Di Harold Becker, con James Woods e Sean Young; formato: 1.85:1; 1988
Vedere 'Cocaina', per me, è ormai diventato un rito irrinunciabile ad ogni passaggio televisivo: culto personale, il film di Harold Becker è un fierissimo esponente del genere “imbarazzo-movie“ in cui i protagonisti fanno cose di cui vergognarsi molto e che creano il gelo ad ogni occasione. Urla sguaiate al ristorante, litigi davanti ai passanti, mogli prese a cazzottoni in faccia, pubbliche umiliazioni.
In questo caso si segue lo schema classico della risaputissima “discesa all'inferno“ e lo si applica ad una coppietta felicissima: lei (Sean Young) è una sfaccendata rincoglionita e lui (James Woods) un ipereccitato venditore assicurativo da quattro soldi. Si amano, hanno un nido di felicità umile ma dignitoso che fa tanto tenero, ma lui vuole di più, è uno che vuole farcela, vuole sfondare e - invece - verrà sfondato: un riccone lo prende in simpatia e porta la coppia a Los Angeles (i due vengono da New York ma L.A. viene dipinta come la capitale tentacolare del vizio); gli dà una casona, una macchinona e tanti bei soldoni. Lui saltella e agita i pugnetti in segno di vittoria, ma al primo impatto con la cocaina - che gli viene offerta da un sordido individuo che ricorda il produttore Don Simpson - ecco che si scatena il bordello: lui diventa ipermegastrasupereccitato, frega i soldi al suo principale per comprarsi la coca, il lavoro va a rotoli e trascina con sé anche la mogliettina carina, che diventa un camionista laido capace di dire all'amico spacciatore “voglio vedere quanto è grande il tuo uccello“ per poi - strafatta di coca - cadere rovinosamente da una scalinata (attenzione: il ruzzolone per le scale è da sempre sintomo di estrema trasheria incombente) con conseguente aborto. Insomma, il mulino bianco prende fuoco.
Non che la cosa costituisca un problema, anzi: i due, all'inizio, sono talmente tenerissimi, squittenti, innamoratissimi e coccolosissimi che nel momento in cui piovono casini godi come un porco nel vederli precipitare in una ampia gamma di miserie umane. In più, vedere James Woods fare il ragazzotto simpatico, elettrico e allegro ridefinisce il significato di “patetico“ e “inadatto alla parte“.
La scena da Olimpo del trashmovie: lei torna a casa e trova lui a pippare coca come un aspirapolvere, si incazza e gliela sparge tutta in terra; lui si precipita sul pavimento ed inizia a raccogliere la polvere bianca con le mani tremolanti, ignorando la consorte che urla e sbraita fino a quando lei non infierisce sui rimasugli di cocaina con un piede e lui - cieco di rabbia - la prende per una caviglia, la sbatte a terra e la gonfia di botte, con contorno di grida disumane da parte di entrambi.
Quello che si dice “un film fatto di sottintesi“.
Chi non fosse interessato all'alto valore di perversa bruttezza del film può sempre godersi un paio di inquadrature che mostrano le tette di Sean Young (nonché una coppia di sfuggenti chiappe).
Ricordate: non è mai leggera, ÈDDROGAHHH!
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere

che figata di recensione..! Devo vedere questo film con i miei amici, ma non dobbiamo bere prima di vederlo, non come la troupe, il produttore, lo sceneggiatore, il regista e tutti coloro che hanno avuto la faccia di presentare il film..ma ve lo immaginate il regista mentre stava girando? La notte non dormiva pensando "che grande film, questa è la mia occasione, ce la farò, finalmente qualcuno che denuncia la corruzione della cocaina nella società!"
Ehm...
Ma Sean non era un nome maschile...?
Comunque 'sto Cocaine vado a procurarmelo subito. Ah, a proposito, l'altra settimana il mio bisogno tamarro si è manifestato di nuovo, ho visto "Programmato per uccidere". Quel film è talmente un capolavoro trash che i miei buoni propositi sul ripassarmi tutta la filmografia di Seagal stanno andando a puttane..