Di Garry Marshall, con Juliette Lewis e Giovanni Ribisi; formato: 2.35:1; 1999
Un amore speciale racconta la storia romantica di due ragazzi ritardati (Juliette Lewis e Giovanni Ribisi) che combattono per conquistare il loro posto nella società, ostacolati da una madre possessiva (Diane Keaton) e dalle circostanze.
Credo che Un amore speciale sia uno dei film più ridicoli, patetici e offensivi che abbia mai visto, un film talmente carico di momenti di culto trash che andrebbe descritto scena per scena, un titolo che tutti quelli che amano divertirsi con i film brutti non possono perdere per nessun motivo al mondo.
I due personaggi principali sono raffigurati dai due attori con un incredibile campionario di smorfie, che li rende simili a bambini crudeli che prendono in giro due handicappati mentali. A peggiorare enormemente l'infame recitazione ci pensa il doppiaggio italiano, che va ascoltato per essere creduto e che rende il tutto irresistibilmente comico. Se mai si renderanno conto di ciò che hanno fatto, credo che i due doppiatori nostrani si tireranno un colpo di pistola alla testa per la vergogna.
Juliette Lewis è l'attrice sbagliata nel ruolo sbagliato; non solo un personaggio simile non è nelle sue corde, ma è stata una scelta di casting sciagurata anche per quello che la Lewis rappresenta come personaggio pubblico: più volte finita in cliniche di riabilitazione per alcoolizzati e tossicodipendenti e arrivata alla fama con ruoli “maledetti“ (Natural Born Killers, Strange Days), la Juliette Lewis in versione tenerona e fragile è credibile come potrebbe esserlo un dobermann mascherato da barboncino. Vederla vestita da golfini rosa e costantemente “dolciotta e impacciata“, più che suscitare simpatia fa pensare a come dev'essere stato guardarla sul set: me la immagino tutta sorrisini e smorfiette al momento del ciak, per poi diventare un demone che urla “DOVE CAZZO E' IL MIO FOTTUTO DRINK?“ una volta finita la ripresa.
Giovanni Ribisi, per quanto mi riguarda, dopo questo ruolo è segnato a vita: nonostante si sia fatto onore in molti film di successo (Salvate il soldato Ryan, Fuori in 60 secondi), ogni volta che lo vedo su uno schermo, ora, non posso fare a meno di pensare a questa miserabile pagliacciata a cui ha preso parte, e l'immagine di lui che agita le braccia e raglia in maniera sguaiata prende il sopravvento su tutto.
Guardare Tom Skerritt (il padre della ragazza) con un'espressione perenne da “babbo buono“ è doloroso: un attore tanto bravo non meritava una fine simile. Che tu sia maledetto, Tom Skerritt! Maledetto per aver accettato una parte così in un film del genere, un'apparizione che ha demolito in un sol colpo il ricordo che avevo del mitico Dallas, il comandante della Nostromo in Alien, un personaggio che è stato uno dei miei totem cinematografici fin da quando ero bambino! Dannato!!!
Per Diane Keaton ho solo una parola: perché?
La famiglia ritratta nel film è quanto di più schifosamente borghese e perbenista si sia visto da anni a questa parte, con una figura materna che riempie il suo tempo libero prendendo parte ad inutili associazioni merdosamente politically correct (cani e gay; che bizzarro accostamento?) e che fa della riuscita di un matrimonio una questione di vita o di morte. Il padre è una specie di cane al guinzaglio dominato dalla moglie che vede i suoi unici guizzi autoritari nei momenti in cui convoca i “consigli di famiglia“ (HAH! Scusate se rido, ma mi è appena venuta in mente la faccia che farebbe mio padre se mai dovesse dire una stronzata come “Filippo, per questa decisione serve un consiglio di famiglia!“). Se facessi parte di un nucleo famigliare del genere, che va al country club in limousine, sarei spinto a rifugiarmi nella giungla per organizzare la rivoluzione armata.
Oltre a promuovere modelli di vita per me aberranti, il film offende i veri handicappati mostrandoli come esseri la cui massima aspirazione è un'omologazione agghiacciante in cui la maggiore espressione di libertà è il matrimonio col velo bianco, e le più grandi spregiudicatezze consistono nel ruttare in casa quando si è soli. La scena di sesso (elemento che naturalmente non viene mai mostrato in “full action“) tra i due ragazzi ritardati è rappresentata in maniera viscida e morbosa, annunciata da battute come “al mio corpo stanno succedendo cose strane“ e consumata tra la consultazione di manuali sulle posizioni migliori (“The Joy of Sex“) e un pietoso spogliarello impacciato che cerca di strappare gli “ooohhh“ e gli “aaahhh“ di tenerezza agli spettatori.
