Di Cass Paley (Wesley Emerson), con John Holmes e Bob Chinn; formato: 1.33:1; 1998
Per chi non lo sapesse, John Holmes è considerato all'unanimità la più grande stella che l'industria del porno abbia mai avuto. Dotato di un pistolino di oltre 30 centimetri di lunghezza (roba che neanche nei cartoni animati giapponesi con i tentacoloni) ed attivo soprattutto negli anni '70, Holmes è stato per la fabbrica del sesso filmato quello che Bruce Lee ha rappresentato per le arti marziali, o - se volete - l'Elvis del proibito, il Cassius Clay della copula, il Van Gogh delle zozzerie.
Morto di aids nel 1988 dopo una carriera che lo ha visto protagonista di un numero sterminato di film, John Holmes è diventato una leggenda non solo per via delle sue misure e del piglio unico con cui affrontava il suo lavoro (sempre simpatico e cazzarone, sullo schermo ha sempre evitato di prendersi troppo sul serio), ma anche per una vita di eccessi costellata di abusi di stupefacenti culminati nel massacro di un gruppo di persone a cui il pornodivo ha preso parte. Il responso ufficiale della giustizia ha sancito che il ruolo di Holmes nella vicenda è stato quello di “spettatore passivo costretto dalle circostanze ad assistere alla carneficina“ (alcuni amici dell'attore hanno preso parte, con la sua complicità, ad una rapina ai danni di un pericoloso boss mafioso, che per rappresaglia ha ucciso tutti i componenti della banda obbligando Holmes a fungere da esca), ma i dettagli del fatto continuano (e probabilmente continueranno in eterno) ad avere contorni poco chiari.
'Wadd: the Life and Times of John C. Holmes' è un documentario che ripercorre i successi e la difficile vita di questo popolarissimo pornodivo attraverso una serie di interviste a suoi colleghi, parenti e semplici ammiratori: dalle testimonianze di star dell'industria come gli attori Ron Jeremy, Kitten Natividad, Richard Pacheco, Cicciolina, gli editori Larry Flint e Al Goldstein e il regista Bob Chinn, dagli “studiosi“ del fenomeno come Paul Thomas Anderson (regista del superlativo 'Boogie Nights') e - soprattutto - dai famigliari come la prima moglie Sharon e l'amante Dawn, si definisce prima il contesto in cui è vissuto Holmes per poi approfondire il personaggio attraverso dettagliati ritratti dai quali è comunque possibile farsi un'idea ben precisa sulla vera natura dell'uomo che stava dietro quel pistolone, e sui fatti più o meno piacevoli che hanno visto protagonisti entrambi.
Dimenticate le stelline di oggi come quel poser di Rocco Siffredi, qui si fa sul serio, mica cazzi (HAH!): si parla di un vero ed incrollabile mito che riesce ad uscire indenne da qualsiasi verità scomoda e da ogni rivelazione che mette in luce la grigia verità che stava dietro alle numerose bugie create ad arte per alimentare fama e notorietà. Nonostante la stella di Holmes potrebbe essere offuscata dalla conoscenza di retroscena - svelati nel film - che rendono la sua vita molto più banale e comune di quanto non si pensasse, si termina la visione di 'Wadd' senza che l'aura mitica che da sempre circonda Holmes abbia perso una sola briciola di grandezza (e non per merito del montaggio dei vari filmati, che risulta essere - anzi - saggiamente neutro riuscendo comunque a colpire nel segno). Quello che ne esce è il ritratto di uomo probabilmente vittima di un'infanzia molto difficile, travolto dalla sua stessa notorietà ma comunque capace di essere amato dalle persone che sono state capaci di penetrare (ooops?) lo scudo di diffidenza che Holmes aveva innalzato nei confronti di molti.
Il pezzo forte (perdonate l'ennesimo, involontario doppio-senso, ma scrivere questa recensione equivale a camminare in un campo minato?) per gli appassionati è senza dubbio l'inserimento di alcuni spezzoni tratti dai film più celebri di John Holmes. I più spassosi sono quelli riguardanti la serie del detective Johnny Wadd (da cui il titolo del documentario), caratterizzata da un'irresistibile estetica replicata alla perfezione nel già citato 'Boogie Nights' e creditrice - più di quanto non si creda - nei confronti del celeberrimo videoclip 'Sabotage' diretto da Spike Jonze per il brano omonimo dei Beastie Boys.
A chi fosse curioso di saperlo: questo è un documentario vietato ai minori; non si vede “fare roba“ in maniera dettagliata (nel senso più ginecologico del termine) ma - sì - lo schwanzst?ck di John è più volte visibile. Enjoy it!
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
