Di Jonathan Liebesman, con Chaney Kley e Emma Caulfield; formato: 2.35:1; 2003
Immaginate un tizio che vi scivola di soppiatto alle spalle e, all'improvviso, fa scoppiare vicino alle vostre orecchie un sacchetto di carta pieno d'aria. La prima volta chiamereste il tizio "un buontempone". Se nel giro di un minuto lo facesse una seconda volta, però, passereste al termine "fastidioso". Al terzo sacchetto di carta esploso il tizio sarebbe chiaramente e definitivamente "un coglione".
Bene, immaginate ora che una persona simile si impossessi di un film. Voi andate al cinema, vi accomodate sulla poltrona e per un'ora e venticinque minuti dovete sorbirvi detto coglione mentre scoppia le sue buste di carta decine di volte. Questo - triste ma vero - è il riassunto di Al calare delle tenebre: signore e signori, benvenuti nel regno del "BU!".
Leggenda vuole che la cittadina di Darkness Falls sia infestata da un fantasma che risponde al terrificante nome di "Fata Dentina" (no, non dite nulla, lo so, è un nome patetico, i responsabili dell'adattamento sarebbero da fucilare), che uccide tutti coloro osino guardarla mentre raccoglie i denti da latte lasciati dai bambini sotto il cuscino. Naturalmente la leggenda si rivela essere fondata, ed un giovane scampato alla Fata Dentina anni prima torna a Darkness Falls per difendere un bambino minacciato dallo stesso fantasma.
Quello che sarebbe passato tranquillamente come "horror di routine" buono per due stelle (**), è reso insopportabile dal continuo utilizzo di un espediente vecchio come il cucco che serve per spaventare lo spettatore quando non si riesce a farlo attraverso la trama e l'atmosfera: la tecnica del BU! In questa tipologia di film (ma in Al calare delle tenebre si raggiunge davvero l'apice) qualsiasi cosa succeda sullo schermo viene sottolineata da un effetto sonoro cacofonico, a volume altissimo, che fa saltare sulla sedia lo spettatore per via della mera reazione fisica che l'essere umano ha in presenza di un qualsiasi avvenimento auditivo improvviso. Appare una ragazza alla finestra? BU! Un gatto salta sul cofano di una macchina? BU! Un bambino affera il braccio della mamma? BU! Si vede un'ombra? BU! Bu? BU! Non succede assolutamente nulla? BU comunque! BU! BU! BU! BU! BU e ancora BU! Ovvio che, con questa tecnica, si riuscirebbe a rendere spaventoso anche un passerotto che atterra su un ramo, ma il risultato che si ottiene è solo quello di creare uno stress fisico che non ha nulla a che fare col vero concetto di "paura". Inoltre, va detto che con questo sistema, una volta perso il supporto di un impianto sonoro potente (come quello di una moderna sala cinematografica) e affidato il film al debole audio di un televisore, il film perderà anche quel briciolo di efficacia che gli si potrebbe attribuire, lasciando l'eventuale pubblico dell'home video davanti ad una serie di immagini senza senso.
Aggiungete a tutto questo una sceneggiatura inetta con dialoghi risibili, attori inespressivi ed un pieno di luoghi comuni dell'horror e il quadro è completo. Da non perdere, poi, la sequenza in cui un medico vuole curare la paura del buio di un bambino chiudendolo in un macchinario completamente buio... Che bel metodo eh? Funzionerà di certo! Chiedetelo a mia madre: da piccola aveva paura dell'acqua, e per "curarla" un tizio ha pensato bene di buttarla di peso in mare. Risultato: ora se il livello dell'acqua le sale sopra l'ombelico si sente mancare il respiro e deve tornare indietro.
Ma è proprio tutto da buttare questo Al calare delle tenebre? No: la Fata Dentina creata dagli Stan Winston Studios (i migliori al mondo nel campo dei pupazzi animatronici) ha un suo fascino e un suo perché, i titoli di testa e coda (realizzati dagli specialisti della Imaginary Forces) sono ottimi e a parte le banalità creative il sonoro del film è roba di prima classe (ad opera del bravo Randy Thom, della Skywalker Sound).
Il pensiero finale, però, vola al povero BU-ista del film (il tecnico responsabile dei BU!), che immagino completamente sordo, rinchiuso in uno scantinato della LucasFilm davanti ad un gigantesco pulsante rosso (la BU!-Machine) da premere a ripetizione ogni qualvolta il regista lo desideri. Non demordere, BU-ista, la Morelli's Movie Guide ti aiuterà con la B.L.F., la BU-makers Liberation Front!
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www.sonypictures.com/homevideo/darknessfalls(2003)/index.html
Trailer: http://www.apple.com/trailers/columbia/darkness_falls

Deprimente
Mi aveva attirato il fatto che ci fosse un'unica stella, invece è un film da due stelle. Fiacco, spesso noioso, attori inconsistenti, trama ridicola, espedienti goffi e come se non bastasse l'effetto del Bu viene stra-usato. Vogliamo ricordare quando viene utilizzato due volte per un falso allarme, così tanto per fare? Patetico davvero... in una sola parola... pallarde
La fata dentina!
L'ho visto al cinema, in Spagna, ancora me lo ricordo. Che film del cazzo.
mia opinione
wow semplicemente terrificante stupendo da nn perdere
Leggendo la recensione m'è venuto un attacco di incontinenza.
Filippo scrive:
Per Violetta
Unica via possibile? Boh, non lo so, ma se l'avessero chiamata "la Gesù bambina" mi sarei spellato le mani per gli applausi. Anzi, sarei ancora al cinema ad applaudire.
Viole', t'è arrivata l'e-mail?
a proposito di "Fata Dentina"...
Filippo ha scritto:
"... un fantasma che risponde al terrificante nome di "Fata Dentina" (no, non dite nulla, lo so, è un nome patetico, i responsabili dell'adattamento sarebbero da fucilare)".
Ha ragione. Il nome - traduzione quasi letterale di "Tooth Fairy" - in italiano suona molto male. Ma la simpatica creatura da fiaba che prende denti e lascia soldi non è univocamente connotata da UNA figura e UN nome solo in Italia, giusto ? (un rapido sondaggio tra i conoscenti ha portato alla luce "topolini dei denti", "fatine", "folletti", "angeli custodi", "Gesù bambini" etc.). Quindi forse in questo caso la traduzione letterale per quanto goffarella, era un po' l'unica via possibile.
O no ?
X FILIPPO (E VIOLETTA)
FILIPPO.. SEI UN PROVOLA!
..ma va bene così.. ;)
Filippo scrive:
Per Violetta
Ho una BU-Machine in casa, e organizzo corsi per BU-isti. Se vuoi iscriverti...
e all'improvviso, BU !
La BU ! - machine e il BU ! - ista sono nomi coperti da copyright?
No, perché secondo me andrebbero diffusi e messi a disposizione delle masse, ma se sono roba vostra sono roba vostra...
discreto...
questo film meriterebbe molto di più di una stella, se non altro per i buoni effetti speciali...
bu!
Filippo scrive:
Per Psycho
Grazie mille!
complimenti
...questa è una delle recensioni più belle, divertenti ed argute che abbia mai letto! sono d'accordo su tuttissimo!
salutoni ammirati! :-D
BU!
Alla fine penso che un'espediente o l'altro sia difficile reinventarsi o creare comunque qualche horror originale che stupisca di nuovo il pubblico....