Di F. Gary Gray, con Mark Wahlberg e Charlize Theron; formato: 2.35:1; 2003
Remake dell'omonimo film inglese (da noi rititolato come Un colpo all'Italiana) del 1969 con Michael Caine, The Italian Job è un classico “heist movie“, un film su una grande ed elaborata rapina, presentato nell'obbligatoria veste fighetta che è stata cucita addosso al genere per incontrare i favori del vasto pubblico che ha gradito Ocean's Eleven: protagonisti affascinanti, misure di sicurezza “impossibili“ da aggirare con astuzia e un ampio campionario di strumenti hi-tech a sostituire i classici grimaldelli e piede di porco.
Una banda di ladri organizza un colpo da 35 milioni di dollari in lingotti d'oro da portare a segno a Venezia (nel film originale il bersaglio del furto era la Fiat, a Torino), ma una volta portato al sicuro il bottino la banda verrà tradita da un suo elemento, che non esiterà ad uccidere il capo. Un anno dopo, a Los Angeles, il gruppo di buggerati cerca vendetta, orchestrando un piano complesso che dovrebbe permettergli di rubare l'oro rimasto al traditore.
Lo spettacolo è piacevole da guardare sia per l'ottima messa in scena che per la buona prova di attori mai deludenti come Edward Norton e Mark Wahlberg, ma The Italian Job inciampa su diverse inverosimiglianze macroscopiche che, in un film tutto basato su calcoli al millesimo di secondo e strumenti di precisione, stonano non poco e sanno molto di deus-ex-machina. Il traditore, poi, mi dovrebbe spiegare come ha fatto (attenzione, segue piccolo SPOILER) ad usare il bottino per comprare una villa fantascientifica, apparecchiature elettroniche da sultano e automobili da pascià spendendo solo 8 milioni dei 35 rubati. Capisco che la banda in cerca di vendetta doveva poter contare su un bel gruzzolo da portare via, ma non sarebbe stato meglio, allora, piazzare il Giuda in un bell'appartamento senza troppe pretese? (fine SPOILER).
Un po' irritante, poi, l'atmosfera di “americanismo“ che permea diverse scene, soprattutto quelle ambientate a Venezia, in cui le misteriose e delicate calli finiscono inevitabilmente preda di buzziconi rumorosi che sfasciano tutto con motoscafi lanciati a tutta velocità, e in cui l'elemento “acculturato“ della banda pretende di essere tale solo perché tiene in mano una patetica guida chiamata How to Think Like Leonardo Da Vinci (“Come fare per pensare come Leonardo Da Vinci“). A buffone, ma famme er piacere.
Nonostante tutto, ripeto, The Italian Job risulta un film comunque godibile, ben girato ed interpretato e mai seriamente deludente.
Divertente, infine, il cameo di Shawn Fanning (l'inventore di Napster, a cui devo molto) nei panni di sé stesso.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www.italianjobmovie.com
Trailer: http://www.apple.com/trailers/paramount/the_italian_job/

...per sdebitarsi.
A sto punto completa la citazione
edward norton ha proprio la faccia di uno che te lo piazza nel culo senza prima avere la cortesia di menartelo un po' davanti...
Anche a me all'epoca parve una bella minchiata, ma di quelle grandi ne!!!
A me è parso un po' na minchiata, soprattutto le scene con le Mini....e proprio Edward Norton secondo me stonava in quel ruolo