Di Jonathan Dayton e Valerie Faris, con Greg Kinnear e Toni Collette; formato: 2.35:1; 2006
Meno male che al cinema ci si può ancora imbattere in qualche bella sorpresa.
Siamo sinceri. 'Little Miss Sunshine' è uno di quei film che prima di entrare in sala ti scatenano almeno un centinaio di pregiudizi. La ragazzina, la famiglia strampalata, il furgoncino Volkswagen, il sicuro happy-end finale.
E soprattutto c'è un binomio che garantisce la veridicità di questi pregiudizi: indie americano e Sundance. Se mai c'è stato un periodo in cui il Sundance ha tirato fuori bei film, è di sicuro un periodo lontano nel tempo.
Sundance oggi è il sinonimo più affidabile di “carino“, “scherzoso“, al massimo “bizzarro“. Personaggi sfigatini, qualche tatuaggio, un paio di slip e canottiere, appartamentini dove si cucinano pasta e hamburger, un'automobile usata, un po' di casini amorosi, lavori strani, gente che mendica ma legge Shakespeare.
Insomma, il cinema perfetto per il pubblico Fandango e i lettori di Repubblica. Un paio di risate, una lacrimuccia, un buffettino che ti pizzica quando usi per la prossima volta la tua carta di credito e un pensierino latente su come la vita in fondo non sia lavoro-denaro-tv ma anche amore, filosofia e fiori di campo.
Diosanto, che palle.
Infine, coppia di registi e sceneggiatore esordiente. Mmh, cominciamo male... Certo, il cast è notevole: Toni Collette è una garanzia, il comico Steve Carrel in un controruolo, il vecchio Arkin.
Per quanto puoi affidarti agli attori, non pensi davvero che stai per vedere uno dei migliori film della stagione.
E invece, proprio di questo si tratta.
'Little Miss Sunshine' è il film che ti riconcilia non solo con il cinema indipendente americano ma anche con uno dei più abusati, stantii, vecchi topoi dell'indie: il road movie. E lo fa per un motivo molto semplice. È un film e non un “progetto volenteroso di film“, come capita sempre più spesso per i low-budget democratici americani.
La sceneggiatura è validissima, la regia conduce la storia con mano sicura, gli attori sono ben diretti. Film carino, dunque? Non direi.
L'empatia con i personaggi non viaggia sui binari comodi del “carino“. È difficile infatti familiarizzare con un una famiglia del genere. Un padre new-age, ipocrita e vigliacco; una madre incattivita; uno zio poeta e con tendenze suicide; un nonno aggressivo e eroinomane; due figli, quasi autistico il primo, brutta e normale la seconda (e non brutta ma geniale o brillante, come avviene in tutti i film pronti per gli studenti di critica cinematografica).
Quasi tutti si sarebbero buttati sul registro del grottesco, con personaggi del genere, ma i toni invece - almeno per la prima mezz'ora - si mantengono bassi, realistici, attenti a descrivere e raccontare il “prima“ che precede il viaggio verso l'assurdo concorso di bellezza per cui è stata selezionata la bruttina (una validissima Abigail Breslin - Dio che sogno sarebbe vederla pestare a sangue Dakota Fanning in un Celebrity Death Match, ma autentico, mica coi pupazzetti di plastilina).
La famiglia - già in conflitto - è “costretta“ a stare insieme in uno spazio forzato (il pulmino Volkswagen) nel tentativo di adattarsi per una volta all'american way of life, di comportarsi come una famiglia “normale“, unita, pacifica, serena: far partecipare la bambina al “Little Miss Sunshine“ (“Little Miss California“, nella versione italiana, che confonde un po' le idee dato che trasforma uno dei tanti concorsi di bellezza secondari in un concorso nazionale...).
La famiglia è partita e noi abbiamo fatto in tempo a conoscerli uno per uno e ci si stupisce che nessuno di loro ci abbia ammiccato, ci abbia fatto conoscere un suo sogno, ci abbia mostrato una qualità davvero simpatica, “carina“.
