Di Alfonso Brescia, con Mario Merola e Regina Bianchi; formato: n.d.; 1981
Francesco (Mario Merola), fruttivendolo napoletano con mamma malata e separato dalla moglie, viene ingiustamente riconosciuto colpevole di omicidio e rinchiuso nel carcere di Procida, dove si dispererà per l'impossibilità di stare vicino alla madre morente.
Se mi chiedessero a bruciapelo un'opinione lapidaria su questo film, risponderei “una stronzata micidiale“. Ragionandoci un minimo, però, mi renderei conto che le pellicole con Mario Merola non sono probabilmente giudicabili secondo gli standard classici, perché dirette ad un pubblico ben specifico.
È molto facile sghignazzare davanti a questo film, alzare gli occhi al cielo ad ogni svenimento tragico di madre addolorata o provare un senso di saturazione ad ogni inquadratura del faccione di Merola, perennemente fisso sull'espressione di sdegno rassegnato.
C'è da dire, poi, che 'Carcerato' fa ben poco per non alimentare le eventuali prese per il culo nei suoi confronti: oltre al già citato accasciarsi continuo di mammà , durante i circa 90 minuti della sua durata il film propone scene imbarazzanti come quella in cui il protagonista canta a squarciagola - da dietro le sbarre - “Io stongo carcerato e mamma more“ mentre i galeotti in cortile versano fiumi di lacrime per la commozione; la melodrammaticità degli eventi è a livelli stratosferici, con Merola disposto a tutto pur di uscire dal carcere per poter andare a cantare l'Ave Maria alla prima comunione della figlioletta e stringere la mano della madre in fin di vita, esigenza - quest'ultima - che sente con una tale forza da essere spinto a scrivere sulla parete della cella un “mamma vita mia“ invece che un più canonico “W la fica“ o “guardie infami“. Dopo un'evasione in cui verrà ferito ad un braccio, poi, il protagonista riuscirà ad entrare in chiesa proprio nel momento in cui alla figlia viene messa l'ostia sulle labbra, istante salutato dall'ugola di Merola che canterà la tanto sospirata Ave Maria con l'arto ancora sanguinante.
Certo, non nascondo di provare un moto di ribrezzo davanti a pellicole del genere, ma devo confessare che nel fare ciò mi sento - contemporaneamente - anche un po' stronzo.
Insomma, ho la sgradevole sensazione di sparare sulla Croce Rossa, di uccidere un uomo morto, pur essendo convinto che chi prende parte a certi prodotti lo faccia con estrema consapevolezza (ma allora perché non c'è mai un briciolo di autoironia in questi film?).
Allo stesso tempo, però, non sopporto quelle persone che si lanciano in ardite rivalutazioni di simili fenomeni popolari (come quella di cui è stato oggetto Nino D'Angelo, acclamato da certa critica neanche fosse Frank Sinatra) con l'atteggiamento di chi - “dall'alto“ della sua sconfinata cultura - si sente di concedere la grazia di un giudizio entusiasta a manifestazioni artistiche che vengono comunemente valutate come paccottiglia folkloristica, cercando in tutti i modi di essere controcorrente ma risultando - ai miei occhi - ancora più razzista e snob di chi esprime apertamente il proprio disprezzo.
Assalito dai dubbi, quindi, ho preso il telefono in mano per chiedere il parere di Ylenia, napoletana d.o.c. a cui ho rivolto alcune domande per sapere come vengono vissuti i film di Mario Merola nella loro città natale, Napule!
Ecco un sunto della telefonata:
- D: “Ciao Yle', dimmi un po', che ne pensi dei film di Mario Merola?“
- R: “Li conosco pochissimo, non mi piacciono e se penso che uno di fuori potrebbe identificare i napoletani con quelli che si vedono in quei film mi sento male! Edoardo e Totò sono tutta un'altra cosa, diecimila volte meglio. Se non altro quelli ti fanno ridere“.
- D: “Vabbè, ok, ma tu sei giovane; che ne pensano i tuoi genitori, ad esempio?“
- R: “Anche a mia madre non interessano affatto, e se mio padre vede Mario Merola in televisione cambia canale?“.
- D: “E tua nonna?“
- R: “Anche mia nonna non li sopportava. Isomma, non conosco nessuno - di qualsiasi età - che apprezzi i film con Merola“.
- D: “Ah. Vabbè, ma senti, ma allora perché ne hanno girati un mare? Cioè, se ne hanno fatti così tanti qualcuno che li andava a vedere ci sarà pur stato, o no?“
- R: “Beh, sì, ma credo che gli unici a cui potrebbero piacere sono quelli che abitano in quartieri di Napoli in cui si vivono delle realtà a parte, situazioni difficili“.
- D: “Capisco. D'accordo, diamo per buono quello che mi hai detto, ma non mi è chiaro come sia possibile andare avanti per anni e anni a produrre film con un pubblico potenziale di - quanti saranno? Cinquemila? Diecimila? Ventimila spettatori? Possibile siano solo quelli che tu hai indicato ad andare a vedere Merola al cinema?“
A questo punto della conversazione sono state avanzate ipotesi che - in quanto tali - non ritengo opportuno riportare, anche se dotate di fondamento.
