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SPASMO (id.) Iscriviti e sarai sempre aggiornato

Di Umberto Lenzi, con Robert Hoffmann e Suzy Kendall; formato: 2.35:1; 1974


Christian, un ricco sfaccendato che vive alle spalle del fratello Fritz, si imbatte in Barbara, una ragazza svenuta sulla spiaggia e la soccorre. Irrestibilmente attratto dalla donna, la rintraccia in una festa su uno yacht e riesce a convincerla a trascorrere la notte con lui, in un motel. Quella notte sarà l'inizio di un'incubo senza fine.

Thriller celebratissimo, tanto da guadagnarsi anche una retrospettiva all'ultima Mostra di Venezia, 'Spasmo' rifugge l'accoppiata 'serial-killer più delitti truculenti' tanto in voga in quegli anni, per inseguire un andamento onirico e frammentato, mettendo in scena la classica situazione hitchcockiana dell'uomo solo contro tutti e al centro di un intrigo apparentemente inestricabile.
Purtroppo, un'operazione di questo tipo avrebbe richiesto un talento visionario che Lenzi, regista sicuramente più a suo agio con la concretezza maschia dei 'poliziotteschi', dimostra di non possedere.

Per carità, il film sa regalare qualche sequenza suggestiva, ed è da apprezzare un certo uso 'spregiudicato' della camera a mano pre-steady.
Lenzi, però, nella smania di arricchire la vicenda (che evidentemente non riteneva abbastanza interessante), soffoca il film di barocchismi inutili e un po' rozzi, dimenticandosi di fornire allo svolgimento della trama quel minimo sindacale di compattezza indispensabile a tenere desta l'attenzione.
Il risultato è che per almeno tre quarti della sua durata, 'Spasmo' gira a vuoto lasciando lo spettatore in balia di un affrastellarsi di sequenze, anche suggestive di per sé, ma slegate l'una dall'altra, che finiscono per disorientare eccessivamente, fino alla noia.

Anche le tanto decantate bambole sexy seviziate, che ricorrono qua e là lungo lo svolgimento della trama, sono solamente un elemento appiccicato con lo sputo tanto per aggiungere morbosità alla pellicola, dal momento che rimangono completamente slegate dalla vicenda principale fino al doppio colpo di scena finale, sorprendente sì, ma anche pretestuoso e 'vigliacco'.

Il limite maggiore di 'Spasmo', infatti, è proprio quello di essere un thriller che si regge esclusivamente sul rovesciamento finale, che arriva però senza che lo spettatore abbia avuto, nel corso del film, l'occasione di raccogliere indizi per intuire l'epilogo o, perlomeno, di vivere la sensazione di assistere alla lenta ricomposizione di un mosaico in cui tutte le pedine, apparentemente senza senso, troveranno la loro precisa collocazione.
Nel caso di 'Spasmo', invece, la sensazione è quella di non capire un cazzo fino alla fine, quando il regista ti spernacchia e urla ridendo: “Ti credevi che andasse a finire in un modo, eh? E invece, tiè! T'ho fregato!“
Bella forza.

Se amate Morricone, autore del bel tema del film, Suzy Kendall e, in generale, le atmosfere malate del thriller all'italiana, allora 'Spasmo' - pur con tutti i suoi difetti - vi regalerà comunque qualche momento di piacere.
Diversamente, togliete una stella al giudizio e avvicinatevi al film con estrema cautela.

Tiziano

Tiziano dice:


Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere



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