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AGATA E LA TEMPESTA (id.) Iscriviti e sarai sempre aggiornato

Di Silvio Soldini, con Licia Maglietta e Emilio Solfrizzi; formato: 1.85:1; 2004


Un girotondo di anime sconvolte da una confessione di un'anziana madre in punto di morte, un episodio imprevedibile, fortuito, che porterà diverse persone a reinventare la propria vita e ad intrecciarla con quella di altri personaggi, tra amori, crisi esistenziali e nuove vie di fuga.

Mi rendo conto ed ammetto di non essere la persona più indicata per recensire un film simile - ovvero, una pellicola italiana fino al midollo - appartentente ad una cinematografia per cui nutro una profonda avversione e che non mi permette di seguire un suo esponente senza tenere conto del contesto in cui è immerso.
Permettetemi, però, di lanciarmi in alcune riflessioni che ritengo non prive di fondamento e sulle quali sono pronto a ricredermi non appena qualcuno - chiunque - riuscisse a convincermi del contrario.
Questa, insomma, sarà una recensione che riguarderà tutto il cinema italiano contemporaneo che credo sia rispecchiato in pieno da questo 'Agata e la tempesta'.

Innanzitutto, si può ancora parlare di “cinematografia italiana“? Il termine “cinematografia“, se riferito all'intera produzione di una nazione, solitamente implica che all'interno della stessa ci sia un succedersi di generi diversi tra loro tutti connotati da alcune caratteristiche ed elementi in grado di ricondurre alla nazionalità di origine della pellicola lo spettatore di un qualsiasi paese del mondo. Che sia un horror, una commedia, un dramma o un film di fantascienza, un film dovrebbe (dovrebbe?) essere identificabile come “italiano“, “francese“, ecc., per via della sensibilità e dell'approccio tecnico/artistico con cui si affrontano alcune tematiche, universali e non.
Alla luce di questo, credo però che negli ultimi anni la cinematografia della nostra nazione sia scomparsa per lasciare il posto ad un unico, grande, deprimente genere: il “film italiano“.

Provate a riassumere in due parole la trama degli ultimi film nostrani che vi è capitato di vedere e scoprirete, con questo giochino, che in quei pochi termini che sarete costretti ad usare ricorreranno - nel 99,9% dei casi - le parole “uomo“, “donna“, “amore“ e “crisi“, o alcuni loro derivati.
Ultimamente, andando a vedere 'L'amore è eterno finché dura', di Carlo Verdone, ho assistito - prima della proiezione - a tre trailer di altrettanti film italiani ('Tre metri sopra il cielo', 'Non ti muovere' e 'L'amore ritorna'), uno di seguito all'altro. Durante il terzo filmato pubblicitario mi è venuto in mente che se qualche burlone si fosse divertito a mescolare gli spezzoni dei tre film in un unico trailer, nessuno - e sono pronto a scommetterci quello che vi pare - tra il pubblico in sala si sarebbe accorto di nulla.
Uomo, donna, amore, crisi. Quattro parole che riassumono un'intera cinematografia.

Tornando ad 'Agata e la tempesta', si esce dal cinema nella stessa maniera in cui si potrebbe fare dopo aver visto un qualsiasi film italiano: non sei veramente triste, non sei veramente felice, non sei veramente divertito, sei vagamente depresso. Insomma, ti senti come se non ti fossi mosso da casa, con lo stesso stato d'animo che provi in ogni minuto di una giornata priva di particolari guizzi. 'Agata e la tempesta', e con lui tutto il cinema italiano, è un film che non esce mai dal limbo delle emozioni comuni che chiunque può provare ed ha provato nella vita di tutti i giorni, con avvenimenti che ti risollevano lo spirito per qualche microsecondo fino a quando non succede qualcosa che ti ricorda che - in fondo in fondo - la vita è una merda e la felicità non dura mai. Più che vedere un film, ti sembra di stare al telefono con un amico. Più che farti evadere dalla realtà (o fartene provare un'altra, insolita, più leggera o dura che sia), “Agata e il cinema italiano“ si limitano a far scorrere su uno schermo scorci della vita di chiunque a ventiquattro fotogrammi al secondo, in maniera talmente leggera ed inconcludente che sei portato a credere che il film sia stato stampato su carta velina anziché su pellicola; sei impossibilitato a dire con convinzione sia “mi è piaciuto!“ che “mi ha fatto schifo!“, e alla fine - inevitabilmente - ti ritrovi ad arrenderti all'immortale “carino“...