Insomma, morale della favola: sembra che anche all'ombra del Vesuvio queste storie strappalacrime con mammà morente, gente che tiene nu' core grande, isso, essa e o' malamente siano ben poco tenute in considerazione, e anche quel pubblico di cui mi preoccupavo, a quanto pare, non esiste (o - se non altro - non esiste più).
Per il resto, c'è da segnalare la presenza di Sergio Castellitto nei panni di un lacchè de “o' malamente“ della situazione, la bravura di Aldo Giuffrè e la bellezza di Erika Blanc (la moglie di Merola) e della piccola Marta Zoffoli (la figlia).
Lacrime napulitane a go-go, commozione (cerebrale) per tutti.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere

"Edoardo e Totò sono tutta un'altra cosa, diecimila volte meglio. Se non altro quelli ti fanno ridere“.
"Edoardo"??????
"FANNO ridere"?
....questa è la napoletana più ignorante della terra!!!
trash
l altra sera su una rete regionale ho beccato il sudetto film mi stava venendo da vomitare come cazzo si fa a definire film sta mondezza al limite sono fatti per ridere e come direbbe il rag .ugo fantozzi carcerato e una cagata pazzesca
commento
i film di mario merola sono molto trash al limite della decenza per esempio napoli serenata calibro 9 fa venire i conati di vomito solo a guardarlo e piu culturale un film di alvaro vitali
x ...l'altro
oh
bada che però se finisci in carcere dopo ci pensi a mammà e ti sale il lacrimone
vai, vai a commettere un reato, fatti arrestare e poi mi dici...
Mario Merola, qui nel ruolo del supereroe "uomo-zerbino", è già patetico di per sè, ma non rinuncia ad attorniarsi di personaggi forse quasi ad un livello più infimo, senza che io abbia ancora concepito una spiegazione del PERCHè! Come non citare poi la MITICA scena ricordata da Filippo: i carcerati di Napoli che si commuovono e "pianghen' " per un buffalmacco dal bel faccione, che a 40 anni ancora cerca mammà ...certo, NOTORIAMENTE i carcerati sono tra le persone più sensibili e tenerelle...Mah...L'unica cosa che posso dire è che con la giusta compagnia, e fottendovene altamente del retroterra in cui il film è stato concepito (così come Mario Merola se ne fotte della morte cerebrale che ci propina ogni fotogramma di "chista mmierda"), vi farete delle grasse risate alle sue spalle!
E poi il regista é il fantascientifico Al Bradley, qui alle prese con quelli che potrebbero essere gli alieni più inverosimili della sua carriera.
Azz
i film di Merola a Napoli sono oggetto di culto come possono esserlo i primi film di Lino Benfi in Italia. E con quelli di Merola non possiamo non citare anche i film di Nino D'Angelo e soprattutto il capolavoro di Pino Mauro "I figli non si toccano". Sono stupendi proprio perché ci credono davvero, cioé sono veramente film seri, è questa la cosa fantastica. Sempre Forza Napoli.
carcerato
IO SONGHE CARCERATE E MAMMA MOOOOOOREEEEEE!!!
MIO.DIO. Sono simili prodotti che ti fanno capire che al peggio non c'è mai fine. Al ventesimo svenimento della vecchia non ho retto e ho dovuto sopprimere l'insano istinto di dare fuoco al televisore
io credo..
che siano molti di più quelli che seguivano i film di merola ma 'oggi' si vergognano a confessarlo.. pensate che io per esempio, che sono un discreto cinefilo, che detesto il cinema spazzatura ecc l'altra sera su sky ho beccato un film di merola (era un imprenditore che si ribellava al pizzo coatto della camorra) ..era un filmaccio certo.. ma era anni 70.. la napoli anni 70 quelle automobili, quelle facce.. ne ho visto una mezzora buona non riuscivo a cambiare canale..
Per Filippo
Li conosci! Aspetto con ansia una recensione di "Zappatore", allora.
Filippo scrive:
Per Enjoy
Mamma mia, Zappatore... con quel finale... "che vergogna, che scuorn'!"... Mara Venier che fa l'americana... devo rivederlo assolutamente.
Caro Filippo, vivendo a Napoli ho avuto modo di gustarmi le imprese cinematografiche di Mario Merola grazie al passaggio continuo delle pellicole del -purtroppo dipartito- Re della Sceneggiata su certe reti regionali. Che te devo di`,hai ragione. Sono delle colossali stronzate, e i piu`quando sentono parlare di Merola sghignazzano e fanno la faccia schifata.Va detto pero`che questi film,pur lontanissimi dal rispecchiare la realta`sociale durissima che molti qui devono affrontare, sono la sublimazione del modo di essere di certi napoletani. Sono la quint`essenza della napoletanita`di quartiere, quei valori semplici, quella teatralita`nei gesti,nelle parole,nel modo di fare.Andando in giro per i vicoli di Napoli potresti riconoscere con facilita`i personaggi di quelle sceneggiate,ed assistere a scene anche piu`surreali di quelle viste sullo schermo."Carcerato",alla fin fine, e`una di quelle cagate assurde che mi hanno fatto scompisciare dalle risate,ridere fino alle lacrime.Sul serio,non ne potevo piu`.Meglio solo il capolavoro assoluto di Merola, "Zappatore",la cui canzone che da il titolo al film e`la melodia strappalacrime piu`famosa del maestro.