Di Carlo Verdone, con Carlo Verdone e Laura Morante; formato: 1.85:1; 2004
La patetica serata in un locale di appuntamenti trascorsa da Gilberto (Carlo Verdone) viene scoperta da Tiziana (Laura Morante), sua moglie, che senza pensarci un attimo lo butta fuori di casa costringendolo ad andare a vivere da Andrea (Rodolfo Corsato) e Carlotta (Stefania Rocca). Il gesto di Gilberto e la conseguente reazione di Tiziana, però, nascondono dei malumori covati lungo vent'anni di matrimonio, un rapporto che ha dato alla coppia una figlia diciassettenne, Marta (Lucia Ceracchi), e una serie di problemi mai affrontati esplosa in occasione della 'deviazione' dell'uomo.
Senza aver fatto la fine di Woody Allen o Dario Argento, Carlo Verdone continua a prendere volontariamente le distanze dal suo glorioso passato cercando di raffinare la comicità e le tematiche che lo hanno reso celebre, un'analisi mista a sberleffo bonario dei costumi e dei comportamenti contemporanei veicolata dalla recitazione e dalle battute 'marchio di fabbrica' che distinguono Verdone da sempre (e che il pubblico vuole ed ottiene regolarmente). A questo grande comico va riconosciuto il merito di non sfruttare esclusivamente il credito infinito di cui gode presso il suo pubblico (per via delle sue vecchie pellicole) ma di cercare sempre di confezionare i suoi film con un minimo di sforzo teso al rinnovamento, e gli va dato atto che - anche se perennemente un po' uguale a se stesso - il suo cinema è comunque nettamente superiore a quello di misteri dell'umanità come Pieraccioni, Panariello e compagnia brutta, che - tra l'altro - non possiede neanche un trascorso di cui vantarsi.
'L'amore è eterno finché dura' fa ridere? Sì, a patto che vi faccia ridere Verdone. Una risposta che sembra ovvia, certo, ma la comicità del film, come già detto, è interamente basata sulla gestualità e il modo di fare tipici di questo autore.
I caratteri dei personaggi e le tematiche affrontate sono - per quanto abbozzati e un tantino superficiali - sviluppati a sufficienza da lasciar immedesimare chi non fosse in cerca di approfondimenti bergmaniani (che in un film del genere sarebbero tra l'altro fuori luogo). Qualche eccesso di stereotipizzazione è possibile notarlo nelle personalità che sono state delineate per le figure della moglie (una Laura Morante che eccede in isterismi) e della figlia di Gilberto, un po' troppo prevedibile nel suo essere voce della coscienza che finisce col pagare colpe altrui.
Nel suo innocuo qualunquismo, l'attore e regista romano può ben definirsi erede - anzi, mutazione evoluta - di Sordi, senza il carisma del grande Albertone ma anche senza - per fortuna - tutta la sua trivialità intellettuale di fondo.
Quello degli ultimi anni, di Verdone, è il cinema del “un po'“: guardando i suoi film più recenti si ride un po', si pensa un po', ci si guarda dentro un po' e dopo un po' di tempo nella memoria non rimangono altro che un paio di battute azzeccate. I tempi in cui valeva la pena tramandare a memoria intere sequenze dei suoi film sono ormai lontani ed irripetibili, ma - sempre un po'- come l'amore, Verdone è eterno finché dura.
Filippo
Filippo dice: 
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talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
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