Di Gordon Parks, con Richard Roundtree e Charles Cioffi; formato: 1.85:1; 1971
Il detective John Shaft (Richard Roundtree) viene incaricato dal losco Bumpy Jonas (Moses Gunn) di recuperare la figlia rapita, ma ben presto entrambi si accorgeranno che la situazione è molto più complicata del previsto. A questo punto Shaft non potrà fare a meno dell'aiuto di un attivista politico (Christopher St. John) e dello sbirro Vic Androzzi (Charles Cioffi).
Impossibile parlare di 'Shaft' senza inquadrarlo nel giusto contesto storico: erano gli anni in cui Times Square era un covo di spacciatori, papponi e puttane lontano anni luce dal luna-park odierno, anni in cui le tensioni razziali erano ben più marcate (o almeno più evidenti, alla luce del sole, prive del paravento del “politically correct“) e diedero vita a movimenti come le Black Panther.
In parallelo, 'Shaft' portò quei fermenti sociali dalle strade alle sale cinematografiche, dando il via ad un fenomeno che verrà ricordato come “Blaxploitation“ e che vedrà proprio nel film di Gordon Parks il suo simbolo più conosciuto ed apprezzato (e ancora molto vivo al giorno d'oggi: molto eloquente - a riguardo - il pollice in alto che mi ha rivolto la cassierona di colore quando ha visto che stavo comprando il DVD di 'Shaft', proprio al Virgin Megastore di Times Square, in piena Shaftland!).
Questa corrente cinematografica rappresentò per l'intera comunità nera un forte segno di riscatto: per la prima volta gli schermi venivano occupati da eroi all-black che non avevano paura di esporsi e che - anzi - si comportavano da sbruffoni e ne uscivano vincitori, senza alcun rimorso e senza alcuna controindicazione, mandando affanculo i bianchi senza nessun timore e facendo sembrare l'ispettore Tibbs una femminuccia pavida. La prima parola pronunciata da Shaft è un bel “Up yours!“ dedicata - con tanto di dito medio in bella evidenza - ad un tassista che ha osato intralciare il cammino del detective; per Shaft, il colore della pelle è un pregio da mostrare in bella evidenza e di cui andare fiero, e se hai qualcosa da obiettare - beh - il problema è tuo.
Al di là del suo valore sociale e del suo ruolo nella storia del cinema (fattori comunque imprescindibili nel momento in cui si volesse formulare un giudizio sul film), 'Shaft' offre un buon poliziesco i cui ritmi, però, sono ampiamente sorpassati nonostante per l'epoca la dose di violenza propinata non fosse indifferente.
La regia asciutta di Gordon Parks offre momenti fuori dal tempo capaci di rappresentare in pochi secondi l'estetica di un intero decennio, come ad esempio la sequenza “hot“ tra il detective e la sua donna, che vede i due adagiati su un pazzesco divano di pelliccia e che lascia intravedere i corpi attraverso i cerchi colorati di un lampadario.
Impagabile.
Azzeccatissimi gli attori: al di là di un Richard Roundtree perfettamente in parte (grazie anche ad un volto da uomo duro capace di sorridere), il cast di contorno propone personaggi “veri“ fino al midollo ottenuti tramite facce perfette e gestualità molto spontanee.
Bisogna ammettere, però, che 'Shaft' non sarebbe l'icona che è oggi se non avesse avuto il supporto dell'immortale colonna sonora di Isaac Hayes: bastano due note di quel celeberrimo brano (tz-t-t-tzzz-t-t-tzzz-t-t-tzzz-t-t-tzzz? who's the black private dick that's a sex machine to all the chicks? SHAFT! Daaaaaaamn right?“) per farti immergere completamente in quell'atmosfera, per farti sentire l'odore di quei palazzi fatiscenti e per riempirti della boria di Shaft.
In un'ipotetica Storia del Cinema MMGiano, la camminata di Richard Roundtree lungo le avenues di New York verrebbe ricordata come momento fondamentale ed imperdibile.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0067741/trailers

Filippo scrive:
Sempre per Gianpaolo
Aho, non ci crederai ma mentre stavo inviando il commento precedente il sistema random dell'mp3 player del computer ha pescato il magnifico Theme From Shaft di Isaac Hayes... che sia un segno divino? Come lo interpreto?
Filippo scrive:
Per Gianpaolo
No no, nessuna Singletonfobia, my man! ? solo che ho visto il remake di Shaft quando ancora questo sito non esisteva, e di solito scrivo soltanto riguardo a film appena visti. Comunque sia, in una parola, il remake è pietoso.
"Singletonfobia"
Recensione impeccabile!...ma sono curioso di sapere il motivo per cui non hai speso una sola sillaba sul remake diretto da Singleton;..a mio parere i casi sono due,.o il tuo scritto ne ha preceduto l'uscita, o, ipotesi più probabile ("Boyz n the hood" docet) che tu soffra di "Singletonfobia".
Ciao!