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UNA STORIA AMERICANA (Capturing the Friedmans) Iscriviti e sarai sempre aggiornato

Di Andrew Jarecki, con Arnold Friedman e David Friedman; formato: 1.85:1; 2003


I fatti certi: nel 1987 Arnold Friedman, uno stimato insegnante e padre di famiglia americano, venne arrestato per il possesso di alcune riviste pedo-pornografiche che custodiva in casa all'insaputa della moglie e dei suoi tre figli. In breve tempo, però, l'uomo venne accusato anche di aver compiuto gravi molestie sessuali su molti dei suoi studenti aiutato da uno dei suoi figli, Jesse, all'epoca appena diciottene.

Questo documentario di Andrew Jarecki mostra le molteplici sfaccettature di una delle (purtroppo) numerose storie di abusi e “banale orrore“ che sempre più frequentemente occupano le pagine di cronaca dei quotidiani.
Le prime immagini descrivono la famiglia di cui il film si occupa, con le interviste a due dei tre figli (Seth Friedman si è rifiutato di rilasciare qualsiasi commento) e alla loro madre, che dopo la morte del marito Arnold si è sposata con un altro uomo.
Pian piano vengono a galla le “stranezze“, con il ritrovamento dei giornali per pedofili (viene intervistata la poliziotta che ha compiuto la perquisizione) e le prime, pesanti accuse di molestie sessuali ai danni di ragazzi molto giovani (si parla anche di bambini di otto anni).
Quando tutto sembra puntare verso l'ennesimo film-inchiesta su uno dei tanti mostri moderni, però, ecco che il documentario rivela i suoi assi nella manica: alle parole della poliziotta (che ad un certo punto descrive la casa dei Friedman come fosse stata un magazzino ricolmo di riviste pedofile) vengono abbinati gli scatti fotografici realizzati proprio dai colleghi della donna, che mostrano una totale assenza di materiale porno al di là di quello - non molto - scoperto dietro un pianoforte; uno dei genitori intervistati (che compare per la prima volta sullo schermo ricordando l'ansia di quei giorni) torna a parlare affermando che dopo poco tempo dall'inizio delle indagini si rese conto che il figlio non aveva subìto alcuna molestia; dalle parole di Jesse Friedman veniamo a sapere che il padre (che fino ad allora aveva sempre sostenuto la propria innocenza) si dichiarò colpevole soltanto per salvare lo stesso Jesse da una pena più pesante; altri genitori avanzano dubbi sui metodi discutibili usati dalla polizia per interrogare i bambini coinvolti, e si viene a scoprire che uno dei ragazzi che era stato apparentemente sodomizzato ha ricordato quegli eventi esclusivamente sotto ipnosi. Allo stesso tempo, però, la moglie di Friedman svela alcuni lati inquietanti del marito, mentre il fratello dello stesso confessa i rapporti sessuali avvenuti tra lui ed Arnold quando avevano, rispettivamente, otto e tredici anni?
Insomma, un mosaico di verità tutte attendibili quanto opinabili che lascia la vicenda avvolta nel dubbio ma che mette in luce il vero intento del film, ovvero quello di mostrare una storia tanto orrenda nella sua complessità, probabilmente comune ad altri fatti simili, cercando di spronare il pubblico a non trarre conclusioni affrettate anche quando il quadro sembra essere ben definito.

'Una storia americana' sottolinea in maniera oggettiva la soggettività (perdonate il gioco di parole) di verità e memoria, e trova la sua unicità nell'utilizzo dei molti filmati casalinghi girati da uno dei figli Friedman proprio durante l'implosione del nucleo famigliare, una serie di spezzoni di estrema intimità che porta alla luce - più di ogni altra intervista e ricostruzione - gli stati d'animo, le parole e i ruoli che hanno portato lo svolgersi degli eventi in una certa direzione; proprio per questa caratteristica, mai come in questo caso il termine “mosca sul muro“ può descrivere l'approccio con cui il regista ha voluto e potuto realizzare questo intenso e provocatorio documentario, una forma di fare cinema - questa - che ultimamente (si veda anche il più famoso 'Bowling a Columbine') si sta rivelando sempre più stimolante e densa di contenuti.

Un film di non facile visione che spinge lo spettatore a mettere in gioco la propria capacità di giudizio e propone spunti di riflessione inediti su una delle più intollerabili forme di miseria umana.

Filippo

Filippo dice:


Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere



Sito UfficialeSito ufficiale: http://www.capturingthefriedmans.com/main.html

TrailerTrailer: http://www.apple.com/trailers/independent/capturing_the_friedmans.html

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I commenti degli utenti


Berto scrive:

bellissimo

l'ho visto l'altro giorno..
al di là del tema trattato, l'ho trovato davvero molto ben fatto.
ti fa capire quanto a volte il male sia così banale, e quanto sia facile nasconderlo e conviverci e passare un'esistenza tutto sommato tranquilla (finchè il male non viene fuori e devasta te e chi ti sta intorno)
ma non sempre viene fuori...
assolutamente da vedere, mi è piaciuto ancor di più rispetto a one day in september che pure è ottimo..


Inviato il 04/02/2008

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