Di Charles Martin Smith, con Marc Price e Tony Fields; formato: 1.85:1; 1986
Eddie è il classico teen-ager sfigato, vessato dai compagni di scuola e ignorato dalle ragazze. Il suo unico rifugio è l'amore per l'heavy metal e soprattutto per il suo idolo, Sammi Curr, che però muore misteriosamente in un incendio. Suonando al contrario il master del suo disco inedito, Eddie scopre che il vinile racchiude l'anima malefica del cantante, il quale spinge il ragazzo in una spirale di vendetta e follia omicida.
"Rock and roll / Rockin' on a midnight / steal your soul!
Rock and roll / Rockin' on a midnight / Take control!"
Se queste rime ispirate non vi hanno fatto alzare immantinente il braccio, mimando con la mano il 'segno del diavolo', agitando vistosamente la capoccia, evidentemente non siete mai stati dei veri Metal addicted e - soprattutto - non avete mai visto 'Morte a 33 giri'.
Niente di male, per carità. Vi siete solo risparmiati anni di guerriglia con genitori e vicini per il volume assordante dell'impianto stereo che vomita bicordi distorti e diabolus in musica a profusione, lussazioni e fratture da pogo furibondo ai concerti (chi, come il sottoscritto, è sopravvissuto ad un live degli Slayer capirà...), botte di 'truzzo' dai compagni paninari e un dimenticabilissimo horrorino camp e indelebilmente marchiato eighties in ogni suo aspetto.
Pensato più come parodia del satanismo di superficie ostentato da molte glam-metal band in auge nella metà degli anni ottanta, che come horror vero e proprio, 'Morte a 33 giri' è uno di quei film legati a doppia mandata al suo anno di produzione e alla cultura di riferimento, e quindi destinato oggi ad essere apprezzato solamente da qualche rockettaro trentenne e nostalgico come il sottoscritto.
Solo chi ha vissuto e condiviso la scena metal di quegli anni, infatti, potrà cogliere le innumerevoli citazioni sparse a piene mani nel film, e divertirsi con i gustosi camei di Gene Simmons dei Kiss e soprattutto di Ozzy Osbourne nei panni di un predicatore puritano che osteggia i metallari, sapendo che all'epoca il cantante trascorreva il suo tempo ad esibirsi in concerti nei quali - nel migliore dei casi - si dileggiava a staccare a morsi la testa di un pipistrello morto gettatogli sul palco.
Anche il carisma del villain di turno, Sammi Curr, fonda completamente sulla complicità di un pubblico in grado di riconoscerlo come summa di tutti gli elementi più kitsch dei frontman glam-metal dell'epoca, dal sessismo di Blackie Lawless degli Wasp, al satanismo della domenica di Alice Cooper, fino al ridicolo superomismo da 'soldati del metal' espresso da band come i Manowar. Solo in questo caso, infatti, è possibile godersi appieno le malefatte di Sammi e - soprattutto - la sua esibizione al culmine del film, tutta a base di playback fuori sync, sculettamenti e fulmini dalla chitarra.
Purtroppo, tolti gli elementi citazionistici legati alla cultura metal, tutto quello che rimane è un horrorino decisamente anemico e tuttosommato un po' noiosetto. A parte infatti un bizzarro 'quasi' stupro di una ragazza con i capelli cotonatissimi da parte di una musicassetta indemoniata, che se non altro mette in mostra due belle tettine e due orecchie squagliate dalle cuffie di un walkman, il film ha ben pochi brividi da offrire e si limita a riproporre fino alla nausea infinite varianti della stessa scena: il protagonista che sfascia impianti stereo, autoradio e radioline nell'intento di bloccare l'entità malefica di Sammi Curr che tenta di sprigionarsi dal disco in cui è imprigionata (tema curiosamente riproposto con minime varianti un paio di anni dopo da Wes Craven con il suo altrettanto fallimentare 'Sotto Shock').
Insomma, chi non è cresciuto negli anni ottanta a botte di schitarrate metal e film horror dozzinali, difficilmente riuscirà a trovare qualche elemento di interesse in 'Morte a 33 giri', e a costoro sono dedicate le due stelline appioppate alla pellicola dal mio io critico ed rigidamente obiettivo.
Per tutti gli altri: rispolverate il chiodo di pelle con le borchie, agguantate un parruccone se avete perso i capelli strada facendo, accordate la Gibson e scaldate le valvole del Marshall. Fatto? E allora via, a squarciagola: "Knock, knock, knockin' for a sweet surprise / It's a trick or treat..." Ehhhh, bei tempi...
Tiziano
Tiziano dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0092112/trailers

da quel che so la storia delle formiche al party è vera, e sembra che verrà riproposta nel prossimo film sui motley crue...
comunque sto film racconta una grande nascosta verità: fare andare i vinili all'incontrario alla lunga li rovina...
grandioso
Io sono cresciuto a pane e metal... x me all'epoca qst film meritava l oscar, l'ho rivisto ora in dvd.... quanti ricordi... ed una lacrimuccia(avevo bevuto) per il ricordo della mia prima fidanzatina, naturalmente metalgirl
strane manie
Si dice anche che "tirava" di formiche! e di piscio...
assurdo!pensavo fosse una leggenda metropolitana.Doveva essere proprio fuori come un cocomero!Collasso e trattamento antirabbico ...azzzz O_O
Tiziano scrive:
x Markus76
Verissima. Devi sapere che Ozzy, nei suoi concerti, amava gettare sul pubblico sangue e interiora di maiale a secchiate. Così i fan hanno iniziato dapprima a ricambiare l'omaggio fino ad arrivare a portarsi dietro animali morti (tipo rane, serpenti, gatti, etc.) da lanciare sul palco. Nel 1982, durante il tour di 'Diary of a madman', un fan lanciò sul palco un pipistrello morto e Ozzy, probabilmente strafatto come un cocomero (ma lui ha sempre affermato di averlo scambiato per un pupazzo...) afferrò il cadavere e gli staccò di netto la testa con un morso. Il gesto gli costò un collasso e un paio di settimane di trattamento antirabbico...
Nel film c'è un preciso omaggio alle simpatiche abitudini di Ozzy...;-)
ma la storia del pipistrello era vera?!