Di Paul Haggis, con Tommy Lee Jones e Charlize Theron; formato: 2.35:1; 2007
C’è qualcosa in Paul Haggis che mi provoca l’insana ma liberatoria e tutto sommato legalmente accettabile voglia di afferrare un batticarne e sbatterglielo metodicamente e alternativamente su per la gola e giù per l’opposite end del tubo digerente.
Questo uomo, elevato a semidio della sceneggiatura da un branco di scimmie urlanti “Oscar! Oscar!” ha la capacità di afferrare per la coda temi importanti, tradurli in sceneggiatura con una mano pesante quanto la lapide di Golia, semplicizzare ogni maledetta istanza di confronto e sviluppo e sfornare copioni banali e grezzi che vengono poi graziati in parte dalla mano del regista e dei tecnici di turno, in parte da una serie di prove recitative che mi fanno credere nell’esistenza di Dio più di quella volta che mi sono storto solo una caviglia cadendo da due piani di palazzo.
E il solito, abituale meccanismo infernale haggisiano capita anche quando è lui a dirigere, il che è ulteriore prova dell’esistenza di Dio, se ci pensate.
Capita quindi che dopo averci già ammorbato a sufficienza scrivendo da Iwo Jima questo ipocrinito egotista di un canadese torna a ragionare di guerra con 'Nella Valle di Elah', una pellicola a tratti efficace, in certi momenti anche molto bella che nelle mani di altri sceneggiatori avrebbe potuto rappresentare il chiodo definitivo sulla mai aperta bara dell’Iraq.
Un padre, ex ispettore di polizia militare che ha giĂ perso dieci anni prima un figlio in un incidente durante un addestramento militare, corre a una base per indagare sulla scomparsa del figlio minore, da poco tornato dal Golfo.
Ne scopriranno il corpo, fatto a pezzi e bruciato, in una zona desertica, ai bordi della strada. Una pulotta che ha giĂ i suoi cavoli amari da digerire (single-mom con low level mobbing in ufficio e tutto il mielume del figlio a letto che vuole la fiaba e lei lo bacia sulla nuca) si interessa al caso e collabora con lui per far luce.
Nulla di male, nulla di nuovo, spunti di eventuale interesse se si attualizza il tutto, giusto?
E invece no, perché arriva Testa di Martello Haggis e comincia a urlare da pagina uno fino alla parola The End, titoli di coda inclusi se lo avessero permesso.
Urla e strepita in tutti i modi possibili, scambiando il pubblico per una manica di imbecilli incapaci di capire le varie implicazioni se non le sbatti in faccia.
Ecco quindi che arriva il solito andamento schizofrenico, con PazuzuHaggis a scrivere scene dementi e Padre Merryn (sempre Haggis e in seconda battuta il direttore della fotografia, il montatore e gli attori tutti) che cerca di esorcizzare il poltergeist demente, riuscendoci solo in parte.
Perché la scena dell’immigrato ignorante che alza la bandiera americana al contrario e poi, sgridato da Tommy Lee Jones, la tira giù facendole toccare terra?
Perché i colleghi idioti della poliziotta, che le fanno i versacci e la vessano ogni due minuti?
Perché il subplot della donna con il marito che uccide i cani e quel cretino che cava gli occhi alle galline?
Perché il figlio che dorme solo con la porta spalancata e poi arriva Tommy che gli racconta la storia di Davide e Golia e allora come il caffé istantaneo lui già sta meglio e allora lui già quella notte guarisce e vuole solo uno spiraglio?
Perché la cameriera in topless che poi rivela il lato dolce e umano e si tramuta in un deus ex machina grosso come un fottuto Tirannosauro?
E la scena con il messicano che poi però bevono insieme come vecchi amici?
E il ritorno alla bandiera nel finale? Io me lo immagino, hai-ancora-due-anni-Haggis, con la lingua di fuori a cercare un finale, che si ricorda la scena con la bandiera e non resiste a tornarci sopra perché gli pare una figata…
Ecco.
Togliete tutte 'ste maledette americanate e avrete una pellicola godibile, a tratti capace di scendere nella zona d’ombra che è la perdita dell’anima nella zone di guerra, che è (questo sì dipinto con buona mano) la progressiva dipartita dal Male kurtziano per approdare in un male con m minuscola e molto più spaventoso proprio perché amministrato con mano indifferente e una scrollata di spalle, e suggellato dal sorriso al tacchino e torta di mele del bel ragazzone quarterback.
Qui Haggis funziona bene, peccato che l’Oscar o perlomeno l’ordinaria nomination gli verrà regalata per tutti i motivi sbagliati.