A rendere questa disgrazia in pellicola un super-cult imperdibile sono scene come quelle in cui i membri di questa famiglia dall'inferno si dicono - guardandosi in faccia da lontano - la frase “succo di pere“, pronunciata per la similitudine che il labiale ha con “ti voglio bene“ (tre parole che - evidentemente - si vergognano a pronunciare in presenza di altri). Se potessi, con lo stesso stratagemma vorrei dire al regista “sei un po' sbronzo“, facendo così un movimento di labbra che ricorda molto la frase “sei uno stro?“ va beh, avete capito. Ma la sequenza che più di ogni altra vi potrebbe far stare male dal ridere è quella in cui il ragazzo handicappato - completamente ubriaco, durante una festa di fidanzamento - confessa al microfono, davanti a tutti gli amici e i parenti ricconi della famiglia della ragazza, che lui e lei “lo hanno fatto (sesso; ndr), ed è stato bellissimo!“. Gli invitati iniziano a ridere a crepapelle. Juliette Lewis si alza dal tavolo e, allo stesso modo in cui avrebbero agito le creature mostruose e tragiche dei film Universal degli anni '30/'40, inizia ad urlare “non ridete di meeeeeeeeeeeeeee!!!“, con la faccia paonazza e sconvolta da un'espressione di agonia. La ragazza fugge all'esterno del locale, viene raggiunta dal fidanzatino ubriaco e - dando il via ad uno spettacolare freakshow - i due iniziano a litigare sventolando le braccia ed urlando come mostri (“perché hai raccontato a tutti il nostro segreto d'amore???“), tanto da ricordare sfide epiche in stile “Mothra contro Godzilla“. Mancano solo i tralicci e i palazzi in miniatura da demolire?
Ogni volta che vedo questo film non posso fare a meno di rivedere questa scena per cinque o sei volte di seguito, fino a che non rimango senza fiato dalle risate.
Lo ripeto: se vi piace ridere con i film brutti DOVETE vedere questo. Noleggiatelo, compratelo, rubatelo ma vedetelo. Chiamate gli amici e preparate i fazzoletti: piangerete dal ridere.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere

qxpVmuKN
Per questo movito ho voluto che a parlarcene (di nuovo) fosse lui, la guida del PisaTour che ci ha incantato e lasciati a bocca aperta con le sue parole durante la nostra visita alle meraviglie di Pisa: Vincenzo ribattezzato âLaGuidaâ! Ecco lâintervista che Vincenzo mi ha rilasciato sulla Certosa di Pisa.(PS. Allâinterno della Certosa di Pisa e8 vietato fare le foto â un vero peccato!!! â quindi vi informo gie0 da ora che in questo post non ne troverete. Vi assicuro perf2 che le parole di Vincenzo daranno spazio alla vostra immaginazione!)1. La Certosa di Calci vista con gli occhi di una guida: raccontacela!Eâ veramente difficile riassumere la Certosa di Calci in poche righe. Varcando il cancello di ingresso si ha come lâimpressione che il tempo si sospenda. Non bisogna dimenticare infatti che lâordine certosino segue ancora oggi, in modo ferreo, la regola originaria stesa da San Bruno del XI sec. e la visita alla Certosa di Pisa ci permette in qualche modo di penetrare in questo universo: ancora oggi, con gli ambienti religiosi trasformati in museo, si percepisce chiaramente che si sta entrando in un mondo a se9, un mondo fatto di silenzio, preghiera e spiritualite0.La sontuosite0 degli ambienti della chiesa, delle cappelle e dellâappartamento granducale contrasta con lâausterite0 delle celle e dei chiostri. Il fatto che la Certosa di Pisa sia stata utilizzata fino ai nostri giorni e poi aperta al pubblico, cosec come e8 stata preservata per secoli, e8 unâoccasione unica per il visitatore: si possono apprezzare i tesori artistici che la decorano (affreschi, stucchi, giochi prospettici), si puf2 conoscere la rigida vita condotta dai certosini, si puf2 imparare qualcosa sulla storia del territorio e sulla sua gestione attraverso i secoli. La visita alla Certosa non lascia mai indifferente il visitatore!2. Cosâera un tempo e cosa e8 oggi la Certosa di Calci?La Certosa e8 stato un convento certosino dalla seconda mete0 del XIV sec. fino ai primi anni â70 del â900. Oggi e8 propriete0 della Stato Italiano. Le strutture sono divise in Museo di Storia Naturale e del Territorio (gestito dallâUniversite0 di Pisa) e Museo Nazionale della Certosa di Pisa che comprende gli ambiti certosini perfettamente conservati (chiesa, cappelle, refettorio, celle dei monaci, farmacia, ecc.)3. Chi viveva nella Certosa?Dal XIV al XX sec. la Certosa e8 stata abitata e gestita dai