Di Andy Milligan, con Hope Stansbury e Ian Innes; formato: 1.85:1; 1972
La famiglia Mooney vive semi-reclusa nella magione che la ospita da sempre, custode del terribile segreto che i suoi cinque abitanti si portano dentro fin dalla nascita. Il ritorno di Diana, sorella vissuta in Scozia, romperà il difficile equilibrio della casa per via del marito della ragazza, uno scozzese osteggiato dall'autoritario padre di lei.
Insomma, ci si aspetta un horror e ci si ritrova davanti ad uno psicodramma famigliare di stampo bergmaniano. Non che il film difetti di sani brividi, questo no, ma se vedendo 'L'invasione degli ultratopi' sentirete del gelo scorrere nelle vostre vene l'effetto sarà dovuto alla messa in scena di infima qualità , ai dialoghi folli ed a scene come quella in cui si può vedere una gallina doppiata da un essere umano (ve lo giuro: nella sequenza in cui la famiglia cattura la povera bestia, i “coccodè“ provengono da una gola umana).
Sono sicuro, però, che la vostra più grande curiosità sia quella di sapere come è fatto un ultratopo. Ha quattro zampe, una coda disgustosa, squittisce, ha due occhietti vispi e due bei dentoni. Esatto, è uguale in tutto è per tutto ad un comunissimo, squallido topo. Il mistero è presto svelato: appurato che gli “ultratopi“ sono esclusivamente frutto della fantasia di chi ha creato lo stupendo titolo italiano (differente dal comunque meraviglioso originale “I topi stanno arrivando! I lupi mannari sono già qui!“), i maledetti roditori sono stati inclusi a forza nel film (senza avere alcuna importanza ai fini dello svolgimento della storia) per via del successo che all'epoca (primi anni '70) aveva riscosso 'Willard e i topi'. Ecco, quindi, da dove vengono gli ultratopi e i “rats“ che stanno “coming“.
Visto che il 99% del film è occupato da lentissimi, esasperanti scambi di battute, come non darvene un saggio?
Vi presento Gerard, marito della ribelle Diana, che nessuno, nella famiglia, vede di buon occhio. L'aitante giovane viene elogiato dalla consorte per via del suo smaccato senso dell'umorismo, ma leggendo il dialogo che dovrebbe mettere in luce lo spirito dell'uomo c'è da chiedersi in cosa, la fanciulla, abbia potuto cogliere cotanta verve comica:
Gerald: “Finalmente ho conosciuto tua sorella; ha qualche problema, non è così?“
Diana: “È per questo che ti adoro tanto, è per il tuo fantastico senso dell'humor!“
Gerald: “Non si può sopravvivere senza di esso, l'ho capito alcuni anni fa.“
Meno male, l'ha capito alcuni anni fa...
A ben vedere non c'è molto da stare allegri; anche voi, nei panni di Gerard, trovereste ben poco da ridere dopo un'infanzia spensierata come la sua:
“Mio padre abbandonò mia madre quando avevo 5 anni. Due anni dopo fu arrestato per lo stupro e l'assassinio di una bambina di sei anni, fu impiccato a Portsmouth, lasciato appeso in bella mostra perché fosse di lezione agli altri. Rimase lì due settimane; diventò talmente fetido che lo misero giù per motivi di igiene. Fu sepolto senza lapide nel cimitero di un manicomio e due settimane dopo mia madre morì di dolore e di vergogna. Fui subito messo in un orfanotrofio in Scozia. Le suore ce l'avevano con me per la mia famiglia. Mi punivano spesso; perché l'orfanotrofio assistesse mi spogliavano, mi legavano a due pali e mi frustavano. Nessuno voleva essere mio amico, perché credevano che fossi come mio padre“.
Proprio quello che si chiama “un felice tuffo nel passato“.
E che dire dello schietto venditore di topi che contesta le regole della diplomazia?
Venditore: “Come sta sua sorella?“
Monica: “Le interessa così tanto?“
Venditore: “No, in effetti non mi interessa molto“
Monica: “Beh, allora veniamo a noi“
Venditore: “Ma io ho voluto essere cortese a non passare ad altro senza prima chiedere come sta sua sorella. Le buone maniere sono un vero e proprio spreco di tempo per tutti, se le persone andassero subito al sodo non finirebbero per riempire le loro giornate con delle frasi stupide, non è d'accordo?“
Monica: “Non potrei esserlo di più“
Se si sopravvive a questi ed a molti altri momenti illuminanti, però, si arriva a scoprire qual è lo spaventoso segreto (di Pulcinella) dei Mooney: tutti i membri della famiglia si trasformano in licantropi nelle notti di plenilunio! Ohibò! E che trasformazioni... Evidentemente sottomessi ad un budget irrisorio, gli autori del film hanno rappresentato le mutazioni da uomo a lupo con un semplice quanto patetico espediente: in un caso, ad esempio, un familiare si accuccia a terra con le mani sul volto, e dopo un evidentissimo stacco (che palesa lo spegnimento e la riaccensione della macchina da presa sulla stessa inquadratura) si rialza - ta-daaaaaaaaa! - trasformato in lupo mannaro! Tanto valeva far comparire un'insegna rivolta agli spettatori con su scritto “chiudete gli occhi“...
Delusi? Beh, per vedere i veri ultratopi ci sono sempre le rive del Tevere, ma se avrete lo stomaco per reggere 90, interminabili minuti, potrete dire di aver visto uno dei capisaldi del cine-delirio. E poi, come dice una delle tagline del film, “If you don't have the guts, STAY AWAY!“.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
