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THE ADDICTION (id.) Iscriviti e sarai sempre aggiornato

Di Abel Ferrara, con Lili Taylor e Christopher Walken; formato: 1.33:1; 1995


Kathleen, una studentessa prossima alla laurea in filosofia, viene assalita e morsa da Casanova, una splendida vampira. Scoprirà ben presto che la sua vita è destinata a cambiare per sempre?

'The Addiction' è il classico capolavoro mancato. Un film denso, sfaccettato, ricco di spunti di riflessione, ma al quale manca anche innegabilmente quel 'qualcosa' che ti porterebbe definitivamente ad amarlo.

Fotografato in uno splendido bianco e nero espressionista, che rende il sangue così nero e vivido da creare l'illusione di vederlo colare al di fuori dello schermo, il film di Ferrara sfrutta il vampirismo per sviluppare in senso filosofico il tema della dipendenza. All'epoca della sua uscita, gran parte della critica si affrettò a riconoscere nel film una metafora dell'Aids e del suo legame alla tossicodipendenza. Tema sicuramente presente, dato che Kathleen (una strepitosa e sofferta Lili Taylor) all'inizio della sua nuova vita da vampira non trova il coraggio di addentare le sue vittime e si riduce ad estrarre il sangue da un barbone per poi iniettarselo. Ma è anche vero che si tratta della lettura più superficiale di una vicenda che va ben oltre.

'The Addiction' è una riflessione nichilista e senza appello sulla dipendenza dell'uomo dal Male, quello con la M maiuscola. In un continuo rimando alle grandi tragedie storiche (l'Olocausto, la guerra in Vietnam, il regime di Ceausescu) la vicenda ruota intorno all'attrazione/repulsione che il Male esercita in ognuno di noi. Nella realtà raccontata dal film, i vampiri coprono gli specchi perché non hanno il coraggio di guardare negli occhi la loro essenza, chiedono alle loro vittime - prima di soggiogarle - di trovare la forza di respingerli con convinzione. E le vittime, a loro volta, porgono il collo inebetite, irresistibilmente attratte dal lato oscuro. La vittima diventa predatore e così via. In eterno.

So cosa state pensando: “a Tizià, però così sembra che 'sto film ti sia piaciuto un casino!“
E in effetti, da un certo punto di vista, è vero: 'The Addiction' è un film visivamente dirompente, ricco di immagini destinate a imprimersi a fuoco nella memoria, e che sviluppa un tema dannatamente intrigante.

Ma allora che cosa è andato storto?

Purtroppo il problema fondamentale di 'The Addiction' sono i dialoghi, nei quali Nicholas St. John non perde mai l'occasione di sbandierare sotto al naso degli spettatori tutti i riferimenti filosofici che stanno alla base della tesi proposta dal film. Così i personaggi si ritrovano, per la maggior parte della vicenda, a controbattersi uno con l'altro tutta una serie di citazioni dai maggiori filosofi, tanto da ridurre spesso il tutto ad una specie di 'gara tra secchioni' che giocano a chi ne sa di più.
Il risultato è che, in più di un'occasione, districarsi tra i dialoghi diventa un'impresa veramente ardua anche per chi, come il sottoscritto, ha passato qualche anno sopra a libri di filosofia e psicologia (spesso facendo finta di leggere, lo ammetto?). In poche parole, occhi rovesciati al soffitto e via tutto d'un fiato: “CHEPPALLE!!!“

Peccato, 'The Addiction' è un film affascinante, disturbante e ipnotico, ma anche irrimediabilmente drogato dalla presunzione di chi lo ha scritto. Se, con un pizzico di umiltà in più, tutti i riferimenti filosofici fossero rimasti al di fuori del film, a fare da terreno fertile alla stesura di una vera sceneggiatura cinematografica (e non ad una serie di dibattiti accademici splendidamente filmati) saremmo stati di fronte a un capolavoro.
Mettiamola così: se avessi visto 'The Addiction' senza sonoro e accompagnato da un pianista free-jazz, gli avrei dato cinque stelle.