I personaggi vivono sullo schermo per quello che sono. E per una volta, non sappiamo bene a che cosa stanno per andare incontro.
I toni si alzano, il regime si stabilizza sul ritmo da commedia e si comincia a ridere sul serio.
Imprevisti e situazioni al limite dell'assurdo non sfigurano nella struttura del road movie così articolato, dato che tutto ruota intorno al vero tema del film: l'accettazione di loro stessi, come individui e come gruppo familiare. Ma c'è sempre meno tempo, perché il concorso è sempre più vicino.
E noi non abbiamo ancora visto una parentesi, una digressione poetica, non abbiamo mai visto un personaggio cantare (che sollievo!), né tanto meno un clichè, una valutazione politica spiattellata da un homeless all'angolo della strada. No, il film sta dentro la storia e dentro i personaggi, perché finalmente c'è una storia e ci sono dei personaggi da raccontare.
Toni Collette è la solita perfezione fatta attrice, Kinnear spreme nei mezzitoni tutto il succo del personaggio e gli altri (Carrell compreso) calzano alla grande i loro ruoli di caratteristi.
Bel lavoro davvero, questa sceneggiatura di Michael Arndt. Tre frecce d'oro nel suo arco: caratterizzazione dei personaggi accurata, nessun cedimento al clichè e un finale esplosivo.
L'arrivo all'Hotel che ospita il Little Miss Sunshine è l'inizio del vero momento geniale del film, il terzo atto che gli ha permesso di diventare un successo al botteghino, di vincere l'Oscar e il WGA come miglior sceneggiatura. Non ci sono cazzi, tutto quello che è successo fino a quel momento esplode e si rovescia nell'esibizione del concorso, dove la cicciotella bambina sta per essere massacrata da una giuria e da un pubblico pronti ad applaudire mummie infantili, piccole puttane imbalsamate in quintali di trucco e acconciature gonfiate a dismisura. Mostri umani accettati contro una imprevedibile, sgraziata, normale ragazzina svergognata.
La satira e i graffi mandano a pezzi tutto un immaginario tranquillo e rassicurante per i valori condivisi della società . E non c'è nessuno che te lo sta dicendo, nessuno te lo sottolinea, perché tutto accade sotto e durante l'esibizione sciagurata di Olive, uno dei più bei climax che la commedia americana possa fornirci in questi terribili anni di zuccherosi ritratti familiari.
Happy-end un par di palle.
Segue SPOILER DAVVERO TERRIBILE
La famiglia non si riunisce nel valore condiviso ma nel suo essere irriducibilmente diversa, aliena, contraria a tutto questo. Olive partecipa al concorso facendo uno striptease insegnatole dal nonno puttaniere e drogato. Con questo “sogno“ lei arriva al “Little Miss Sunshine“, dove tutte le altre sono sorridenti bambole pettinate. E così la famiglia che non sa di essere famiglia, la famiglia che si rende conto troppo tardi che sarebbe il caso di evitare alla bambina un'umiliazione (e solo perché crede che la bambina si comporterà come le altre, essendo quindi totalmente inadeguata), si unisce accettando e difendendo l'unica cosa possibile per tutti loro: confermare la loro totale diversità perché è inconsapevolmente più bella, più sana, migliore di tutta la “Sunshine“ che hanno intorno.
Non è da tutti affermare positivamente il concetto di famiglia attraverso il valore della diversità , senza parodizzarlo, né mettendolo in grottesco, ma solo con una scena (praticamente senza parole) usata come climax di commedia.
Fine SPOILER DAVVERO TERRIBILE
Dove tutti gli altri avrebbero proposto sconfitta decorosa, senso di appartenenza e sopravvivenza ai margini di un sistema di valori , “Little Miss Sunshine“ propone un trionfo violento e compiaciuto del politicamente scorretto. Senza mai dimenticarsi di essere prima di tutto una commedia e non un'analisi sociale.
