Di Joseph Merhi, con Tricia Parks e Pamela Dixon; formato: 1.33:1; 1988
Lasciate che vi parli di Joseph Merhi.
Joseph Toufik Merhi è - come è giusto che sia - un nome sconosciuto al 99,9% degli appassionati di cinema. Attualmente attivo principalmente come produttore, Mehri ha alle spalle anche una carriera da regista, veste in cui (soprattutto negli anni '80) ha sfornato una serie di capolavori della minchiata che meritano attentissima considerazione.
Come tutti gli estimatori di film di merda sanno, le vere perle di follia cinematografica sono da ricercare nelle opere di quei registi che - per un motivo o l'altro - sono convinti di avere del talento, seguono una loro cifra stilistica, propongono spesso gli stessi temi e - cosa fondamentale - infondono la loro personalissima impronta a tutta la loro produzione; quello da seguire come farebbero i cani da tartufo, insomma, è il regista inetto che “ci mette del suo“ ed agisce in totale (o quasi) libertà , uno che - oltre a dirigere - trova anche i finanziamenti necessari alle riprese e scrive le sceneggiature delle sue pellicole.
In questa descrizione si rispecchiano in gran parte veri e propri totem del Pessimo su celluloide come Ed Wood, Al Adamson e - in tempi più recenti - il mio amato Uwe Boll (che ad ogni passo rischia però di essere “rovinato“ dai budget sempre più grandi di cui dispone, che spessissimo si traducono in più controlli e restrizioni da parte dello staff finanziario dell'opera e l'accesso a professionisti di calibro sempre maggiore per la troupe, tutti elementi acerrimi nemici del film Super Cagata Incredibile) e proprio il nostro Jospeh Merhi.
Scrivo “nostro“ non a caso: Merhi, infatti, tra tutti i campioni del so bad it's good è uno dei più amati e seguiti dai collaboratori della Morelli's Movie Guide.
In questo sito, come avrete credo notato, ognuno ha le proprie ossessioni e - rispettando una sorta di tacito accordo - tutti sanno quali sono i registi-feticcio che non vanno sottratti ad un dato collaboratore. Come io ho più volte consumato i tasti a furia di spargere “indisturbato“ il mio odio/amore nei confronti di Michael Bay o del già citato Uwe Boll (almeno a film appena uscito, una specie di jus primae noctis cinematografico, se volete), allo stesso modo - ad esempio - mai mi sognerei di toccare a Tiziano i vari David DeCouteau o l'accoppiata Trey Parker/Matt Stone (per non parlare di singoli titoli come 'Quarto potere').
Per Joseph Merhi, invece, l'ammirazione è unanime, ed infatti le recensioni presenti nella MMG relative ai suoi film (questa, 'Fresh Kill' e 'Strade violente') sono state scritte da me, Tiziano e - in parte - addirittura da Sasha, che da vari anni a questa parte scrive solamente sugli assegni destinati all'Ikea di Roma e che per Natale ha ricevuto in regalo da Tiziano proprio il DVD di questo 'L.A. Crackdown', dono consegnato con l'etichetta del prezzo ancora attaccata su cui campeggiava un gagliardissimo “1 euro“.
Ah, che adorabili teste di cazzo che siamo.
Tornando a Joseph Merhi, dovete sapere che è una specie di Michael Mann dei poveri che ha dedicato gran parte delle sue opere al sottobosco criminale di Los Angeles, con la differenza - però - che invece di strafichissimi ladri milionari si tratta di rubbagalline che potrebbero tranquillamente essere presi a schiaffoni in faccia da chiunque (e infatti finiscono - quando non muoiono - regolarmente umiliati, sbeffeggiati e soli).
Le spaziose ed algide scenografie di Mann si traducono, nelle opere di Mehri, in squallidissime discariche, appartamenti arredati da Nonno Ugo ed un trishhhtissimo garage utilizzato in più film.
