Di Francis Ford Coppola, con Tim Roth e Alexandra Maria Lara; formato: 2.35:1; 2007
Il motivo generale per cui sono andato a vedere 'Un’altra giovinezza' è per l’amore imperituro e devoto che nutro per Coppola.
Il motivo specifico è perché oggi ho visto 'Michael Clayton'. Uno dei trailer che precedevano il film di Gilroy (shakerare tre parti de 'Il verdetto' con due di 'Insider', aggiungere una spruzzatina de 'Il socio' e otterrete un Clooney-cool-cocktail gradevole ma non sorprendente da tre stellette sulla MMG – tiè, due recensioni al prezzo di una), uno dei trailers, dicevo, era proprio quello di 'Un’altra giovinezza' che proiettavano nell’altra sala.
A prima vista, si intuiva un guazzabuglio poetizzante dall’alto potenziale erotico per le critiche cinematografiche in menopausa. Voce narrante, dubbi esistenziali, confezione sfarzosa, insomma arthouse cinema, di quelli che in mano ad un cineasta europeo fanno accapponare la pelle. In quel minuto e mezzo mi dicevo che il pragmatismo e la solidità di uno come Coppola avrebbero potuto tirare fuori qualcosa di valido e di significativo da un pastrocchio come quello che il trailer tentava in qualche modo di nascondere. Sì, sentivo che ne valeva la pena, che era una bella sfida.
E così, approfittando del pomeriggio libero e della pioggia, ecco che dopo la Sala 2 del Giulio Cesare stacco un altro biglietto e mi siedo in sala 3.
Dai, Coppola, stupiscili. Stupiscili tutti a questi che pensano che si possa fare un film artistico solo attraverso atmosfere rarefatte, monologhi di introspezione, astrazioni cervellotiche, pizzi e merletti, auto d’epoca e paesaggi seppiati.
Tira fuori il cuore, agganciaci alla sedia, non farci respirare. Tu puoi.
Bene, prima di raccontare del perché invece “No, Tu No Puoi”, sarà meglio riassumere in tre righe la tram... vabbé, la stor..., insomma quello di cui parla il film: un linguista ottantenne rumeno viene colpito da un fulmine poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Invece di morire, ritorna trentenne e ottiene poteri di conoscenza infinita, cosa che lo rende appetibile ai Nazisti come arma segreta. Datosi alla macchia, incontra una sosia del suo vecchio e fallito amore di gioventù che non solo viene colpita da un fulmine pure lei, ma si scopre essere la reincarnazione della monaca Rupini, una delle prime anime sacre del Buddismo, risalente al V secolo dopo Cristo.
Ora, si potrebbe dire che manco il Padreterno avrebbe tirato fuori un film decente da questo soggetto. Ma non c’è clemenza, non c’è assoluzione per Coppola, a causa del “come” ha raccontato tutto questo.
Ci sarà chi ha amato questo film, ci sarà anche chi ne avrà parlato bene tirando fuori la visione personale di un regista su temi come amore e finitezza umana; o volendo si può parlare di riflessione di un autore senile sulla senilità ; o anche citare Siddartha, la recherche Proustiana, il doppleganger, la cultura mittleuropea, quello che cazzo vi pare.
Ma no, quello che per due ore (che sembrano sei) scorre sullo schermo non è difendibile, nemmeno e soprattutto come esercizio di stile, come prova di lucidità intellettuale.
Coppola se l’è andata a cercare. Verrebbe da chiedersi cosa abbia visto o trovato nel romanzo omonimo per aver avuto voglia di farne un adattamento cinematografico. Viene da credere che abbia intravisto la possibilità di fare un film “piccolo”, slegato da logiche produttive hollywoodiane, libero grazie ad una coproduzione italo-rumena, un ritorno a qualcosa di più intimo e sicuramente meno commerciale.
Il tema del “tempo” non è nuovo per Coppola. 'Peggy Sue si è sposata' era una gradevole commedia, persino in 'Jack' Coppola ci aveva provato. Qui il tempo è alla base – più o meno – di tutta la vicenda. La possibilità di riviverlo, di cambiarlo, di dilatarlo all’infinito perché l’unica morte possibile, l’unica vera morte è quella dello spirito e dei sentimenti (dunque conoscenza e amore che traslati nel contesto sociale vengono contrastati dai regimi dittatoriali: nazismo prima, comunismo poi, sai che novità ).
Messa così, si salva il salvabile. Basta non vedere il film, sentirne solo parlare per esserne informati: “L’ultimo Coppola? Ah, sì, quello sul tempo, sì, sì, lui che torna giovane... sì, lo conosco...”
A vederlo, invece, il film è una insopportabile e desolante gabbia che ha imprigionato Coppola nell’europeismo d’autore più sfacciato, che lo ha lasciato balbettante tra dissolvenze incrociate e inquadrature sottosopra.
