Di Tom Berry, con Kim Coates e Dawna Wightman; formato: 1.33:1; 1990
Un gruppo di amici compra una casa fatiscente ad Amityville, con l'intento di ristrutturarla e rivenderla. Purtroppo per loro, nello scantinato è nascosto un confessionale nel quale fu ucciso un prete dodici anni prima e che ora è posseduto da uno spirito maligno che vuole essere liberato.
Brutta bestia, l'invidia. Un sentimento viscido e subdolo, capace di portare a compiere le azioni più aberranti e che non risparmia nessuno. Neanche le case infestate. Infatti dovete sapere che ad Amityville, la famosa casa in riva al fiume con le finestre a spicchio non è mica l'unica a poter vantare massacri familiari e possessioni diaboliche. Eh, no. Ne esiste un'altra, certo dall'architettura un po' più anonima e decisamente più defilata come posizione, ma che in quanto a fiamme dell'inferno non ha niente da invidiare alla più famosa concittadina. Così un bel giorno, la nostra casa decide che è ora di smetterla: dirotta verso di sé l'ennesima famiglia destinata a farsi massacrare nell'ex residenza DeFeo e si prepara al suo momento di gloria.
Pare impossibile, eppure questo film inizia esattamente così.
Una coppia attraversa il ponte che porta ad Amityville per raggiungere una "casa in riva al fiume in vendita ad un prezzo molto vantaggioso, chissà perché?", quando la moglie (una sensitiva, ci mancava altro) intima al marito di svoltare nel vialetto che porta alla casa protagonista di questo film.
Ecco, il gioco è fatto: il marito esclama: "Ma non è questa la casa! Però è in vendita pure questa e a un prezzo migliore! Ma sì, 'sti cazzi, compriamo questa!"
Evvuallà! Un altro bel seguito apocrifo è servito.
Come avrete ormai capito, infatti, 'Amityville Curse' non c'entra nulla con la saga della famosa casa posseduta, ma semplicemente un insulso filmetto horror direct-to-video, che cercò con questo pretesto assurdo di sfruttare la scia dell'uscita del quarto episodio 'ufficiale'.
Ovvio che con queste premesse, il film si presenta foriero di cazzatone memorabili, che puntualmente non si fanno aspettare, a partire dalle motivazioni dell'assortito quintetto che va a popolare la casa. I nostri eroi, infatti, tutti professionisti rispettabili, dopo aver acquistato la casa come 'investimento, cosa fanno? Assumono un'impresa per ristrutturare la casa, la rivendono e incassano il guadagno? Manco per sogno: si trasferiscono armi e bagagli in una casa che cade a pezzi e armati di martello e sparachiodi si mettono a giocare ai carpentieri, trascurando le proprie attività (uno si chiede addirittura: "Devo chiamare per vedere come sta andando il mio ristorante"). Il massacro da parte di uno spirito maligno mi sembra il minimo per gentaglia del genere.
La pochezza dei personaggi, poi, va di pari passo con la scontatezza della trama (che non si risparmia neanche la classica vecchietta svampitella che in realtà sa tutto) e con l'inesistenza di una regia, che non riesce ad inventarsi altro che camini che si accendono da soli, tarantole a piede libero e croci che cadono e si spezzano, per cercare (inutilmente) di tenere svegli gli spettatori, che per poter assistere a un delitto qualsiasi dovranno aspettare ben tre quarti di film.
Se non altro il film si riscatta dalla noia mortale grazie ai dialoghi, che - complice anche un terribile doppiaggio italiano, in grado di far esclamare ad una cameriera "Vi ho portato del vino bianco.", mentre posa su un tavolo un'immensa caraffa di birra - riesce a strappare ben più di una risata convinta grazie alle castronerie messe in bocca ai protagonista da uno sceneggiatore evidentemente in preda all'LSD.
Ah, se l'unica attrice passabile presente in questo immondezzaio (Cassandra Gava) vi risulta familiare, è perché le avete visto il culo mentre Conan la buttava tra le fiamme dopo essersela scopata.
Tiziano
Tiziano dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
