Di Takashi Miike, con Billy Drago e Risa Uehara; formato: 1.85:1; 2005
E insomma tu hai visto i 12 episodi della serie che si chiama 'Masters of Horror'. In quelle 12 ore passate davanti allo schermo ti sei imbattuto in neonati sgozzati, cadaveri di bambine divorati, evirazioni a morsi, uomini sbudellati da un proiettore, decapitazioni terrificanti, occhi trapanati, satira politica feroce, sesso come piovesse, un numero sconcertante di primi piani su sise, culi e addirittura boschetti della felicità. Considerando che si tratta di prodotti realizzati per la tv, beh, è da non crederci, anche perché si tratta di roba che al giorno d'oggi è difficile vedere anche al cinema.
Con questa consapevolezza, poi, vieni a sapere che il tredicesimo episodio - questo 'Imprint' - non verrà trasmesso, perché - vedendolo - anche i lungimiranti e mentalmente aperti responsabili del canale via cavo Showtime lo hanno giudicato troppo estremo, e pur di non tagliarlo hanno preferito farlo uscire direttamente in DVD bypassando la trasmissione televisiva.
"Troppo estremo"? Cristo d'un dio...
Adesso io sfido chiunque si sia trovato nella condizione appena descritta a dire di non aver fantasticato almeno un po' su quali indicibili orrori avrebbe potuto contenere il fantomatico tredicesimo episodio diretto da Takashi Miike.
Se un minimo conosco i miei polli, alla notizia "episodio cancellato perché troppo estremo" le menti di molti appassionati devono essere volate oltre ogni limite, riempiendosi di fantasie su snuff movies, atrocità mai viste da occhio umano, fotogrammi capaci di spalancare le porte di questa dimensione all'Anticristo, immagini che avrebbero portato alla follia come in 'La Fin Absolue du Mond', scene insostenibili dalle quali sarebbe stato impossibile distogliere lo sguardo perché anche loro dotate dell'ingrediente segreto delle Pringles, sequenze che ti avrebbero costretto a strapparti gli occhi per cercare di cancellarne il ricordo, e via dicendo.
Dai, dite la verità, è stato così anche per voi.
Naturalmente, come accade ogni volta che le aspettative volano ben al di sopra della stratosfera (i sequel di 'Matrix', i prequel di 'Star Wars'...), la realtà dei fatti non può che essere deludente, almeno fino a quando non si riacquista un minimo di lucidità mentale e si esamina l'oggetto della propria spasmodica attesa con attenzione, razionalità ed obiettività.
Obiettivamente, quindi, posso dire che se 'Imprint' non è stato in grado di farmi sprofondare nelle fiamme dell'inferno è stato però capace di farmi mettere nei panni di quei poveri cristi della Showtime e farmi provare anche un minimo di comprensione.
L'episodio - incentrato sul dialogo tra un uomo (alla ricerca disperata della donna amata) e una geisha su un'isola fuori dal tempo - è infatti pregno di nefandezze di prim'ordine e mette in mostra un Miike senza compromessi (che equivale a dire "roba pesante").
Il campionario di orrori sbattuto in faccia al pubblico prevede:
Seguono SPOILER
Un cervello a brandelli.
Tortura tramite aghi sotto le unghie.
Tortura tramite aghi sulle gengive.
Feti abortiti gettati nel fiume.
Una bambina violentata dal padre, che in realtà è lo zio ed ha appena picchiato a sangue la sorella/moglie.
Fine SPOILER
Ora, immaginate un qualsiasi Homer Simpson o Mario Rossi davanti ad una cosa del genere e ditemi quanto tempo sarebbe intercorso tra la trasmissione dell'episodio e il bombardamento col napalm della sede di Showtime e del Giappone tutto.
La forza e l'incisività della violenza di Miike risiedono in gran parte nel contesto in cui le scene più efferate vengono immerse e nel tono con cui vengono mostrate.
Quello che fa la differenza con gli altri episodi della serie (e con gli altri horror in generale) è proprio la crudeltà di fondo con cui il film di Miike è permeato, una durezza che non concede sconti e che sottolinea ulteriormente le già estreme scene di violenza. Volendo fare un paragone con il mondo dei cartoni animati, le nefandezze mostrate negli altri 'Masters of Horror' stanno ad 'Imprint' come i Looney Tunes stanno a Ninja Kamui: sempre di un cartone animato si tratta, ma mentre uno fa esplodere un coyote con un sottofondo di rumori buffi, l'altro fa volare teste come conseguenza di una terrificante vendetta.
L'episodio di Miike chiede attenzione, mente pronta e spirito adulto, appaga il pensiero, lo sguardo (con immagini di un'eleganza visiva sconosciuta agli altri capitoli della serie) e la sete di sangue con sessanta minuti in cui vengono ottimamente bilanciati delirio e coerenza narrativa e - fortunatamente - non è mai chiaro dove si voglia andare a parare.
Per l'ennesima volta a non convincere pienamente è la maniera in cui si è gestito il racconto all'interno dell'ora messa a disposizione di ogni episodio, in questo caso con le due versioni del racconto della geisha poste a distanza troppo breve l'una dall'altra (si fatica a capire il motivo per cui la donna dica la verità immediatamente dopo aver detto una menzogna sullo stesso tema).
Comunque un peccato veniale che non intacca più di tanto quello che può tranquillamente essere considerato come uno degli episodi migliori della serie, qualche gradino al di sotto di 'Cigarette Burns' e dell'inarrivabile 'Homecoming'.
'Masters of Horror' è il titolo di una serie di film televisivi della durata di un'ora ciascuno andati in onda per la prima volta sull'emittente americana via cavo Showtime.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www.mastersofhorror.net/
Trailer: http://www.mastersofhorror.net/

Bellissima quella copertina! Di che edizione è? Se ne trova una a risoluzione più alta?
Il più bello...
...in assoluto di questa stagione, a mio avviso. Tralasciando che mi aspettavo un qualcosa di forte solo perchè era Miike, e cose così... anche se fosse stato di quel cazzaro di Argento (che è l'episodio più insulso di questa serie) avrei avuto la stessa carica di adrenalina del vederlo... carica di adrenalina perchè erano anni, decenni che in certe occasioni a fatica guardavo certe scene, ma continuavo per vedere i particolari dei colori, del montaggio, dell'angoscia, e perchè no anche della bellezza di tutto quel sangue, budella, tortura... bellezza in senso cinematografico, sia chiaro!
Lo consiglierò vivamente a chi mi sta sui coglioni, così la smetteranno anche di salutarmi...
madò
che roba!
ci credo che non l'abbiano passato in tv
guarda che è roba forte eh? ho fatto davvero fatica a vedere quelle scene ma ho resistito... cmq molto bello, la scena d'apertura, la fotografia, i colori, un grande lavoro di un grande regista. sì, come eleganza visiva è una spanna superiore agli altri... ho sofferto più qua che su ichi...
dannatamente cattivo
se devo essere sincero un pò me l'aspettavo. Sapevo che non avrebbe raggiunto un livello splatter alla pari di altri episodi della serie ma mi sentivo anche che sarebbe stato molto più "doloroso". Il grande Takashi dimostra ancora che in quanto a sadismo e cattiveria pura è il migliore, anzi, credo che per lui sia orami una missione quella di essere il regista più razionalmente psicopatico di tutti i tempi.