certosini: padri certosini, che rispettavano totalmente la regola e prendevano tutti i voti, e fratelli conversi che prendevano solo alcuni voti e gestivano la Certosa e le sue propriete0 da un punto di vista manuale. In tempi recenti, invece, i conversi erano stati sostituiti da mezzadri.4. La vita dei certosini, una vita di silenzi, preghiere eâŚLa vita del padre certosino era una vita dedicata alla silenzio, alla preghiera, alla solitudine e al lavoro manuale. Proprio per il fatto di condurre la maggior parte della giornata (e della loro vita) in solitudine, le celle della Certosa non sono semplici stanze adibite al solo pernottamento ma sono delle strutture articolate in vari ambienti dove il certosino pregava, meditava, mangiava, lavorava e dormiva in totale solitudine. Ogni cella e8 composta da ingresso (fornito di uno sportello attraverso il quale veniva servito il pasto), un soggiorno adibito a sala da pranzo e biblioteca e fornito di un caminetto, una camera con letto e inginocchiatoio per la preghiera, un ambiente dedicato al lavoro manuale e un bagno. Al piano superiore si trovano delle stanze adibite a magazzino. Ogni cella ha un piccolo giardino privato, provvisto di cisterna dellâacqua, per la coltivazione di ortaggi, frutta e fiori per decorare la chiesa e le cappelle.La vita del certosino era (ed e8 tuttâoggi, nelle Certose ancora attive) rigidamente regolata in ogni momento della giornata. I rintocchi delle campane della chiesa avvertivano, allâincirca ogni ora, del cambiamento dellâattivite0 (dalla preghiera al lavoro manuale) e chiamavano i padri alla messa comune o alle celebrazioni private.Esistevano perf2 alcuni momenti vissuti in comune. I principali erano: la celebrazione del mattutino, in piena notte, i pranzi domenicali e festivi, la riunione annuale del Capitolo (in questo caso erano sciolti dal voto del silenzio), lo spatiamentum (ogni lunedec per 4 ore potevano uscire in coppia e parlare: ogni mezzâora cambiavano compagno in modo da poter parlare e conoscersi meglio con almeno 8 confratelli).5. Raccontaci una curiosite0 sulla CertosaSulle pareti del refettorio sono rappresentate varie scene bibliche di convivio. Solamente 2 affreschi riguardano episodi eccezionali che si sono svolti allâinterno delle Certose: Caterina deâ Medici che serve il pranzo ai padri della Certosa parigina e la visita di un granduca alla Certosa di Pisa. Nel primo caso lâeccezionalite0 e8 data dal fatto che alle donne e8 assolutamente proibito entrare in una certosa maschile. Caterina venne accettata in qualite0 di capo di stato. Per ringraziare servec umilmente il pranzo ai monaci. Nel secondo caso lâeccezionalite0 e8 data dal fatto che i padri furono sciolti dal voto del silenzio, visto lâospite illustre, ma decisero ugualmente di non parlare. Entrambi gli affreschi sono opera di Pietro Giarre9 che ha adottato uno stratagemma prospettico che fa âgirareâ i tavoli, a cui sono seduti i certosini, con lo spostarsi dellâosservatore lungo il refettorio.Altre curiosite0: alla base delle scale di accesso alla foresteria della Certosa di Pisa e8 stato rappresentato, ad affresco, un gatto. Oltre a tenere la Certosa e i suoi magazzini liberi dai topi, i gatti erano (e sono) gli unici esseri viventi con libero accesso alla Certosa e con cui i padri potevano âparlareâ e interrompere, in qualche modo, la loro totale solitudine. Eâ stata anche selezionata una razza speciale: il gatto certosino. E in qualche modo la tradizione continua ancora oggi: i guardiani della Certosa di Calci hanno adottato infatti una colonia di decine di felini.Inoltre lo sportello per servire il pranzo, di cui ogni cella e8 dotata, e8 sfalsato in modo che chi serve il pranzo e chi lo riceve non possano guardarsi in volto e parlarsi.6. Anche alla Certosa esisteva una sorta di Twitter per le comunicazioni interne. Ci puoi spiegare come funzionava tale sistema?Ogni notte, quando i certosini lasciavano la cella per la celebrazione del Mattutino, dovevano passare da un corridoio dove e8 esposta ancora oggi una bacheca utilizzata per comunicare le varie mansioni speciali della giornata, la cappella privata assegnata a ciascuno per le celebrazioni in solitudine e le variazioni importanti fuori programma. Tutto funziona con un sistema di asticelle che venivano estratte e sulle quali sono tuttâoggi segnate le mansioni periodiche (la rasatura della testa, il bucato, lo