Di William Peter Blatty, con Stacy Keach e Scott Wilson; formato: 2.35:1; 1980
Uno psichiatra dell'esercito (Stacy Keach) viene destinato ad un enorme castello che viene utilizzato come manicomio per militari, per determinare se la fauna umana con cui si scontrerà è effettivamente malata o se si tratta solamente di simulatori.
Diretto dallo sceneggiatore e scrittore William Peter Blatty (noto come autore del romanzo e dello script de L'esorcista), La nona configurazione è un film sconclusionato e noioso in cui emerge l'enorme vanità del suo artefice, che tramite dialoghi altisonanti e colmi di citazioni colte sembra più impegnato a sfoggiare la sua presunta cultura che non a dare un senso, un ritmo e una direzione coerente al suo film.
Pazienti che cercano di organizzare recite dell'Amleto interpretate da cani (animali a quattro zampe), astronauti falliti che si lanciano in improponibili discussioni sui massimi sistemi, militari impazziti che si travestono da Superman e pittori che dipingono sul volto dei guardiani vorrebbero essere figure bizzarre ed affascinanti ma finiscono col sembrare, piuttosto, gli abitanti di una versione fastidiosamente intellettualoide di un qualsiasi manicomio da commediaccia italiana sulle barzellette. Tutta la messa in scena mette in mostra la malcelata smania di “farlo strano“ a tutti i costi, col risultato di uno spettacolo forzatamente sopra le righe reso ancora più indigesto da una prima parte di una lentezza esasperante. Fa lo stesso effetto che si potrebbe provare vedendo un attore di quart'ordine imitare Carmelo Bene.
Quando finalmente il film acquista corpo e riesce a diventare coinvolgente è troppo tardi: l'ultimo terzo di pellicola è sì ben strutturato e libero da inutili vaniloqui, ma viene schiacciato dal peso dell'ora e un quarto che lo precede e che compromette in maniera irrevocabile la riuscita del film, e che disperde i pur interessanti interrogativi posti dalla sceneggiatura (Dio esiste? L'inaccettabilità del male può annullare l'esistenza del bene?) in un fiume di dialoghi senza senso e pretenziosi.
L'ottimo cast (oltre ai due protagonisti si possono notare Jason Miller e Joe Spinell) risulta essere solo uno spreco di talento, e nonostante si senta la puzza di operazione a tavolino lontano un chilometro il film è riuscito ad assurgere - negli anni - allo status di cult movie; segno che - spesso - è sufficiente gettare alla rinfusa sullo schermo una manciata di stranezze incomprensibili e qualcuno che abbocca si trova sempre.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