E quando parlo di europeismo d’autore non mi riferisco ad Ivory (che a confronto è la Serie A) ma a qualcosa che davvero non ci si poteva aspettare: si va a vedere Coppola e invece ci si imbatte in Agnieszka Holland, in una Sally Potter in pieno delirio.
Stilisticamente parlando il film è simile al suo 'Dracula', ma fermi, fermi tutti!, le similitudini si limitano all’uso dei flou nelle singole inquadrature, in qualche gioco di ombre, nelle sovraimpressioni all’interno della stessa scena.
Dove lì c’era in qualche modo passione, o quantomeno mestiere, scelta consapevole di un linguaggio semplice e popolare, qui c’è artificio continuo, un tentativo disperato di emozionare e scaldare una materia morta e fredda con trucchetti da prestigiatore.
Dove un tempo c’erano soluzioni brillanti o personali, oggi ci sono delle trovate di una banalità sconfortante.
Il bello è che se ne può parlare liberamente non temendo lo spoiler perché di fatto la trama è l’ultima cosa che conta.
Dunque assistiamo ad uno sdoppiamento perennemente dialogato del protagonista Dominic (Tim Roth) visualizzato attraverso lo specchio oppure nei controcampi a prospettiva deformata; la rosa è il segno dell’amore che appassisce una volta colto (DIO MIO!); la conoscenza è visualizzata attraverso un fascio di luce che attraversa volti e oggetti; la puttana al soldo della Gestapo ha una giarrettiera con la svastica.
Una simbologia da discount che fa cadere le braccia a terra.
E non solo perché le caratterizzazioni ridicole e le impasse costanti della vicenda rendono straziante la visione (non si erano mai visti dei nazisti da operetta simili, nemmeno Verhoeven in 'Black Book' c’era riuscito), ma perché si sprofonda nel ridicolo involontario nel giro di pochi minuti e ci si rimane per sempre.
Ecco, ad esempio, qualche perla dei dialoghi, citati testualmente:
-“Sento che non mi appartieni. Sei alieno in un mondo dal quale mi sento esclusa”.
-“Vada pure, la mia sottomissione ai nazisti è solo simulata”
-“Sei il miele dei miei sogni”
-“L’umanità post-storica avrà allergia della scienza”
-“Lei soffre di una rara forma di ipermnesia”
nonché la frase che scatena i deliri di metempsicosi dell’amata prima Laura/poi Veronica/e infine Rupini: “Ti amo e ti ho sempre amata” che viene ripetuta ad libitum nell’arco dell’intero film.
Per non parlare dei venti minuti buoni dove le battute sono per lo più in tibetano sottotitolato, venti minuti che precedono il gran (e lunghissimo) finale dove Coppola rifà 'L’esorcista', sostituendo Pazuzu con la glottologia. Vedere per credere.
Le interpretazioni naufragano nel marasma: Tim Roth è la macchietta di se stesso (contento lui che si sta specializzando nell’indie d’autore); Bruno Ganz è spaesato in un ruolo di grillo parlante stucchevole e che serve solo per portare avanti la storia quando Roth è confinato in ospedale; Alexandra Maria Lara (che ricorda la Portman con la vaga paffutaggine della Judd) è insignificante nonostante una scena di wet-shirt dove in lacrime sugli scogli lascia intravedere le tette.
In quella scena il dialogo è questo: “Ho sognato un uomo con la testa di cane che veniva a prendermi”, “Quello che hai sognato è Shiva”, “Non lasciarmi” “Non ti lascerò mai”.
Basta, inutile infierire ancora citando i bei tempi andati.
Sono andati.
Ne abbiamo perso un altro.
Motosega
Motosega dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www.sonyclassics.com/youthwithoutyouth/
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0481797/trailers

Concordo, Coppola è andato.
Un film tremendo.
Capirai, secondo questo concetto, per IMDB "LE ALI DELLA LIBERTA' " è il miglior film di TUTTI I TEMPI, alla pari con il Padrino...
Su IMDB gli danno 8.1 su 10....
Fate voi!!!
Uhm...
Motose', mi hai fatto passare la voglia di andare al cinema a vederlo.. mioddio e che dialoghi osceni! ^^
E anche Coppola è andato insomma.
mah!
Cmq vorrei far notare che michael clyton su la mmg ha preso 4 stelle.... ma non lo sai manco te motosega?? :D
E aggiungo pure, riesci a non scagliarti contro lo schermo?
Visto oggi.
Ma come si fa ad essere così generosi, Motosega? Riesci ad accettare la scomparsa (spero provvisoria) di Coppola con un'incazzatura così leggera!?!?
noooooooooooooo!
No, per Dio no! Anche Coppola nooooo!
Motosega grazie per la recensione, ora non vedrò mai questo film.
Mi ricorderò di questo regista per tanti altri bei films, ma mai e poi mai avrei pensato di dover mettere una pietra sopra anche su di lui!
ooh finalmente, grande motosè!