Di Steven Soderbergh, con James Spader e Andie Mac Dowell; formato: 1.85:1; 1989
Non andando al cinema da dieci giorni almeno - e questo non certo perché manchino prime visioni o roba interessante in sala, bensì causa clausura forzata dovuta agli studi - la mia sfrenata fame filmica riesce comunque a trovare uno sfogo in casa. Eh già, perché sono riuscito praticamente ad emulare il clima da sala nella mia bella stanzetta: luci spente, poltrona comoda, sgranocchiare qualcosa... persino il dibattito post visione fatto tra me e il sottoscritto, pensate un po', cominciato con una bella domanda (che non è "Ma ti sei per caso rincoglionito?", anche perché lo sapevate già): "Guardando questo film all'epoca, avresti mai detto che lo stesso regista sarebbe stato in grado di girare in futuro 'Traffic' e 'Solaris?'".
La risposta è sì.
Steven Soderbergh esordisce con questa pellicola nel lontano 1989, utilizzando la fine di un discusso decennio come base del suo film, mirato ad introdurre una velata e sottile critica sociale. Ma se è piuttosto facile dare una fredda analisi su quella che è (era) lo stile di vita rampante degli yuppie, mettendone in luce gli aspetti più meschini (non farsi scrupoli nel colpire alle spalle le persone, per esempio), 'Sesso, bugie e videotape' dopo questa introduzione si dimostra molto più di quello che sembra.
"Tutti abbiamo problemi" è una delle frasi su cui poggia il cuore del film, intenzionato - attraverso le vite dei protagonisti - a spaziare tra quelle che possono essere delle filosofie di comportamento relative alla sfera sentimentale e sessuale. C'è John (Peter Gallagher), appartenente alla schiera di quelli che se ne fottono se sono degli ipocriti mentitori; Ann (Andie Mac Dowell), tendente a tenersi dentro i pensieri, non riuscendoli ad esprimere se non tramite l'aiuto di una terapia, e Graham (James Spader), il più volenteroso nel trovare una maniera per tornare con la sua ex. Nel tentativo di riuscirci, Graham si impegna a fondo per cambiare rispetto alla persona - tanto simile a John - che era in gioventù e che ora tanto disprezza. Eppure, l'unico risultato che ha ottenuto è stato quello di passare il suo tempo masturbandosi guardando registrazioni di donne intervistate da lui a proposito delle loro più disparate esperienze sessuali.
La conclusione che si raggiunge, attraverso dei dialoghi molto spesso assurdi, quasi beckettiani, è che quando si prova a risolvere un problema in funzione di un'altra persona, allora c'è qualcosa che non va. Il compiacimento dei propri comportamenti ed azioni dev'essere dettato prima di tutto dal sano equilbrio interiore, perché se non si sta bene con se stessi, è impensabile riuscire a star bene con gli altri. Perché l'esatto contrario non è altro che guardare e stare attenti insistentemente, come attraverso l'immobile occhio di una handycam, il mutamento della realtà che ci circonda senza badare al proprio; la conseguenza di una visione del genere è che qualsiasi buona intenzione o anche il sentimento più puro del mondo, cessa di essere tale per diventare ossessivo, morboso, sinonimo insomma di "malato", risucchiando la persona in una spirale d'insoddisfazione apparentemente inspiegabile.
La sceneggiatura, farcita continuamente di pause, controcampi ed espressioni d'imbarazzo, è di grande aiuto in questo complicato discorso, così come una grande Andie Mac Dowell, in questo film un po' imbruttita nel ruolo di repressa castigata, ma basta osservare soltanto la scena in cui si alza durante la notte e viene ripresa in piedi mentre fissa Graham nel sonno: ci si rende conto di come sia stata considerata tra le cinquanta donne più belle del mondo a quarantacinque anni suonati (certo, non è Laura Harring, ma noi non si butta via niente).
"Sesso, bugie e videotape" ha la peculiarità di non essere asfissiante nelle sue introspezioni e analisi, percorrendo con furbizia quei due binari paralleli del rapporto intimo tra due persone e che si chiamano amore e sesso. Devo essere sincero, soltanto in un altra occasione avevo visto trattare i due argomenti in maniera così impeccabile, semplice e lineare, e si tratta di "American Beauty". Un paragone del tutto legittimo, perché entrambi i film vanno ad analizzare un disfacimento familiare in corso non banalizzandolo e coinvolgendo emotivamente lo spettatore con una delicatezza squisita. Ma se si pensa che "Sesso, bugie e videotape" sia stato girato una decina d'anni prima, è facile capire come possa essere stato premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes.
Lunga vita a Soderbergh, e che possa sempre continuare a darci un cinema così.
Eric
Eric dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0098724/trailers
