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THE HOURS (id.) Iscriviti e sarai sempre aggiornato

Di Stephen Daldry, con Nicole Kidman e Meryl Streep; formato: 1.85:1; 2002


Come fare per accumulare una cariolata di nomination all'Oscar? Semplice, seguite poche e semplici regole:
Ingaggiate nel cast Meryl Streep
Ambientate il film - o una parte di esso - nel passato
Fate in modo che sul cartellone ci sia scritto “Miramax“
Affrontate temi universali, che in assenza dei primi tre punti elencati sarebbero invece considerati come “banali“
L'attrice o le attrici del film devono piangere
Imbruttite la vostra protagonista. Nonostante rimanga comunque più attraente di gran parte della popolazione femminile terrestre i critici devono essere messi in condizione di scrivere che l'interpretazione è “coraggiosa“
Occhio alla durata, che va calibrata con estrema attenzione e in sintonia con il fattore depressivo portato in dote dai temi sviluppati nel film. All'uscita dalla sala cinematografica le donne dovranno essere stremate e avere gli occhi rossi, mentre tutti gli spettatori maschi dovranno avere la vaga sensazione di essersi rotti le palle
Prima dell'uscita del film assicuratevi una martellante campagna stampa che definisca “bravissimi“ tutti gli attori, in modo da fornire argomentazioni agli spettatori che non avessero il coraggio di dire che - in effetti - si sono fatti due palle così.

Un simile inizio potrebbe farvi pensare che The Hours sia un brutto film, ma non è così. L'opera di Stephen Daldry, al contrario, è indubbiamente un film intenso e riuscito, il cui unico difetto è il forte odore di “preconfezionato“ che emana. L'elenco di regole scritto poche righe fa, infatti, costituisce in maniera piuttosto evidente le fondamenta su cui il film è stato costruito, lasciando allo spettatore la forte sensazione di aver assistito ad una serie di buone intenzioni corrotte però dalla sete di premi e riconoscimenti che certe case hollywoodiane* sembrano non saper estinguere, probabilmente per assicurarsi una certa pubblicità che possa attrarre più gente per film - come questo - non considerabili “di cassetta“.

La trama vede la cronaca di una giornata nella vita di tre donne in epoche diverse (inizi del '900 con la scrittrice Virginia Woolf, anni '50 con Julianne Moore in un ruolo che sembra uscito da un ipotetico Far From Heaven 2 e Meryl Streep nella New York contemporanea), 24 ore che porteranno ad un confronto drammatico con la propria identità (sessuale e non) in relazione alla persona amata.

Come già detto, le interpretazioni di tutti gli attori del cast sono senza dubbio memorabili e l'articolata sceneggiatura ha il giusto grado di complessità narrativa. Non mancano episodi e passaggi verbali toccanti, così come un certo interesse culturale per via della presenza del personaggio di Virginia Woolf, il cui romanzo Mrs. Dalloway fa da trait-d'union e sfondo alle vicende delle tre protagoniste. Per risultare davvero coinvolgente il film, però, pecca un po' di umiltà, lacuna che si manifesta tramite la messa in mostra piuttosto compiaciuta di numerose linee di dialogo, presentate nella classica maniera “attenzione, prendete carta e penna, stiamo per proclamare una verità assoluta in maniera complessa in modo da farvi sentire un po' ignoranti“. A questo va aggiunto l'errato dosaggio della tensione che rimane costantemente alta per tutto il film, con il risultato di svilire l'intensità delle battute finali che arrivano dopo due-ore-due di occhi lucidi sull'orlo del pianto, crisi di nervi, identità in pezzi e fatti drammatici in generale. Per essere più chiari diciamo che il tono del film viene stabilito con fermezza fin dalla prima sequenza, che illustra in maniera molto efficace un suicidio?

Insomma, se cercate un buon film drammatico questo è sicuramente un titolo da non perdere, ma gli spettatori più smaliziati (ovvero quelli che conoscono i meccanismi che regolano la produzione di certo cinema) non potranno fare a meno di notare in controluce la moltitudine di “tricks“ che vengono azionati lungo tutta la durata della pellicola.

* Sì, “hollywoodiane“. Che la Miramax sia una casa indipendente è una barzelletta a cui ormai non crede più nessuno. Che vi piaccia o no, l'unico, vero cinema indipendente è - paradossalmente - quello prodotto dalla LucasFilm di George Lucas con i suoi Star Wars creati in totale autarchia.

Filippo

Filippo dice:


Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere



Sito UfficialeSito ufficiale: http://www.thehoursmovie.com/home.php

TrailerTrailer: http://www.apple.com/trailers/paramount/the_hours

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I commenti degli utenti


nicktranslation scrive:

 

concordo con giacomo.un bel film:gli sguardi dell Kidman/Woolf, l'anima struggente della Moore e la Mrs Dalloway della Streep. di questo film ho amato tutto e, sopra ogni cosa, l'intensità della recitazione. Non ho guardato la recensione, se c'è, ma il tono polemico nei confronti della Miramax lo hai anche quando riguarda la vittoria agli oscar (per altro non meritata) de"la vita è bella"? vorrei sapere un tuo giudizio su train de vie


Inviato il 15/11/2007

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Dice... Filippo scrive:

Per Giacomo

"Spesso penso che si debba per forza criticare e trovare diffetti ad ogni costo per apparire interessanti e alternativi."

Ma no Giacomo, The Hours non mi è piaciuto e basta, per tutti i motivi che ho elencato, tutto qui.

"Che importa se è la Miramax a produrlo?"

Importa, importa...

"Forse il vostro giudizio sarebbe stato diverso se i protagonisti fossero stati coreani o che la regia fosse iraniana?"

Ma per carità! A Gia', ma per chi ci hai presi? Io non sopporto il "bello solo perché esotico", giuro!
Comunque, Giacomo, grazie per aver espresso la tua contrarietà supportandola con motivazioni plausibili, senza limitarti a scrivere (come fa il 99,9% di quelli che non sono d'accordo con una recensione) "Non è così, non capite niente!". Finalmente uno che si esprime!
Ciao Giacomo, a presto.


Inviato il 28/11/2004

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Giacomo scrive:

 

Spesso penso che si debba per forza criticare e trovare diffetti ad ogni costo per apparire interessanti e alternativi.
The Hours è uno dei film più intensi che abbia mai visto, ben fatto e molto curato. Altra cosa apprezzabilissima è quella di aver saputo tradurre in immagini un eccelente libro, grazie soprattutto allo sceneggiatore che ha saputo cogliere l'animo delle tre storie ed è riuscito a trasformare il flusso di coscienza di Cunningham in "verità assolute" (come vi piace chiamarle a voi ;)).
Le interpretazioni delle tre attrici e del cast in generali sono veramente da Oscar soprattutto quella di Julianne Moore che è riuscita a trasportare sullo schermo il dramma interiore, a mio avviso una sfida molto difficile visto che il suo personaggio ha ben poche battute.
Che importa se è la Miramax a produrlo? Che importa se i giornalisti hanno parlato più della protesi nasale di Nicole Kidman rispetto al film? e che importa se gli attori sono tra i più famosi (ma anche tra in più bravi di hollywood)?
Forse il vostro giudizio sarebbe stato diverso se i protagonisti fossero stati coreani o che la regia fosse iraniana?


Inviato il 28/11/2004

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