Di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio e Cate Blanchett; formato: 2.35:1; 2004
Da geniale e miliardario imperatore dei cieli a pazzoide recluso: la vita di Howard Hughes viene ripercorsa da un film che mostra i suoi enormi successi così come i suoi cocenti fallimenti, nella vita come nel lavoro; dalla progettazione fatta in prima persona di aerei e concetti tecnici ed imprenditoriali rivoluzionari alla direzione di costosissimi film che di straordinario avevano ben poco; dalla conquista delle donne più belle dell'epoca alla desolante condizione di eremita folle che rifiutava di tagliare capelli, barba e unghie. Un personaggio larger than life ritratto in tutte le sue sfumature e in tutte le sue contraddizioni.
Nonostante risulti a tratti episodico e frammentato, 'The Aviator' è un film che rende giustizia alla complessità e al ruolo storico di un uomo dal talento fuori dal comune, divorato dalla sua stessa ambizione e reso celebre dalle sue intuizioni geniali come dalle sue inquietanti stravaganze dovute alla pura follia.
La sceneggiatura si piega alla necessità di mostrare tutti i punti chiave di una vita straordinaria senza mai trasformarsi, però, in un mero elenco di fatti noti e meno noti, mantenendo la narrazione sempre avvincente e compatta e contenendo le lungaggini superflue a pochi, sporadici momenti.
Tra gli attori, la prova di Leonardo DiCaprio è al di sopra di ogni dubbio: nonostante un inizio un po' incerto e privo di carattere, le sue doti vengono a galla pian piano fino a raggiungere il culmine nella seconda metà del film, in cui la pazzia del protagonista viene resa con intensità tramite un'ottima gamma espressiva e l'abilità di un attore che dimostra di sapersi controllare in una prova ad alto rischio di gigioneria.
Cate Blanchett, che ha saputo evitare di far scadere la sua performance nella mera imitazione di un personaggio realmente esistito, è un'eccellente Katharine Hepburn.
Quello che però merita la palma di migliore attore presente in 'The Aviator' è uno strepitoso Alan Alda, capace di ritrarre il senatore Owen Brewster con una naturalezza che ha dell'inumano e con un mestiere sconosciuto anche a caratteristi ben più noti di questo grandissimo interprete.
La regia di Scorsese è come sempre ispirata e in grado - anche in questo caso - di piazzare tre/quattro perle di pura Arte cinematografica e di impregnare di cinefilia l'intera opera. L'aspetto esteriore di 'The Aviator' è arricchito dalla elaboratissima direzione della fotografia di Robert Richardson, che dona al film una palette di colori diversa per ogni periodo storico attraversato, rifacendosi alle tinte tipiche delle pellicole prodotte in quegli anni.
Come sempre da applausi il montaggio della fidatissima Thelma Schoonmaker.
Negli ultimi anni, il più grande problema dei film che possono vantare la scritta directed by Martin Scorsese è l'enorme aspettativa che li assedia. Dal più grande regista in attività ci si aspetta sempre un capolavoro ad ogni occasione. Non un “bel film“, un “capolavoro“. Certo, rispetto a tanti grandi - e grandissimi - autori decaduti (Woody Allen anyone?) Scorsese è sempre riuscito comunque a mantenersi su ottimi livelli, per molti inarrivabili, ma è anche innegabile che le sue ultime opere non siano riuscite a lasciare un segno indelebile come alcuni film del suo glorioso passato ('Taxi Driver', 'Toro scatenato', 'Re per una notte', 'Quei bravi ragazzi'?).
'The Aviator', purtroppo, rientra in questa schiera di “belli ma non magici“: non si tratta assolutamente del solito film biografico pomposo, vuoto e agiografico; la mano di uno dei più grandi registi mai esistiti è comunque ben visibile lungo tutta la pellicola, ma si ha comunque l'impressione che Scorsese si sia mosso in territori che non gli si addicono. Howard Hughes è sì una personalità tormentata (e quindi pane per i denti di questo regista) come i vari Travis Bickle, Jake La Motta e Rupert Pupkin, ma il contesto in cui agisce non è circoscritto ad un taxi, un ring o alla propria stanza da letto, anzi: Hughes prende vita negli spazi sconfinati del cielo terrestre, forse troppo grandi anche per un artista che ha mostrato tutte le sue enormi virtù nei luoghi più angusti di New York e della mente umana.
Insomma, Marty, lascia stare i fasti della Hollywood golden age, gli splendori del lusso e i cieli blu a perdita d'occhio: quella è soltanto roba da Oscar, e a te non serve.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://theaviatormovie.com/
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0338751/trailers

x filippo
rieccomi a osannare le tue recensioni ke nn mi deludono quasi mai...cmq si hai ragione scorsese è il regista del popolo colui ke c fà vedere le sfumature dei bassi fondi di new york di un tassista pazzo o di 1 banda di bravi ragazzi che si dedicano alla mafia...se potessi essere anke 1 milionesimo di scorsese coronerei il mio sogni di essere regista....sogni...ciao filippo a presto :)
voto
un film che è troppo troppooo prolisso! non mi è piaciuto.. credo che dopo the drimers è il film piu brutto che ho visto!