Di T.L.V. Prasad, con Diptee Bhatnagar e Mithun Chakraborthy; formato: 2.35:1; 1997
È probabile che alcuni lettori conoscano il cinema indiano (indiano dell'India) attraverso i suoi esponenti più celebri, come Mira Nair ('Salaam Bombay'), Tarsem ('The Cell', con Jennifer Lopez) o grazie alla famosa trilogia di Apu diretta da Satyajit Ray nella seconda metà degli anni '50; autori, insomma, che con i loro film hanno goduto di una distribuzione internazionale e che hanno visto premiare le loro opere in molte manifestazioni.
Molti di voi avranno però sentito parlare della florida cinematografia indiana, talmente prolifica che il principale mercato orientale della settima arte (Bombay, città in cui si producono più film che nel resto del mondo) si è meritato l'appellativo “Bollywood“.
'Kaalia' è un esponente dell'espressione più popolare di questa vitale piazza cinematografica, e come tale possiede le caratteristiche comuni a gran parte della produzione di quell'affascinante paese.
La maggioranza dei film realizzati in India (compreso questo 'Kaalia') dura un'eternità , è molto raro che si scenda sotto le due ore e un quarto e ci si trova spesso di fronte a pellicole-fiume da tre ore. Insomma, roba per culi d'acciaio.
In quasi tutta la produzione indiana, circa ogni mezz'ora l'azione viene interrotta da un numero musicale. Che sia una commedia, un dramma, un action-movie o un horror, ad un certo punto - a volte con l'ausilio di un corpo di ballo sbucato dal nulla - gli attori del film iniziano a ballare e a cantare facendo evolvere la trama per mezzo di una canzone, proprio come accade in un musical.
I protagonisti maschili appaiono virili quasi ad un livello caricaturale; sono uomini che non devono chiedere mai, dotati di volti estremamente espressivi con occhi perforanti, quasi da cinema muto. Il machismo viene però stemperato dai numeri di ballo, in cui anche il più convinto superman si lascia andare ad aggraziate coreografie che lo rendono molto più simpatico ed umano.
Le attrici, poi, sono di una bellezza ultraterrena (chi pensa che io stia esagerando dia un'occhiata all'indirizzo http://celebs.usaindians.com/ e poi ne riparliamo) e sono in grado - con un solo sguardo - di ricordarci per quale motivo le vincitrici di concorsi come Miss Mondo/Universo/Galassia/Supernova/Via Lattea/Quasar sono, spessissimo, di origine indiana.
'Kaalia' non fa eccezione e propone tutte le caratteristiche appena elencate unite - però - ad uno scimmiottamento dei canoni del cinema d'azione americano che produce un risultato esilarante.
Mi sembra doveroso sottolineare che ho visto questo film su una videocassetta acquistata direttamente in India (grazie, mamma), quindi in lingua originale priva del supporto di qualsivoglia sottotitolo. Una stella nel giudizio finale è stata assegnata con il beneficio del dubbio che dovevo concedere ad una sceneggiatura di cui non ho capito una sola parola.
Dopo un paio di benedizioni da parte di due tizi che sembrano essere santoni locali, parte il film. Si può constatare fin da subito che toccherà seguire 'Kaalia' con il marchio della videocassetta ben in evidenza in un angolo dello schermo, e poco più avanti si scopre anche che il film viene saltuariamente interrotto da alcuni spot pubblicitari, neanche fosse registrato dalla TV!
La trama? Boh! Per quel poco che sono riuscito a capire, il cazzutissimo Kaalia è un tizio che all'inizio della pellicola emerge da un cumulo di mondezza appena depositata in una discarica. Si dà una ripulita, si applica un paio di baffoni finti da Village People, indossa gli occhiali da sole e comincia ad andare in giro a rompere il culo a tutti (valli a capire, 'sti indiani!). Lo cerca la polizia, lo cerca un boss malavitoso e lo cerca anche una bellissima donna follemente innamorata.
Ecco, questo è quanto; le sottigliezze, le sfumature, i colpi di scena - se ci sono - non li ho capiti né colti dalle semplici azioni.
Le scene di lotta sono da scompisciarsi dal ridere: ogni minimo gesto è sottolineato da un rumore tipo “swooooooosh!“ e Kaalia si fa beffe dei nemici con acrobazie disumane, che gli permettono di fare un salto ed assestare una decina di capocciate in volo, frustare i cattivi con il cavo dei freni di una moto e schivare pallottole sparate da una distanza di neanche mezzo metro.
Tanta irruenza maschia e poi, appena parte la musica, eccolo lì a saltellare manco fosse un ballerino, circondato da stupende danzatrici e mosso da coreografie che ad occhi occidentali potrebbero sembrare quantomeno buffe; vi esorto però ad immaginare gli stessi balletti inseriti nel contesto di un qualsiasi varietà televisivo nostrano per vedere che - in fondo - c'è ben poco da prendere per il culo...
Ad essere onesti, se 'Kaalia' non fosse così smaccatamente influenzato dal peggior cinema d'azione non sarebbe poi un film tanto malvagio, o - se non altro - comunque di pari livello ai tanti action-movie che vengono prodotti ogni anno, con la variante esotica delle sequenze musicali.
Sul sito ultraindia.com viene indicato come produttore del film nientemeno che Oliver Stone (seh, vabbè...).
Chi fosse interessato a scoprire il mondo del cinema commerciale indiano può rivolgersi ad internet; chi vive a Roma, poi, non deve far altro che scegliere uno dei numerosi videonoleggi indiani presenti nella zona di Piazza Vittorio.
Per finire, soffio sulle candeline della duecentesima recensione - questa - pubblicata sulla MMG. Non siate cinici, lo so che state pensando “e 'sti cazzi!“.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere

è un film eccitante sotto molti punti di vista. l'ho visto oggi e lo dichiaro miglior film dell'anno
fa schifo
Apu
La trilogia di Apu... Che mi avete ricordato... Non dimenticherò mai quando me l'hanno inflitta al cineforum del liceo, con il professore che ci fece sedere tutti, poi schiacciò un tasto e ZAC!, dai braccioli delle sedie scattarono manette di metallo che ci incatenarono per tutte le -anta ore di film... A un certo punto ho capito che l'unica via d'uscita era strapparmi le braccia a morsi per poter fuggire lontano e farmi una doccia fredda...
indian movies
secondo me il cuinema indiano fara` carriera. spero che qualche regista very smart (furbo) si accorga delle tante somiglianze con il coinema hollywoodiano e occidentale in genere.
gli attori cosi` intensi possono dare carica alla societa` occidentale in panixco al terrorismo
le musiche, opportunamente ironizzate, possono essere una novita` non da poco e stuzzicare qualche spettatore
ironia e intensita`possono essere la chiave di un nuovo film o filone di tali
bom con questo go caga` fora del bucal.