spatiamentum, ecc). Per lâassegnazione della cappella si applicava una lettera dellâalfebeto (che corrispondeva a una specifica cella) in corrispondenza del nome della cappella assegnata. Un sistema pratico, veloce e soprattutto silenzioso!7. La Certosa di Calci in 3 aggettiviSontuosa, austera, affascinante8. La Certosa di Calci non e8 inclusa negli itinerari turistici di Pisa. Come mai?Perche9 di Pisa si conosce soprattutto la Piazza del Duomo. Cif2 che e8 al di fuori, sia in citte0 sia nel territorio circostante, e8 poco conosciuto. Chi si ferma nel territorio sono soprattutto le famiglie o i singloli visitatori. I gruppi turistici hanno tempi serrati che li portano a vedere lâintera Toscana in pochi giorni. La Certosa e8 comunque molto pif9 conosciuta e frequentata di un altro gioiello pisano: il Museo Nazionale di S. Matteo, una delle collezioni pif9 importanti al mondo di dipinti medievali su tavola. Sono entrambe delle chicche che andrebbero fatte conoscere e valorizzate perche9 Pisa non e8 solo la Torre Pendente o la Piazza del Duomo.9. Se un turista in visita a Pisa decidesse di visitare la Certosa, con quale mezzo potrebbe raggiungerla?Purtroppo gli unici mezzi per raggiungere la Certiosa sono o lâauto privata o il bus pubblico da Pisa. Il Sightseeing turistico, infatti, non arriva alla Certosa di Calci ma segue un percorso fisso allâinterno di Pisa.10. E da ultimo, un consiglio che ti senti di dare a tutti coloro che visiteranno la Certosa.Essere puntuali! Lâingresso ai visitatori alla Certosa e8 consentito a ore specifiche (ad esempio: 8,30 â 9,30 â 10,30, ecc) e dura al massimo unâora. Arrivare quindi un poâ prima, svolgere le funzioni pratiche dellâacquisto dei biglietti e prendersi un poâ di tempo per calarsi nella giusta dimensione della visita ad un luogo cosec particolare. Sedersi qualche minuto in silenzio nella cappella di S. Sebastiano aspettando lâorario di ingresso e meditare su quanto scritto proprio sopra il varco di accesso alla Certosa: âbeata solitudo, sola beatitudoâ.Credo che una spiegazione pif9 bella ed esaustiva della Certosa di Pisa non sarebbe stata possibile! Grazie Vincenzo.
Voglio diventare dittatore di una qualsiasi nazione e installare megaschermi agli angoli delle strade , nelle piazze , nei bar , negli ospizi, negli ospedali , nelle stazioni della metropolitana , nei cessi , nelle scuole , nelle discoteche , negli aeroporti , nelle palestre , nelle edicole , nelle boutique , nelle caserme dei pompieri , nei tribunali , nei palazzi della politica , nelle banche , nelle biblioteche , nei musei , nelle sale giochi , nelle piste da pattinaggio , nei palazzetti dello sport , nei cinema , nei teatri , nelle lavanderie , nelle universitĂ che trasmettano 24h su 24 , 7 giorni su 7, questa straordinaria opera d'arte.
No mi dispiace ma senza averlo visto credo a tiziano e filippo.. mi sa che pure simo&fra so' pure loro un pò mongoloidi.. ;)
commento
a ste filippo...ma l'hai visto bene ste film????è stupendo e i 2attori sono stati magnifici!!!un consiglio a tutti di guardarlo!!!!
Tiziano scrive:
Il film comico "definitivo"
"Bbbbbbbbrrraaaaaaaavviiiiiiiiii!!!!"
basterebbe sentire quest'esclamazione proveniente dalla gola della sciagurata doppiatrice di Juliette Lewis, mentre l'attrice strabuzza gli occhi e si complimenta con la sorella che le ha appena annunciato il suo imminente matrimonio, per capire che la visione di questo film sarà una discesa all'inferno.
E infatti, ogni scena permette di scendere uno scalino verso un baratro senza fine di abominio su celluloide. Ogni volta che si esclama "non è possibile, non potranno fare di peggio", eccolo, il peggio.
E' incredibile pensare che i responsabili di questa pellicola pensassero veramente di confezionare una storia che "affrontasse con delicatezza e tatto la difficile integrazione sociale dei portatori di handicap".
Ogni singola inquadratura, ogni battuta del film trasuda razzismo e risulta, come dice giustamente Filippo, offensivo.
Gli amanti del trash involontario non lo perdano per nessuna ragione: diventerà il vostro titolo preferito.
Merito soprattutto degli sciagurati doppiatori italiani: due beoti che, in un'altra situazione, avrebbero meritato di essere appesi a testa in gi? con la lingua tagliata a metà, a morire dissanguati.
Ma visto che mi hanno regalato momenti di ilarità difficilmente raggiungibili, per questa volta li perdono.
Baci a tutti.
t.