Applausi meritati per questo gioiellino.
Si esce dalla sala contenti.
Poi una volta tornati a casa si apre la pagina degli spettacoli e si pensa solo ad una cosa: ma come mai nei film indipendenti americani i protagonisti vivono in periferia, con lavori difficili e si preoccupano di arrivare al mese successivo e nei film indipendenti italiani i protagonisti vivono nei loft al centro, in lussuosi attici con vista, fanno lavori elitari e si preoccupano di curare i crucci della loro anima tormentata?
Com'è possibile che questo cazzo di Paese non abbia più nulla da raccontare?
Motosega
Motosega dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www.foxsearchlight.com/littlemisssunshine
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0449059/trailers

W il trofeo rubato
Ma appunto che era da losers (una sola o), loro cosa sono?
Comunque, se non l'hanno girato evidentemente la pensavano come te, quindi va bene così.
Però, a ripensarci, manca un po' una "chiusa" al film, un finale (finalino) che resti davvero impresso... quindi a maggior ragione, bene le 4 stelle - io sono dell'idea che le 5 stelle siano per i capolavori VERAMENTE imperdibili, quindi da usare con ESTREMA cautela.
Eh eh ho iniziato ogni frase con un'avversativa, come sono figo :)
bellissimo
per me ce ne stanno pure 5 di stelle
no il finale alternativo che loro rubano il trofeo è troppo da loosers, della serie no cioè noi però il trofeo ce lo prendiamo lo stesso... gran film, attori assolutamente straordinari nessuno prevarica l'altro, non c'è il mattatore, non c'è la voglia di stupire ad ogni costo, grande realismo, rivincita del lato b di un'america che non tutti, anzi, in pochi conoscono... ecco un film da vedere almeno tre volte senza stancarsi mai... credo sia il miglior film del 2006...
Appena visto
Come ormai d'abitudine lascio il mio commento.
Bel film, tra l'altro ho provato momenti di autentico disagio (come volevano i registi, del resto) nel vedere sfilare le mini barbie del concorso, che cosa malata. Poteva, comunque, essere ancora più cattivo... e infatti è da 4 stelle, non 5.
Un appunto: per una volta sono d'accordo con la scelta fatta dai traduttori riguardo il concorso, rende più l'idea del viaggio che i protagonisti devono intraprendere, poi capirai se noi italiani ci frega qualcosa del concorso Miss California... già abbiamo Miss Padania...
Ah, il DVD conteneva anche diversi alternate endings, chissà perchè non hanno girato quello in cui ramavano il trofeo per poi fuggire verso il tramonto? Per me ci stava.
Appena rivisto, ed è molto più bello di come lo ricardassi. Quattro stelle piene.
Bellissimo film
Niente d dire come commedia nera non c'è che dire bellissima, meno male che i registi non hanno rovinato tutto il finale con un Happy end potevano farlo ma avrebbe rovinato tutto il bellissimo film!!
lato horror
Il lato horror è che il concorso esiste davvero, che i piccoli mostri che gareggiano sono proprio così nella realtà... questa consapevolezza mi ha fatto correre più brividi lunga la schiena de "La terra dei morti viventi". Alla piccola Abigail non serve essere brillante in nulla (per fortuna), le basta essere una normale bambina miope e grassottella per apparire per contrasto bellissima in uno dei finali davvero più brillanti (questo si) degli ultimi anni.
Se si pensa a tutte le commedie americane che, magari dopo un inizio promettente, finiscono in maniera desolante nella loro assoluta prevedibilità, il valore di questa piccola/grande commedia risulta ancora maggiore.
Bella lì, finalmente un film che vi piace! Cominciavo a pensare che vi facessero tutti cagare.
Gran sito, continuate così.
Concordo con il tuo avvilimento finale. D'altronde se una merda come "ho voglia di te" fa il record di incassi.... c'è solo da prendere, per l'ennesima volta, atto che è proprio un cazzo di paese (minuscolo).