Di Pierfrancesco Campanella, con Eva Robins e Mirca Viola; formato: 1.85:1; 2003
L'omicidio a colpi di squadra da disegno di una giovane insegnante dà l'occasione agli abitanti dello stesso stabile in cui è avvenuto il fatto di sfruttare il delitto per compiere altri omicidi - con la stessa modalità del primo - a proprio uso e consumo, addossando la colpa al misterioso assassino.
Insomma, è tutto un magna magna, si fa di tutto per un minuto di celebrità , nessuno si fa scrupoli e la gente sono stufi.
Il film di Campanella tenta - senza riuscirci, ma neanche un po' - di rinverdire i fasti del giallo (ovvero, il thriller all'italiana) mettendo in mostra una struttura narrativa ed una messa in scena vagamente argentiane con venature hitchcockiane riscontrabili qua e là , basando l'intreccio su temi attuali ma risaputi come l'ossessione per la fama e lo sfruttamento dei media a scopi personali, anche i più biechi.
L'assunto dell'intreccio, di per sé, non sarebbe neanche malvagio, ma lo svolgimento del film è eccessivamente frammentato in un nugolo di sottotrame delle quali gli autori stentano a tenere le fila, e il film è irrimediabilmente compromesso da una recitazione terrificante e da una serie di personaggi stereotipati che, morissero tutti, agli occhi dello spettatore non farebbero una lira di danno.
Il magistrato interpretato da Mirca Viola è una specie di didascalia umana, una constatatrice che non fa altro che spiegare e descrivere l'ovvio.
La ragazza sbandata di Elisabetta Rocchetti (mai una volta che le facessero interpretare qualcosa che non sia una mignotta, una tossica o una poco di buono in generale...) parla per luoghi comuni e si fa prendere dagli scrupoli soltanto dopo essere stata capace di uccidere selvaggiamente una donna, oltretutto sprofondandole più volte una squadra da disegno in petto.
La pittrice interpretata da Florinda Bolkan (le cui tele sono state dipinte dal pittore Sandro Simeoni, noto cartellonista cinematografico) possiede un animo omicida capace di far impallidire Jason ma nessuno - tra gli autori - si prende la briga di motivare a sufficienza le sue ignobili azioni (fa sventrare la sua governante solo per una questione di truffette da rubagalline).
E così via.
In un panorama di performance terribili, la prova attoriale di Florinda Bolkan e Franco Nero risuona come un tuono in mezzo ad un coro di timide scorregge, e questo nonostante la presenza sullo schermo di Nero sia limitatissima e la Bolkan reciti col suo inconfondibile (ed irresistibile) accento straniero.
Come se non bastasse, poi, la sceneggiatura usa una merda di cane (non metaforico, si tratta proprio di uno stronzo acciambellato) come cardine attorno al quale ruota uno degli omicidi e propone i nomi di personaggi più assurdi che la storia dell'umanità ricordi.
Io adesso mi domando e dico: va bene che anche Argento ha sempre fatto un ampio uso di figure dai nomi assai cacofonici, ma mi chiedo come cazzo di una porca di quella puttana porca si fa a chiamare il personaggio di un film ambientato nella realtà di tutti i giorni "Premio Politano"? No, dico, ma vi rendete conto? "PREMIO POLITANO"!!! Quale maledetto sadico senzadio chiamerebbe il proprio figlio "Premio Politano"? E fosse solo quello! Che ne dite di "Nicole Cardente" e "Otilia Scaramuzzi", oltretutto amante di Premio Politano? Cioè, dai, immaginate: "Vuoi tu PREMIO POLITANO prendere come tua sposa OTILIA SCARAMUZZI..".
Perché questi nomi fuori dal mondo? A che servono? A CHI servono???
Scusate, cari lettori, se ogni volta mi soffermo su particolari del genere, ma il fatto è che in simili occasioni divento autistico e finisco in un mondo tutto mio, in cui cerco di entrare nella mente delle persone per tentare di capire il perché delle cose. Ecco, ad esempio io adesso sono Pierfrancesco Campanella (non importa chi sia il vero autore di quei nomi folli: quello che dovrebbe avere l'ultima parola su certe decisioni è sempre il regista, quindi entro nella sua testa). Dicevo, sono Pierfrancesco Campanella, regista di 'Cattive inclinazioni'. Mi vengono proposti (o creo) i nomi di alcuni personaggi del mio film, che tanto ho sudato per mandare in porto. I nomi sono "Otilia Scaramuzzi", "Nicole Cardente" e "Premio Politano". Premio. Politano. PRE-MIO-PO-LI-TA-NO. Ecco, in questo momento, dopo aver letto i nomi, cosa passa per la mia testa di regista? Per quale motivo non straccio tutto bestemmiando i miei dei e licenziando chiunque mi capiti a tiro? A cosa mannaggia la troia serve - all'economia del film - chiamare alcuni personaggi in quella maniera incredibile?
A ben vedere, però, quei nomi sono da considerare forse come il più grande successo del film.
Provate a vederlo, aspettate venti giorni e poi ditemi se l'unica cosa che vi rimane in mente non è proprio Premio Politano...
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere

I Nomi
Beh non c'è da sorprendersi di questo mal costume dei registi italiani di chiamare in modi orripilanti i protagonisti dei propri film..basta e avanza il nome dato al proprio film da louis nero, "hans l'uomo scarafaggio", nel quale il protagonista si chiama appunto Hans Schabe (che in tedesco significa appunto scarafaggio).
Tra l'altro ti consiglio di vederlo se vuoi aggiungere l'ennesimo film spazzatura da una stella nelle tue recensioni..ciao..
premio politano è il mio idolo!!!
Sto film è un capolavoro!!Infatti a me è rimasto impresso proprio quel nome, oltre alla presenza massiccia di florinda bolkan e alla voce di mirca viola. Il primo omicidio è un capolavoro, il resto della pellicola dice " Potevo andare avanti così, invece vi prendo tutti per il culo, tanto non meritate altro". Ma si sbagliava, ha dato pure troppo!!!