Di Martin Scorsese, con Robert DeNiro e Jerry Lewis; formato: 1.85:1; 1983
Rupert Pupkin (Robert DeNiro) è un solitario fallito convinto di essere un genio della commedia, che si limita a mettere in scena le sue battute soltanto in casa, davanti ad un pubblico di cartone. La sua ossessione per il celebre comico televisivo Jerry Langford (Jerry Lewis), però, lo porterà ad ottenere un insperato contatto con l'attore e accenderà la miccia di tutte le sue più sfrenate fantasie su un improbabile “grande salto“.
Il duro scontro con la realtà dei fatti costringerà Rupert ad essere sempre più ossessionate ed ossessionato, fino a quando?
Scrivo queste righe durante il 28 febbraio 2005, giorno che ha appena visto l'ennesimo affronto a Martin Scorsese da parte della Academy, ovvero la setta capeggiata da vecchi rincoglioniti che ogni anno assegna i premi Oscar, trofeo che il buon Marty - considerato all'unanimità come il più importante regista vivente - non ha finora mai vinto. Ho già espresso più volte il mio parere riguardo a quella farsa di premiazione che viene messa in scena ogni 365 giorni, ed un riconoscimento a Scorsese non cambierebbe comunque di una virgola il mio pensiero. A questo punto spero soltanto che questo straordinario regista non stringa mai una di quelle statuette così cheap e che non debba subire l'umiliazione di un tardivo premio alla carriera, sia per l'oltraggio a tutta la Settima Arte che ne conseguirebbe che per il gusto che proverei nel vedere definitivamente screditata un'istituzione che - fin dalla sua nascita - si è sempre distinta per miopia e per un perbenismo terrificante che, negli anni, ha favorito la vittoria di film che hanno ridefinito i concetti “insignificante“ e “politically correct“, pellicolette schifosamente borghesotte, buone al massimo per intrattenere mia nonna, che hanno avuto la meglio su capolavori e pietre miliari rivoluzionarie.
Scusate se mi ripeto, ma ogni volta che sento la parola “Oscar“ il pensiero corre automaticamente ad 'A spasso con Daisy', riconosciuto ufficialmente come “miglior film dell'anno“ nel 1990. Miglior. Film. Dell'anno. 'A SPASSO CON DAISY'!!!
Maledetti, la pagherete?
Tornando a Scorsese, ecco una delle sue opere meno conosciute che - per quanto mi riguarda - potrebbe tranquillamente aspirare allo status di “cult-movie“ per ogni cinefilo: 'Re per una notte', straordinario ritratto di perdente lunatico come solo questo eccezionale regista poteva fare; Ruper Pupkin, un Travis Bickle della stand-up comedy che - nel 1983 - ha anticipato follie e storture sociali che al giorno d'oggi sono considerate nient'altro che routine, e che (come il suo “parente“ tassista) ha fornito la possibilità di dare uno sguardo approfondito all'interno di una mente deviata e deviante, mitomane e fondamentalmente priva di senno.
Al giorno d'oggi, un Rupert Pupkin troverebbe spazio solamente nelle pagine degli spettacoli e servirebbe soltanto ai soliti “ologi“ (“psic“, “soci“, “tutt“, fate voi?) da salotto per aprire bocca e dargli fiato sparando ovvietà; nel 1983, però, non era possibile non riconoscere la forza e l'esattezza dell'analisi di Scorsese e dello sceneggiatore Paul Zimmerman sul potere e il ruolo sociale di un finto valore come quello della celebrità, perseguito con determinazione da una corte di freak come Pupkin, capace di diventare “qualcuno“ soltanto in presenza di un pubblico.
Lo spettacolo di Rupert, infatti, si presenterà agli occhi dello spettatore soltanto nel momento in cui diventerà reale per il protagonista, ovvero durante la messa in onda, in differita, nello schermo di un televisore, e non nel corso della registrazione dal vivo.
'Re per una notte' è pura magia scorsesiana, un concentrato di talento, solide basi narrative e geniale improvvisazione attoriale che un'indescrivibile alchimia rende ogni volta coerente e incredibilmente piacevole da guardare.
La maniera con cui vengono gestite le scene più imbarazzanti, la cialtroneria di Pupkin e il modo in cui si lascia trasparire la sua determinazione sono il magistrale frutto di una regia splendida ma mai invadente, che sottolinea il momento senza mai prendere il sopravvento su storia e recitazione, mantenendo così in perfetto equilibrio l'intero film.
Tra gli attori, grande DeNiro ed immenso Jerry Lewis, vero “termometro“ di ogni scena che indica la direzione in cui si sta muovendo il destino di Rupert.
La performance di Lewis è tanto vera che in alcune sequenze sembrerebbe quasi azzardato parlare di recitazione.
Qualche curiosità: tra la folla di fan che assediano Jerry Lewis all'uscita dallo studio è possibile notare di sfuggita l'attrice Mary Elizabeth Mastrantonio, che in seguito sarà la protagonista di 'The Abyss' e 'Il colore dei soldi', diretto - quest'ultimo - dallo stesso Scorsese.
Diahnne Abbott (Rita) ha recitato per Scorsese anche in 'Taxi Driver', dove interpreta la cassiera di un cinema porno.
La scena che si svolge all'interno degli uffici di Jerry Langford è stata girata da Garrett Brown, celebre operatore ed inventore del supporto Steadicam, che ha rivoluzionato la tecnica di ripresa cinematografica e televisiva.
L'uomo sullo sfondo che - nel ristorante cinese - prende in giro DeNiro facendogli il verso è Chuck Low, che alcuni ricorderanno come il Morrie venditore di parrucchini in 'Quei bravi ragazzi'; di quella scena, inoltre, esiste una versione estesa (che non è stata inclusa neanche tra gli extra del DVD, e che in Italia è stata mostrata - se non erro - durante una puntata di 'Fuori orario' su Raitre) che mostra come Rita abbandoni il ristorante e Rupert per incontrare proprio quell'uomo, che in seguito diventerà aggressivo e molesto.
Tra le persone che urlano dietro a Masha, in strada, c'è Joe Strummer dei Clash.
Tornando agli Oscar, e parafrasando la battuta che chiude il monologo di Rupert, questo film dimostra come Scorsese sia stato re senza corona per una vita, ma mai buffone per una notte.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