Dove Mann, poi, ha Dante Spinotti ad illuminare il set, i film di Merhi... beh, diciamo che le sue pellicole sembrano un'incarnazione del cattivo gusto di Cindy Lauper, ecco, con un tripudio di neon fucsia, musica talmente synth che la metà basta, orecchini a corno, capigliature che ti fanno diventare serio dall'orrore ed un cast composto utilizzando tutte le comparse scartate ai provini di 'Purple Rain'.
I ritmi sono gli stessi - lentissimi - comuni a tutti quei cineasti che non sanno come raggiungere il traguardo di un'ora e mezza di durata, scopo spesso raggiunto tramite dialoghi di una lunghezza ed inutilità estenuante e soprattutto con i temutissimi “spostamenti dal punto A al punto B in TEMPO REALE“, che nel caso di Merhi consistono nell'inquadrare fino allo sfinimento i personaggi che A) entrano in macchina, B) si sistemano comodi, C) accendono il motore, D) mettono la freccia, E) guardano a destra e a sinistra, F) fanno manovra per uscire dal parcheggio G) si infilano nel traffico e vengono ripresi fino a che non escono dall'inquadratura.
Gli eroi di Merhi sono figure tragiche e moraliste, che non mancano mai di fare un cazziatone al teppista di turno e che percorrono la loro discesa all'inferno trascinandosi dietro una corte di innocenti, complici e aiutanti loro malgrado che finiscono regolarmente morti ammazzati per colpe non loro.
Nei film di Joseph Merhi, poi, ogni singolo colpo di pistola viene esploso al ralenty, stessa cosa quando viene fatto a pezzi un elemento scenografico un po' più costoso degli altri (tipo neon o sedie di balsa).
I film di Merhi possono essere apprezzati su due livelli: nel primo potreste fare la risatona della vostra vita prestando attenzione ai dialoghi e seguendo la storia (elementi solitamente zeppi di cose fuori dal mondo), mentre il secondo riguarda le scene pazzesche partorite dal “momento dell'artista“, ovvero quegli istanti in cui Merhi decide che è giunta l'ora di sfoggiare il suo talento registico.
In questo senso, 'Fresh Kill' include entrambi i livelli alla massima potenza ed è infatti da considerare come il capolavoro Merhiano.
'Mayhem' può essere apprezzato soprattutto per la trama.
Con 'Strade Violente' si torna ai livelli di 'Fresh Kill' grazie ad una storia esilarantissima e ad una scena finale (un'uccisione commessa da teppisti annaffiati di birra) che è entrata di prepotenza nel mio personale Olimpo cinematografico di tutti i tempi.
E arriviamo finalmente ad 'L.A. Crackdown', in gran parte recensito proprio tramite la descrizione dell'opera di Merhi. Questo film, infatti, possiede il 100% delle caratteristiche appena elencate, con un'eroina (un'assistente sociale della L.A.P.D.) decisa a tutto pur di redimere una mignotta e una drogata (che finiranno ammazzate, naturalmente) fino a rimanere sola come un cane a meditare sul suo totale fallimento.
'L.A. Crackdown', però, vede un Merhi sottotono affidare tutte le puttanate proprie del suo immaginario cinematografico a trama e dialoghi sfortunatamente più sobri del solito.
Non mancano i momenti in cui farsi quattro belle risate, come quello che riguarda tutta la vicenda che porta la protagonista alla separazione dal marito che, dopo essere stato beccato al letto con la bagascia presa sotto l'ala protettrice di sua moglie, prima accusa la consorte (in pratica dice che se lui si è trombato una puttana minorenne la colpa è della moglie) per poi - durante un tentativo di riconciliazione - mandarla letteralmente “a fare in culo“ una volta trovatosi di fronte ad un debolissimo tentativo di opposizione da parte della donna.
La scena, però, che mette il “mer“ in “Merhi“ è quella in cui l'assistente sociale (una donnina minuta alta un cazzo e du' barattoli) si va ad infilare in un covo di pazzi tagliagole armata di una timida mazzetta da baseball, e invece di essere ridotta in pezzi non più grandi di un millimetro tra le risate generali riesce prima a mettere in scacco i bruti agitando il legnetto e poi - non si sa come - arresta TUTTI!
Merhismo in sordina, purtroppo, ma sempre di merhismo si tratta.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