Se penso che nel passato i nostri registi sono stati capaci di insegnare agli americani come fare i western, gli horror, i film di denuncia e chissà cos'altro, beh, mi viene da piangere.

Filippo

Filippo dice:


Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere



Sito UfficialeSito ufficiale: http://www.capital.it/html/speciale_agata/homepage.htm

TrailerTrailer: http://www.capital.it/trovacinema/scheda_film.jsp?idContent=266676

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I commenti degli utenti


Rain scrive:

oh

Mi trovo pienamente d'accordo con la tua analisi del cinema italiano,o Filippo,ma ti muovo un'obiezione...
Cinema italiano,così come cinema americano o cinema francese,indica solo il paese di origine di una produzione,perchè se volessi trovare delle linee assolutamente comuni a tutti i film prodotti in una certa nazione,col cazzo che ci riusciresti.
Il cinema è bello perchè,come il mondo,è vario.
Tu diresti che Grindhouse e Il Matrimonio del mio migliore amico sono accomunati da qualcosa d'altro,a parte l'essere stati realizzati negli Stati Uniti?


Inviato il 05/10/2007

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robertamunafo@tiscali.it scrive:

richiesta sito ufficiale licia maglietta

Cerco sito ufficiale dell'attrice Licia Maglietta che ho incontrato in un'isola siciliana. Vi prego, cortesemente, di farmi avere, se possibile, qualche notizia. Vi ringrazio anticipatamente.


Inviato il 31/08/2006

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hendor scrive:

Siamo monotematici

Ho sempre avuto sul cinema italiano la stessa opinione di Filippo: è monotematico. Ogni film è fondamentalmente uguale a tutti gli altri. Cambiano i personaggi, i luoghi, i tempi, ma il genere è sempre lo stesso.

Ogni tanto mi piacerebbe vedere una bella cazzatona tipo Indipendence Day targata made in Italy. Film schifoso, a mio parere, ma almeno si cambia un po' l'aria.

Ho apprezzato, e continuo a farlo, anche se poi non ha avuto tutto sto gran successo, Nirvana di Salvadores. Almeno si è domostrato che se uno ci mette impegno si riesce a fare qualcosa di diverso, diamine!


Inviato il 02/10/2005

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Dice... Filippo scrive:

Per Almayer

Eheheheh, la tua tesi sullo "smercio del pittoresco in mercati esteri" mi sembra convincente e scritta in maniera spiritosa. Grazie per il suggerimento, anche se il quadro generale rimane deprimente ;-)


Inviato il 06/12/2004

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almayer scrive:

Agata e i Tulipano

Per Filippo:

Tu scrivi:

"Permettetemi, però, di lanciarmi in alcune riflessioni che ritengo non prive di fondamento e sulle quali sono pronto a ricredermi non appena qualcuno ? chiunque ? riuscisse a convincermi del contrario."

Premetto che sono sostanzialmente d'accordo col tuo discorso, t'informo che la ratio dietro "Agata" è puramente economica. "Pane e Tulipani" è andato molto bene all'estero, e un paio di produttori esteri hanno chiesto a Soldini di fare un altro film simile con +o- gli stessi interpreti. Ovviamente, davanti ai soldi, Soldini (!) non ha detto no... :-)


Inviato il 06/12/2004

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primiano scrive:

concordo

film noioso, lungo, con una trama sfilacciata e la pretesa di essere naif ma letterariamente "alto".
Unica nota positiva, il libro che Santamaria cita a memoria ad Agata è Espiazione di McEwan, grandissimo libro, storia affascinante ed universale. Perchè Soldini non cerca di imitarlo?


Inviato il 05/04/2004

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Sasha scrive:

 

Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!
Filippo è andato a vede' "Agata e la tempesta"!
Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!Ah ah ah ah ah ah ah aha hah a ha haha!!!













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Inviato il 22/03/2004

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