Di Sylvester Stallone, con Sylvester Stallone e Dolph Lundgren; formato: 2.35:1; 2010
Femmine, state a casa.
Maschietti, pure.
Il tentativo disperato di richiamare alle armi del box-office i possessori di testosterone (i padri che con gli attori dei Mercenari ci sono cresciuti e i figli rincoglioniti dall'action fracassone e adolescenziale alla Michael Bay) doveva farci sospettare qualcosa.
Ma per amore di Stallone, del suo labbro piegato e delle videocassette usurate su cui abbiamo visto e rivisto non dico tanto capolavori come "Rocky IV" ma anche stronzate come "Sorvegliato Speciale", per amore insomma, abbiamo evitato ogni lucida critica e ci siamo considerati abili e arruolati all'esercito della sala.
Ora, a visione conclusa, sarebbe più interessante parlare di marketing, di estinzione di un genere, di crisi del maschio, come si è fatto in un topic del forum, ma dato l'enorme successo in America e la spaccatura fideistica creata dal film (che si può riassumere nello scontro tra nostalgici contro froci) vale anche la pena provare a dire cosa è "The Expendables", cosa non è, e soprattutto cosa sarebbe potuto essere.
Stallone non è migliorato invecchiando, non è certo Eastwood.
Tuttavia, al contrario dei suoi corrispettivi e contemporanei (uno Schwarzie ad esempio, o un Seagal) conosce molto bene l'efficacia di un racconto ed è stato aiutato da madre natura nel rappresentare il personaggio migliore del genere, l'eroe capace di dolersi di tanta forza bruta. Aiutato, non tanto dai muscoli (sovrapponibili e identici per ogni classic action hero) ma da quella faccia sghemba e da quegli occhi cadenti (su cui possono andar bene solo gli occhiali a goccia da picchiatore) che gli hanno permesso di spacciare l'inespressività per mestizia, dando un minimo di spessore in più alle sue performance.
La gommosa fissità di "John Rambo" diventa quindi ascetismo,
la stanchezza sofferta di "Rocky Balboa", saggezza.
Buon per lui e male per chi, come Van Damme o Arnold, a calci volanti e mitragliate poteva solo accompagnare un'indolore freddura.
Stallone inizia questo percorso con un film incompreso, "Driven".
Cede il passo a due figurine e si ritaglia il ruolo di mentore inascoltato.
Tentativo rozzo ma non da buttare via. Pensavate che facesse cagare, ma erano le prove generali delle due Perle della Terza Età : gli ultimi capitoli di Rambo e Rocky, appunto.
A sprezzo del ridicolo, Stallone punta tutto sul personaggio (e non sulla franchise, perché c'è ben poca continuità con i precedenti) e tira fuori, soprattutto con Rocky, una storia da groppo in gola.
C'è voglia di soffermarsi su ciò che fa male davvero, non più i pugni e nemmeno le pallottole, ma il tempo che passa e che alla fine ti ha levato tutto.
Gli eroi degli anni '80, così tanto criticati per essere buoni solo per un fumetto, diventano crepuscolari come le versioni amatissime e invecchiate di Capitan America e Batman.
Se funziona con uno, potrebbe funzionare con tutti: perché quindi non tentare l'operazione nostalgia mettendo nel mazzo gli eroi dell'action che oggi hanno problemi di prostata?
L'idea è vincente, davvero.
Il soggetto no.
Dove c'era passione e interesse a raccontare anime, cuori e muscoli sconfitti ma ancora in piedi - perché "nella vita quello che conta è stare in piedi un altro round, solo un altro round" - qui c'è lo spirito del direct-to-video, animato da un frettoloso desiderio di passare alla cassa solo grazie ai nomi stampati sulla locandina e al cameo non-plus-ultra (Willis & Schwarzie in chiesa con Sly) già vecchio dopo il passaggio su You Tube.
