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CROCEVIA DELLA MORTE (Miller's Crossing) Iscriviti e sarai sempre aggiornato

Di Joel ed Ethan Coen, con Gabriel Byrne e John Turturro; formato: 1.85:1; 1990


In pieno clima di proibizionismo anni venti, Tom Reagan (Gabriel Byrne) è il braccio destro di Leo, uno dei boss della città. Scoperto in una tresca con la donna del capo, Tom si ritrova solo e perseguitato dal bookmaker cui deve un sacco di soldi; l'occasione di risalire la china gli viene offerta da Johnny Caspar, boss antagonista, a patto che Tom uccida Bernie (John Turturro) - fratello dell'amante del suo ex datore di lavoro.

Con le loro trame ricche d'intrecci tra personaggi curiosi e caricaturali, nel corso degli anni i fratelli Joel ed Ethan Coen si sono distinti come due tra i cineasti più eclettici sulla piazza. La loro forza risiede proprio in queste sceneggiature difficili da riassumere in poche righe, ma estremamente scorrevoli e piacevoli da vedere sullo schermo. 'Crocevia della morte' rappresenta uno dei più alti picchi della produzione Coen, confermando la bontà della loro formula: il cardine attorno al quale l'intera storia ruota (in questo caso il gangster Tom Reagan) è sempre un individuo riflessivo, deciso a rimanere nell'ombra; ambiguo non per convenienza, ma per l'incapacità di applicare la dicotomia secondo cui ogni azione viene mossa necessariamente nel bene o nel male. Tom, nonostante la scorza da figlio di puttana, è una persona qualunque che lotta semplicemente per sopravvivere: stregato da un sogno profetico cerca di dare un senso alla sua vita, ed è proprio la presenza onirica, fatta di riprese evocative accompagnate da un lirismo musicale, ad essere uno dei temi più significativi del cinema targato Coen: la profondità di un'intuizione, quasi mistica, è il motivo nascosto che spinge una persona a raggiungere le sue certezze.

Ma 'Crocevia della morte', oltre ad avere una chiave di lettura intima, è anche una buona storia di gangster in grado di tenere sempre alta l'attenzione grazie a continui capovolgimenti di fronte che mettono costantemente in pericolo di vita ciascuno dei protagonisti; inoltre, certe scene trascinano lo spettatore in un vero e proprio stato di trepidante attesa sia per la bravura di un particolare attore (vedi la camminata nel bosco con un drammaticissimo John Turturro) che per la costruzione audiovisiva (vedi l'attentato a Leo, un'affascinante goduria di pallottole e azione). Non manca - ravvisabile più che mai nel monologo di apertura del burbero Johnny Caspar di origini napoletane - un tributo a 'Il padrino' come massima espressione del romanticismo malavitoso; il rigore morale ed etico dei comportamenti viene trattato dai Coen a loro modo, e cioè con un'elasticità in grado di far spaziare uno stesso personaggio tra il drammatico e il comico: si passa dal già citato e serissimo monologo iniziale alla macchietta fumettosa del boss che accoglie il figlioletto tornato da scuola.

Insomma, 'Crocevia della morte' si lascia guardare per tutta la sua durata e non potrà mancare di compiacere sia tutti i fan dei Coen, sia chi per la prima volta si avvicina al loro cinema.

Eric

Eric dice:


Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere



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