Di Francisco Plaza, con Erica Prior e Craig Stevenson; formato: 1.85:1; 2002
Il buon Sashone: se non ci fosse dovrebbero inventarlo (magari riducendogli il diametro del capoccione). L'unico essere umano disponibile ad accompagnarmi a vedere certi film è proprio lui, l'uomo con le sedie di legno più scomode della Via Lattea, che non solo è disponibile a vedere ogni schifezza horror il cinema proponga, ma ne è anche entusiasta!
Quella che doveva essere una serata all'insegna di Al calare delle tenebre (il perfetto film alla “Filippo e Sasha“) si è trasformata in un elettrizzante doppio show, un double-feature che ha incluso all'ultimo momento anche questo Second Name. Si vede un film, pausa per sigaretta e telefonata alle mogli e poi via di nuovo nel cinema, contenti dei soldi spesi al di là di quello che scorre sullo schermo.
Va detto che Second Name, nonostante non sia nulla di trascendentale, ha ripagato pienamente i 5 euro spesi ed ha colmato in parte l'abisso di tristezza aperto da Al calare delle tenebre, visto appena venti minuti prima.
Una ragazza è decisa a scoprire il motivo che ha spinto l'adorato padre al suicidio, e dopo una breve indagine si troverà coinvolta in un inquietante giro di sette religiose (gli insani abramiti) e morti ammazzati.
Il film, tratto da un romanzo di Ramsey Campbell, conferma l'avversione della Filmax (casa di produzione spagnola) verso i bambini, che dopo Nameless e Darkness (realizzati dalla stessa compagnia) vengono nuovamente usati come carne da macello anche in Second Name. Il film assume un tono macabro ma sobrio fin dall'inizio, lasciando ad un pugno di brevi ma efficaci inquadrature il compito di mettere alla prova la stabilità d'umore degli spettatori. Missione riuscita: dopo un cadavere trafitto da pali di ferro visibile a metà film, le facoltà antidepressive della mente del pubblico vengono definitivamente demolite da un finale che concentra immagini e situazioni altamente angoscianti, capaci di permeare i pensieri anche dopo la fine dei titoli di coda e fuori dalla sala. La sceneggiatura - costruita su solide basi letterarie - si è dimostrata coerente e compatta, una scrittura riuscita a cui manca soltanto un pizzico di verve in più per poter essere definita “ottima“. Bravi anche gli attori, capaci di coinvolgere lo spettatore grazie ad una buona gamma espressiva.
Speriamo solo che il prossimo appuntamento con questa nouvelle vague di horror iberico si lasci alle spalle sette religiose e bambini morti, altrimenti la formula inizierà inevitabilmente a mostrare la corda.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
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Trailer: http://www.elsegundonombre.com/en/synopsis.htm
