Di Stanley Kubrick, con Jack Nicholson e Shelley Duvall; formato: 1.85:1; 1980
Jack Torrance, scrittore in crisi, accetta un lavoro come custode invernale di un gigantesco albergo immerso nelle montagne, in cui rimarrà completamente isolato per mesi in compagnia della moglie Wendy e del figlio Danny. Il bambino è dotato di poteri paranormali, capacità innate che gli permettono di vedere e percepire cose invisibili alle altre persone. Una volta arrivati all'Overlook Hotel, Danny scoprirà a sue spese che l'albergo è popolato da inquietanti presenze, che sembrano essere capaci di influenzare suo padre.
Il film di Kubrick è passato alla storia per la celeberrima interpretazione di Jack Nicholson, diventato - con questo film e, in particolare, con l'inquadratura del suo volto distorto da un ghigno satanico - una sorta di icona vivente. Se si riesce a vedere oltre (senza l'aiuto di poteri paranormali?) la grande prova d'attore di Nicholson, però, sarà possibile notare anche la maestria di un regista/genio del cinema che riesce a fondere, in uno stesso film, staticità e mobilità visiva, effettacci e approfondimento psicologico, tecnica della ripresa ed arte allo stato puro. Con un passato di fotografo, l'occhio di Kubrick ha portato sullo schermo inquadrature contraddistinte da una composizione a dir poco “perfetta“, un gioco visivo costruito sulle simmetrie, sul rapporto tra i colori e sulla posizione del soggetto ripreso, finendo col rendere le sue sequenze una successione - più che di immagini in movimento - di scatti fotografici. Il linguaggio apparentemente “freddo“ del cinema di Kubrick lascia spazio, però, al “calore“ della vicenda attraverso passaggi non facilmente rintracciabili, appena suggeriti, che raggiungono comunque lo spettatore anche se solo a livello inconscio. In questo, un ruolo fondamentale - in “Shining“ - viene svolto dagli oggetti e dagli ambienti, chiamati ad essere i messaggeri incaricati di annunciare al pubblico la follia che sconvolgerà la mente del protagonista. In particolar modo, specchi e stanze da bagno rappresentano - rispettivamente - la realtà nascosta e i luoghi del paranormale, che per quanto riguarda il protagonista scandiranno la progressione verso la pazzia di una mente predisposta ad essere deviata. Proprio in una stanza da bagno e nel riflesso di uno specchio, infatti, gli spettatori faranno il loro primo incontro con Tony, la “voce guida“ che veicola i poteri del bambino, così come - sempre davanti ad uno specchio - Jack Torrance farà la sua prima conoscenza con un'apparizione spettrale (il barista Lloyd), un'“amicizia“ con un altro mondo che verrà sancita prima con un disgustoso abbraccio e poi con una lunga chiacchierata (“E' sempre stato lei il custode“) proprio all'interno di due toilette.
Sottigliezze, messaggi nascosti anche in una lampada che spezza la perfetta simmetria di un'inquadratura, ma anche scene di orrore esplicito altrettanto efficaci che - in un caso - servono anche a spiazzare il pubblico che già conosce il libro di Stephen King (di gran lunga inferiore - a mio parere - alla pellicola di Kubrick) da cui il film è tratto. La carta vincente di “Shining“ è proprio la sua doppia anima, che permette a chi volesse soltanto godersi un bel film dell'orrore di avere la sua razione di sangue, spaventi e tensione (Kubrick - al contrario di quanto si potrebbe pensare - è stato sempre molto attento a far fruttare l'investimento delle società che lo hanno finanziato), e - allo stesso tempo - riesce pienamente ad accontentare chi fosse in cerca di un'esperienza più approfondita ed impegnativa.
Il film, inoltre, ha rivoluzionato il modo di fare cinema grazie al'impiego massiccio - per la prima volta in un film di una certa importanza - dello Steadicam, il supporto per macchine da presa che permette inquadrature in movimento fluide senza l'aiuto (limitante) di un carrello, grazie ad un corpetto dotato di un braccio snodato e ammortizzato da un sistema a molle che viene indossato dall'operatore e che - in questo modo - permette letteralmente di correre dietro al soggetto ripreso senza che gli scossoni dei passi vengano trasmessi alla macchina da presa.
In “Shining“, l'inventore del supporto Steadicam, Garrett Brown, è stato utilizzato nel ruolo di operatore.
Una nota di merito - nell'edizione italiana - va allo strepitoso doppiaggio: se già si conoscono i dialoghi di “Shining“ nella nostra lingua, ascoltare il film in inglese vi potrà far rendere conto che il nostro doppiaggio replica in maniera estremamente fedele i toni e le piccole sfumature delle voci originali; più che di doppiaggio, bisognerebbe parlare di una “traduzione in italiano“ della recitazione degli attori. Meritatissimo, in questo senso, il telegramma di congratulazioni inviato da Kubrick al nostro Giancarlo Giannini, voce italiana di Jack Nicholson.