E funziona alla grande un Tommy Lee Jones a livelli stratosferici, capace di ingollare tutta la rabbia, l’amarezza e la disillusione e di tenerle nello stomaco, facendole trapelare solo in certi momenti dalle rughe e dagli occhi, questo sì un lavoro da Oscar come pochi altri in questo anno scarso di sorprese.
Molto brava (ma come sorprendersi, oramai?) anche Susan Sarandon che appena gli sventoli davanti qualcosa di anti-estabilishment si mette a scodinzolare come un branco di segugi pavloviani e ottima la Charlize Theron che, sia chiaro per tutti voi altrimenti vado a estrarre il batticarne dalle remote profondità haggisiane e gli faccio esplorare le vostre, di profondità , è la più brava fra le belle della sua leva, punto.
Buoni, seppur scontati, i giochini cromatici tutti cenere e cromo di Roger Deakins e misurati i tagli di Jo Francis mentre personalmente è da tempo che mi sono rotto le balle dei jingle di Mark Isham qui invasivo come non mai, pronto a fare di un caffé un momento fra l’epico e il profondo, maddai…
Se saprete filtrare le pompositĂ e gli schiamazzi da cortile delle elementari rimarrete con una manciata di minuti di ottimo cinema, sta a voi.
Elvezio
Elvezio dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://wip.warnerbros.com/inthevalleyofelah/
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0478134/trailers

Locandina
E comunque la locandina è veramente brutterrima, la Asylum le fa meglio.
sono abbastanza d'accordo con la tua recensione, Elve'. A parte Isham, a me comincia rompere i coglioni questa fotografia livida e desaturata alla Kaminski.
se anonimo è elvezio...
... forse non mi sono spiegato io.
secondo me il film per gli americani è effettivamente banalizzato, poiché il suo simbolismo è trito e ritrito.
per gli europei invece è una novità , perché non ne sappiamo nulla a proposito e per questo secondo me è un film adatto per l'europa...
mò basta però commentare
Per romanop ed enjoy:
Forse non mi sono spiegato.
Ho tutti i parenti in USA e questa storia della bandiera e dell'inno l'ho vissuta sulla pelle, a momenti mi picchiavano per non essermi alzato durante una partita di football all'inno.
Proprio per questo dico, e ne sono convinto, che la figura della bandiera rovesciata è un simbolo ovvio, potente quanto volete ma banale e scontatissimo.
Da un autore di livello mi aspetto mediazioni e finezze, non la carica a testa bassa che scade nel didascalico.
nelle palle di elah
PESSIMO.
e non dico altro perchè ne ho discusso talmente tanto che la sola locandina mi fa innervosire.
sinceramente spero che haggis la finisca li di fare il regista straccione e torni a scrivere le sue sceneggiature che qualcuno (eastwood) riesce a rendere accettabili.
alla regia lo metto al livello di schrader che dopo aver scritto toro scatenato, taxi driver, l'ultima tentazione di cristo diresse un film d nome american gigolò..e ho detto tutto.
Quoto romanopolentone, il film non l'ho ancora visto, ma il patriottismo da quelle parti è una cosa serissima. Ti faccio l'esempio di me che andai ad assistere a un rodeo, e misero l'inno nazionale americano e tutti gli americani in piedi mano sul cuore. Un bambino invece di cantare addentò il suo tacos e la mamma gli ha mollato un ceffone da fargli fare una doppia capriola. mettere la bandiera a rovescio ha un significato fortissimo.
ok basta commenti...
... però a differenza da noi il discorso delle bandiere in USA oltre che simbolico è anche legislativo ed etico.
prova ad appenderla al contrario e spererai che venga a prenderti la polizia prima che ti lincino i vicini...
Fammi capire, non t'Ă© piaciuta la sceneggiatura di Iwo Jima? Non solo l'unico allora!
Eh ma non ti pare un simbolismo un tantino facilone?
Dai, la bandiera capovolta...
Però tu basta cose di commenti.
ma manco per niente...
... non mi sembra assolutamente urlato e strillato.
forse per quei 100% americans questo può essere vero, perché la storia delle bandiere capovolte o che toccano terra lo sanno da quando hanno 3 anni, ma gli europei che ne sanno che se fai toccare il suolo alla bandiera americana puoi andare in galera?
la scena finale, con queste premesse, è quanto di più forte emotivamente può essere detto CONTRO la guerra in irak, detto da una storia in cui tutti i personaggi sono PRO irak-war.
gli attori sono bravissimi nel rendere tutta l'angoscia e la perdita di umanitĂ "dei figli d'America" sono con gli occhi e lo sguardo, assolutamente un film intimista e per questo adatto per gli europei
la fotografia poi è assolutamente meravigliosa a rendere l'idea dello schifo che regna sovrano nella provincia americana, con quei colori, quei motel, quei bar e quei personaggi tristi che popolano tali lande, altro che paesini iraniani o favelas brasiliane....