Tiziano

Tiziano dice:


Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere



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I commenti degli utenti


roberto scrive:

la "dipendenza" dal tuo narcisismo è fra il ridicolo e il sublime, però propendo per il primo

citandoti letteralmente, mi sarei ritrovato a scrivere di mio pugno che nicholas st. john ha scritto dialoghi da dirne "CHEPPALLE!"
beh, non ne ho avuto il coraggio, anche se ovviamente non sarebbe stata roba scritta da me. nemmeno un copia/incolla di una simile bestemmia sono riuscito a fare.

prendi le tue cosine, i tuoi tomi (letti o non letti) di filosofia e psicologia e fanne una pila a mo' di sgabello, appendi in maniera molto salda una corda alla trave che regge il soffitto e fanne un cappio in cima. ora infila il tuo collo in quel cappio e prova la resistenza. ora sali sulla pila di libri e cianfrusaglie (magari una copia in dvd di The Addiction di Abel Ferrara, che merita il tuo calpesticcio), poi dai un calcetto ai libri, chè tanto non li hai tanto letti dici.
buona morte!


Inviato il 03/09/2005

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Gianpaolo scrive:

"Martin"

Ciao!...Siamo d'accordo sul fatto che "Martin", non abbia i classici connotati del vampiro,...del resto già nel precedente intervento io avevo parlato di rivisitata figura vampirica.
Quindi niente canini sviluppati, e nessuna fobìa dell'aglio, ma "solo" una sorta di dipendenza mentale dal sangue, componente che abbinata all'alienata condizione del protagonista, rende possibile un accostamento metaforico alla la figura del tossicodipendente.
Comunque se ben ricordo (è trascorso qualche lustro)nel personaggio è insita la componente surreale,..lo testimoniano i "flash-back" presenti nel "Film", che (mi pare)evocano antichi scenari nei quali c'è appunto la presenza di "Martin".
Ciao!


Inviato il 22/06/2005

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Dice... Tiziano scrive:

per Gianpaolo

Purtroppo non sono mai riuscito a vedere "Wampyr" ( "Martin" in originale), pur avendone sempre letto con interesse. La differenza sostanziale, però, è che in 'The Addiction' i protagonisti sono veri vampiri (anche se tratteggiati in maniera originale), mentre 'Martin' gioca fino all'ultimo la carta dell'ambiguità senza rivelare se il ragazzo sia veramente un vampiro o solo uno psicolabile.


Inviato il 22/06/2005

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Gianpaolo scrive:

"Wampyr"

Il Film non l'ho visto,..ma la lettura della tua recensione, ha riesumato in mè il ricordo di un titolo "Horror" che vidi circa 20 anni fà,..tale "Wampyr",..e che all'epoca fù inserito nell'ambito di una rassegna cinematografica organizzata dall'università di Pavia,..e proiettato all'aperto nel cortile della stessa.
Rammento che in quel Film di "G.Romero",..la rivisitata figura vampirica,..poteva essere considerata per certi versi, una sorta di metafora sulla tossicodipendenza.
Magari,..Tiziano lo hai visto anche tu.


Inviato il 16/06/2005

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rasputin scrive:

ricordavo male...

Eh, già... ricordavo male, anche perchè il film mi annoiò parecchio, proprio perchè era appesantito da quelle inutili ridondanze filosofiche che critichi in modo tanto veemente - ma giustamente! - nella tua recensione. Mah, forse lo rivedrò, tanto in filosofia e affini ignorante ero all'epoca e ignorante sono oggi...


Inviato il 17/03/2005

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Dice... Tiziano scrive:

 

La Sciorra interpreta Casanova, la vampira che assale Lili Taylor all'inizio del film. E' un personaggio importante ma, nell'economia del film, appare sì e no per dieci minuti in tutto.


Inviato il 17/03/2005

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rasputin scrive:

 

ma la protagonista non è Annabella Sciorra?


Inviato il 15/03/2005

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