Di Alexander Payne, con Paul Giamatti e Thomas Haden Church; formato: 2.35:1; 2004
Guardando "Sideways" non ho potuto fare a meno di pensare a quell'antica leggenda sugli effetti del vino: il diavolo, invidioso della bevanda, lo contaminò con il sangue di quattro animali, nell'ordine leone, bradipo, scimmia e coccodrillo. Da quel momento in poi, gli effetti per il troppo bere combaciarono sempre inevitabilmente con uno dei quattro facilmente immaginabili profili: rissoso e bestiale come un leone, allegro e ridente come una scimmia, dormiente nello stile del bradipo o piagnucolone degno del miglior coccodrillo.
Il film viaggia attraverso tutte queste possibilità. Perché, al di là del mito, è del tutto vero che grazie al vino viene a galla più facilmente lo stato d'animo sopito o smorzato dalle buone maniere e dai comportamenti convenzionali; d'accordo, la perdita dei freni inibitori non è una novità e per certi versi accade con qualsivoglia bevanda alcolica, ma mentre la birra e il superalcolico alla lunga rispettivamente gonfiano lo stomaco e stendono (nel vero senso della parola) il cervello, il nettare di Bacco è duraturo: mantiene il suo effetto a lungo e lo fa mettendo in quello stato agiato di compiacimento anche nel perseverare le azioni più strane e nefande. In ciò, "Sideways" è incredibilmente verosimile e qualsiasi amante del vino come me, spesso avvezzo ad ebbrezze oltre il consentito, non potrà che darmi ragione: ritrovarsi a fare apocalittiche figuracce di merda, vuoi per un pensiero fisso alla propria fiamma finito in lacrime, vuoi per un irrefrenabile impulso tradottosi nel compimento di un atto sessuale rischioso, vuoi per delle parole di troppo, è un'esperienza comune a tutti gli accaniti bevitori.
Ma "Sideways" non è affatto un documentario sull'autodistruzione e gli eccessi. Insegna invece che, indipendentemente dalle conclusioni tragicomiche a cui c'è il rischio di andare incontro, i momenti da assaporare con il calice nella propria mano sono quelli passati in compagnia di amici e nuove conoscenze, tra cui - chissà, forse c'è proprio quella giusta e affine dal punto di vista sentimentale.
Così, le avventure di Miles (Paul Giamatti) e Jack (Thomas Haden Church), amici da una vita, si stendono lungo i binari della spensieratezza, alla ricerca del giusto clima per lasciarsi andare in una settimana che possa - temporaneamente - far loro dimenticare i problemi di un incombente matrimonio troppo perfetto, del ricordo di una ex che proprio non vuole spegnersi e della paura per il rifiuto, da parte della casa editrice, alla domanda di pubblicazione del classico "libro della vita". Tuttavia, gli scopi sono per ciascuno dei protagonisti diversi: Miles, professore di scuola media acculturato e dal pallino vinicolo, insegue la semplice distrazione dal suo pensare negativo; Jack, attorucolo da spot che non ha mai sfondato sugli schermi, arde invece dalla voglia di conquistare l'ultima settimana di libertà prematrimoniale (citando Asia Argento: "Come se dice scopa' in francese?"). Entrambi troveranno qualcosa di più, ma, attraverso la metafora della sbornia da vino, proprio come quando ci si risveglia dopo una pazza notte di cui si hanno soltanto fosche reminiscenze, soltanto alla fine dei sette giorni i due rifletteranno a mente fresca quasi dicendo: "Ci siamo divertiti, però adesso vediamo con calma e lucidità come stanno realmente le cose".
C'è da dire che i due protagonisti recitano più che bene. Giamatti è capacissimo nell'alternare nevrosi di frustrazione a sguardi e sorrisi teneri come un bambino sognatore; allo stesso modo Haden Church sprizza macchiettismo da tutti i pori, nella veste di un paraculo per molti aspetti simile al Troy McLure de "I simpson": non so se sia una chiara ispirazione, ma da un momento all'altro mi sarei aspettato che, nel tentativo di far colpo sulla figa di turno, avesse detto "Sicuramente vi ricorderete di me per la campagna sulla prevenzione degli incidenti automobilistici 'Alice attraverso il parabrezza'".
Quanto detto è accompagnato da un taglio scenografico campagnolo e suburbano, per nulla borderline né tantomeno cupo o tetro; mentre un montaggio molto intelligente tramite dissolvenze lente o messe a fuoco in primo piano che lasciano lo sfondo sfocato, rende l'idea della bisboccia e della tipica visuale annebbiata dopo numerosi e generosi bicchieri di vino. In più, diverse trovate che riprendono particolari lasciati in sospeso colpiscono per la genialità con cui concorrono ad un finale tutt'altro che scontato, a proposito del quale va tutto il mio disprezzo verso la cretina seduta nella fila davanti la mia: parlo di colei che si è prodotta nell'esclamazione "Ma che finale e mmerd!", non avendo capito un cazzo e probabilmente entrata in sala aspettandosi il lieto fine alla Julia Roberts dei miei coglioni. E, tranquilli, questa frase non ha rovinato la visione a nessuno. Sbaglia chi, leggendo l'ultima riga, ha pensato che ragionevolmente il film finisca male. Non è così, fidatevi.
Allora perché non parlare di capolavoro? Forse il difetto di "Sideways" è sostanzialmente quello di voler strafare, far gravitare attorno alla sua storia troppe tematiche (amori perduti e sbocciati, tradimenti, amicizia, passione, dolore, leggerezza, allegria, pessimismo), alcune delle quali risultano appunto forzate e prive di sincerità. Mi riferisco per esempio al dialogo tra Miles e Maya sui motivi per cui amano il vino, svoltosi in frasi tirate parecchio per i capelli. Si assiste allora ad un film imperfetto, ma non negativamente; imperfetto come in fondo il vino che decanta; imperfetto, ma che risulta al palato irresistibilmente dolce, amaro e piacevole allo stesso tempo.
Eric
Eric dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www2.foxsearchlight.com/sideways/
Trailer: http://www.apple.com/trailers/fox_searchlight/sideways/

Grazie a Guglielmo, ma...
...il film lo sei andato poi a vedere? E se sì, t'è parso una schifezza? ^^
Da paura...
'Sta recensione è così bella che vale la pena di andarsi a vedere il film anche se fosse una schifezza! Prosit!