Di Gus Van Sant, con Daniel Liu e Gabe Nevins; formato: 1.85:1; 2007
Rivisitazione dei Peanuts in chiave grunge-tonyhawkiana, 'Paranoid Park' è una chiara dimostrazione di tutti i pregi e i limiti di un ottimo cineasta come Gus Van Sant.
Quando si hanno una poetica e una estetica ben precise capita spesso che si riesca a prescindere dai contenuti, in quanto è lo stile stesso a diventare contenuto, e di stile Van Sant ne ha da vendere.
Al tempo stesso garanzia del fatto che non sfornerà mai opere men che discrete, la tecnica di questo regista è anche sempre più trappola in grado di vietargli probabilmente per ancora lungo tempo a venire il capolavoro.
Nella ricerca testarda e affascinata del ritratto degli adolescenti d’oggi Van Sant si è allontanato da una visione partecipe, già comunque latitante fin dal principio, per avventurarsi sempre più nella sperimentazione e nella scomposizione, sia visiva che sonora.
E con il progredire della tecnica cinematografica si sono aperte sempre maggiori occasioni al punto che ora nel regista il “come†è diventato preponderante rispetto al “chiâ€, al “quandoâ€, al “doveâ€, al “perchéâ€.
Il fatto di sangue che dovrebbe essere il motore centrale della pellicola viene relegato a mera didascalia, stessa sorte riservata a un altro fatto che dovrebbe rivestire una certa importanza, ovvero la perdita della verginità da parte della coppia di ragazzi presente nel film.
Tutto viene triturato e sminuzzato, i piani temporali si sfasano, il sonoro acquista sempre più importanza e lo spettatore meno abituato al linguaggio di questo filmaker si trova sperduto prima, rabbioso in seguito per la mancanza di unità classiche cui fare riferimento onde ricavare senso dal racconto.
Senso che evidentemente latita in tutto il quadro di una adolescenza sempre più indolente e atarassica, al punto che trovo difficile accodarmi alle interpretazioni lette in giro che parlano di malessere: così come si è incapaci di provare reale entusiasmo per i primi rapporti sessuali della propria vita sembra evidente che non si possa nemmeno sentire eccessiva colpa e disagio per aver provocato una morte, seppur accidentalmente.
E infatti se la scopata viene accantonata con una scrollata di spalle anche l’omicidio viene infine esorcizzato con un modesto falò di qualche foglio.
Da affiancare a Larry Clark quale unico vero cantore degli adolescenti americani, Van Sant ci regala l’ennesima perla sonora nella quale pezzi di musica classica (Beethoven) si alternano a momenti hardcore per poi lasciare spazio a Elliot Smith, i Menomena e passaggi rap. Il tutto condita da vari passaggi di Nino Rota, spesso a coprire il parlato, in alcuni dei momenti migliori del film.
Per fortuna dello spettatore a un tale assalto sonoro corrisponde un direttore della fotografia in grado di reggere l’urto e di proporre colori e luci altrettanto variati, quel Christopher Doyle che aveva già compiuto dei mezzi miracoli in 'Lady in the Water'.
Chi andrà al cinema in cerca del documentario sensazionalistico o di uno skater-slasher rimarrà deluso, mentre i fan del regista troveranno ennesima conferma della sua caratura.
Elvezio
Elvezio dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www.paranoidpark.co.uk/
Trailer: http://www.imdb.com/title/tt0842929/trailers

Visto appena adesso Paranoid Park...che dire, mi è piaciuto.
Secondo me come nessun altro Van Sant è capace di esprimere quello che hanno detto i Porcupine Tree (perlomeno a livello di testo) nella prima canzone del loro ultimo disco, Fear of a Blank Planet.
Mi ha fatto piacere proprio il non trovarci nulla di forzatamente scandalistico, e invece una visione giustamente distaccata dell'atarassia che domina in certa porzione della gioventù odierna (quella americana. Non perchè in altri posti vada per forza meglio, intendo dire solo che in Italia, ad esempio, la problematica della vuotezza della vita di certi ragazzi è vissuta in maniera diversa...e anche più triste di quella presentata dal film).
a me invece sta locandina fa venire in mente i Finley che fanno le cover dei black flag, per dire...
scusa elvezio...
... ma quando scrivi + controllato significa che Gus su elephant ha mantenuto un livello basso di frammentazione della storia e di martellamento musicale?
L'anonimo ero io, sistema di commenti feccioso...
Elephant è più controllato.
Tute le volte che vedo la locandina penso ai tizi grossi e cattivi con il tatuaggio dei Black Flag...
tutte le volte che vedo la locandina penso ai black flag
meglio elephant?
meglio elephant?
elephant mi è piaciuto molto