Di Roger Donaldson, con Colin Farrell e Al Pacino; formato: 2.35:1; 2003
Lo squallido titolo italiano (anonimo quanto basta per essere dimenticato in poco tempo e fornire spunti per frasi come “Come si chiamava quel film co' Al Pacino che lui era un coso della CIA?“) riassume in una sola frase l'unico, vero difetto di questo thriller: la prevedibilità . Ma andiamo con ordine.
Colin Farrell è un esperto programmatore informatico coinvolto in un corso di addestramento per agenti della C.I.A. dal reclutatore Al Pacino. Una volta terminato l'addestramento, la recluta sarà impiegata in una missione ad alto rischio in cui dovrà spiare i movimenti di una sua collega con la quale, in precedenza, si era creata una certa attrazione.
Il film, fin dall'inizio, rende chiare le regole del gioco con continui episodi in cui si stabilisce che “nulla è come sembra“, ognuno è un possibile sospetto e tutto quello che accade va preso con una buona dose di diffidenza. Questo meccanismo regge ogni sequenza-chiave del film, con il risultato di far diventare il tutto “prevedibilmente imprevedibile“, mettendo lo spettatore nelle condizioni di dubitare di ogni personaggio e portandolo ad un punto in cui, ogni volta che un elemento viene presentato come “bianco“, il processo mentale che fa leggere lo stesso elemento come “nero“ scatta in maniera automatica. Per via di questo reiterato ribaltamento dei ruoli è ovvio, quindi, che i numerosi colpi di scena presenti nell'ultima porzione di film perdano la loro efficacia e siano facilmente individuabili dal pubblico con largo anticipo sull'evento (preparatevi ad essere circondati da commenti in stile “Hai visto? Te l'avevo detto io che quello era un fio de 'na mignotta!“).
Nonostante ciò, l'esperienza del regista Roger Donaldson (Senza via di scampo, Thirteen Days) riesce a rendere il film piacevole ed avvincente, soprattutto nella prima parte in cui l'attenzione è concentrata sull'addestramento della recluta.
Gli attori protagonisti forniscono una prova convincente grazie al “physique-du-rôle“ di Colin Farrell e alla bravura indiscussa di Al Pacino (aiutato anche dal sempre ottimo doppiaggio di Giancarlo Giannini), che sarebbe perfetto se solo evitasse - almeno per una volta - il “monologo da invasato“ d'ordinanza che contraddistingue tutti i suoi ultimi film. Al, lo sappiamo che sei bravo, non c'è bisogno di dimostrarlo ad ogni occasione.
Convincente anche la prova dell'attrice protagonista, una sosia di Ashley Judd di cui non ricordo il nome, che non ho voglia di andare a cercare sull'Internet Movie Database.
In conclusione, un film divertente, che sarebbe un peccato snobbare, ideale per passare un paio d'ore divertendosi con sorprese “light“ e vedendo Al Pacino che recita.
A Daniela è piaciuto tanto.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://touchstonepictures.go.com/recruit
Trailer: http://www.apple.com/trailers/touchstone/the_recruit