Chi avesse la videocassetta di “Shining“, poi, se la tenga stretta: l'edizione in DVD che circola in Italia, infatti, ha perso l'adattamento dei fogli dattiloscritti che Shelley Duvall scopre sulla scrivania di Nicholson: le migliaia di scritte “Il mattino ha l'oro in bocca“, infatti, hanno lasciato il posto all'originale “All work and no play makes Jack a dull boy“. Chi fosse attrezzato adeguatamente (con un lettore DVD capace di leggere anche i dischi americani), inoltre, può scoprire una versione di “Shining“ sostanzialmente più lunga nell'edizione DVD in commercio negli USA.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere

jack nicholson che impazzisce fa veramente paura e fa la faccia veramente da pazzo che non sembra per niente recitata le visioni del bambino sugli omicidi dell'albergo fanno paura e il posto d'albergo e' veramente giusto per uno che impazzisce e fa paura anche il posto dell'albergo
Red rum...
Io sapevo che Stephen King si oppose accanitamente contro la scelta di Jack Nicholson per il personaggio principale infatti mentre il povero custode nel libro impazzisce a poco a poco Jack Nicholson sembra gia' un pazzo scatenato fin dall'inizio.Bellissimo film pero' anche se a me fa piu' paura il libro.
Bello, bellissimo. Filì, com'è la storia del telegramma di Kubrik a Giannini?
Giannini è bravissimo, perdio! Viva Giannini!
king vs barker
SHINING è l'esempio lampante,che dimostra quanto King sia poco "horror".Io preferisco di gran lunga Clive Barker(Fulci e Barker si ammiravano,e non certo senza motivo);i suoi LIBRI DI SANGUE sono semplicemente straordinari.Altro che Re!
The closing shot is an extremely long tracking shot into a hallway outside the Gold Room toward one framed photograph - it is in a rectangular grouping of twenty-one black and white framed pictures which freeze moments of time on the wall. 1920s, Fitzgeraldian period music from a dance band plays in the background. The black-and-white image of the picture is from the Overlook's evil time-zone, taken during the hotel's hey-day (1921) at the July 4th Ball. Broadly grinning and waving, a younger-looking Jack is forefront in the picture, safely absorbed into the scene. Behind him are ghostly revelers all dressed in smart, 1920s garb. The inscription: "Overlook Hotel / July 4th Ball / 1921."
After the credits play and the soundtrack finishes, the 1920s audience applauds, followed by the natural sound of the low din of audience chatter - it matches the noise of a film theatre's crowd when it exits, equating the film audience and hotel crowd as one and the same. Evil is timeless and spans eternity. As Jack has reminded us, the potential for violence and murder is present in everyone.
Filippo scrive:
Per Berto
Berto, l'hai spiegato tu perfettamente. Ah, se guardi la recensione di Scannati vivi ti ho risposto anche lì.
X MICHELE
C'entra c'entra... è una genialata.. ti fa capire che lui E' SEMPRE STATO IL CUSTODE.. in passato chiunque facesse il custode in quell'albergo finiva pazzo.. la foto di gruppo comprendeva tutti quelli che avevano avuto a che fare con l'albergo ed erano morti lui compreso.. a filì se je dai 'na letta spiegaglielo te che sei più CAPISCIONE..! :)
DOMANDA
MA COSA CENTRA LA FACCIA DI JACK NICOLSON NELLA FOTO ALLA FINE DEL FILM? NON CAPISCO IL COLLEGAMENTO
Filippo scrive:
Per Jack
Il formato di ripresa è 1.37:1; quello di proiezione è 1.66:1.
La versione home video è un 1.33:1 approvato da Kubrick; nella MMG è riportato 1.85:1 per semplificare e riunire in tre soli gruppi (1.33, 1.85 e 2.35) i vari formati.
ma il formato non è 1.33:1?
piccolo suggerimento
Per chi fosse interessato a ridere di shining, circola in rete la versione del film doppiata (ottimamente) in siciliano.
Tale versione non è una semplice traduzione dei dialoghi, usa solo le immagini del film per creare una trama ... diversa. Non ci sono sottotitoli quindi ho siete siciliani o fate un corso intensivo di Siciliano .. o "fate una proposta che non si può rifiutare" a un vostro amico siciliano...
L'orrore dell'uomo
Impressionante come Kubrick attraverso una clamorosa struttura narrativa, sia riuscito ad estrapolare tutto l'orrore che può annidarsi nell'animo umano....E per l'ennesima volta ci ha descritto il trionfo del male, attraverso l'inaudita potenza delle immagini da lui prodotte......A differenza del racconto di "King", nel Film di K. i genitori non sono al corrente del potere del figlio, il quale vive questa situazione, attraverso una sorta di senso di colpa, che lo fa sentire per certi versi un "diverso".....Da questa variante si evince come K., abbia voluto descrivere un nucleo familiare sostanzialmente "ermetico", intriso più dall'individualità, che dal cosidetto "spirito di squadra"....Ciao!