Pepe è essenziale per ogni aspirante filmaker e una visione consigliata a chi crede che il cinema sia soltanto tappeti rossi e gente famosa che ride e scherza sul set.

Filippo

Filippo dice:


Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere



Sito UfficialeSito ufficiale: http://www.lostinlamancha.com/

TrailerTrailer: http://us.imdb.com/title/tt0308514/trailers

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I commenti degli utenti


bekkk@ scrive:

Appena finito di vedere...

Davvero interessante (bello mi pare un aggettivo fuori luogo), un tentativo di salvare il salvabile che ha il grande pregio di essere vero e sincero, come dice Filippo.
Chi è stato anche solo per poco tempo sul set di un film riconoscerà tante situazioni e proverà solidarietà totale per gli sfigatissimi filmmaker, gli altri provino a immaginare cosa vuol dire provare dieci volte una scena perchè si alza il vento e soffia nel microfono, o dover mandare tutto a puttane perchè un improvviso temporale rende inutili le precedenti scene girate con il sole e il terreno asciutto, il tutto mentre i conti vanno in rosso...

Nonostante ciò sfido chiunque a dichiarare, dopo aver visto il film, di non aver mai desiderato essere almeno per una volta dall'altra parte della cinepresa e vivere il cinema da creatore e non da semplice fruitore - sfighe a parte si intende...


Inviato il 23/02/2008

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