Un manipolo di mercenari, caratterizzati con differenze così vistose come ce ne possono essere tra i peli di uno stesso culo, sgominano in cinque minuti una banda di pirati somali a colpi di bazooka e one-line.
L'amarezza della vita da mercenario si stempera nel garage del ritirato Rourke (il cui ingresso in scena è una delle due-soltanto-due genialate del film) che oltre a fare tatuaggi è anche la segretaria del gruppo: driin, pronto, ok, riattacca, c'è lavoro per voi.
La vera missione del film è rovesciare il temibile dittatore del Lago di Bracciano, un nemico così ridicolo e imbarazzante che avrebbe faticato a trovare spazio nel peggiore film di Chuck Norris.
Stallone e Statham vanno in missione esplorativa, conoscono una guapa guerrillera, provano a salvarla, lei rifiuta rimanendo tra la sua gente e i due decidono di incendiare l'aeroporto di Bracciano, nella seconda genialata del film: Statham appollaiato sulla punta dell'aereo in picchiata verso i cattivi che prima mitraglia poi dà fuoco ad un centinaio di soldati.
A quel punto, il film è finito.
Ma è passata solo mezz'ora.
Il resto è il fantasma di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, la fiera delle occasioni perdute. Se il piattume della messa in scena è solo parzialmente scusabile dalla povertà dei mezzi (siamo nel regno del B-movie senza aspirazioni), ciò che è imperdonabile è la vuota caratterizzazione dei personaggi e l'assenza completa di una storia, non dico tanto di una trama, ma di una storia che tenga in piedi la scelta di voler raccontare un gruppo di uomini uniti dall'inferno della guerra prezzolata.
Quello che manca è proprio l'idea che tanto si sbandiera: il canto del cigno della virilità .
La dimensione maschile è al massimo quella del rutto e delle scorregge di fronte ad una partita di calcio, quando invece i personaggi urlavano la loro natura di amicizia omoerotica.
Non c'è niente, mai, che faccia scorrere un brivido: i mercenari sacrificabili non ci sono, soppiantati da soldatini capricciosi.
Statham è incompreso, Lundgren è pazzo, Jet Li è basso.
Sì, è basso: questa è la caratterizzazione di Jet Li.
"Io sono basso, faccio più fatica" - citazione letterale.
Il coinvolgimento di cotante star sa di umiliazione, ridotti al ruolo di portaborse di Stallone per un totale in media (eccettuato Statham) di una decina di pagine di sceneggiatura a testa.
Un ruolo secondario che risulta fastidioso poiché nel film emerge proprio il vassallaggio al servizio di Stallone, come se in qualche modo fosse doverosa la riconoscenza per averli tirati fuori dai polverosi cofani in cui erano rinchiusi.
Gli altri, non esistono. Nullità attoriali (Couture) sposati a nullità di personaggio.
Nemmeno il personaggio di Stallone esiste: è solo un semplice collante, roba che Hannibal dell'A-Team è un pozzo di profondità a confronto. Un capo dei mercenari con il rimmel sugli occhi, santo Dio.
Soldatini capricciosi: è per un capriccio che infatti Stallone torna a Bracciano per salvare la ragazza.
Non è necessario, non è urgente, non c'è nulla di necessario e urgente in questo finto cantico dei reietti. Errori madornali di drammaturgia azzerano ogni emozione: l'unico passato ce l'ha Rourke (e bastavano dieci euro in più per farlo vedere, questo passato, piuttosto che affidarlo ad un primissimo piano di tre minuti virato al blu) ma su quel passato si innesta la scelta di Stallone, come se dopo la morte di Apollo a combattere Ivan Drago ci andasse Adriana.
Una svista così grave che rende l'epica scelta di andare a morire gratis e senza motivo, solo un capriccio, al massimo uno scrupoletto di coscienza.
Non è certo la voglia nichilista di mandare affanculo tutto, il mondo corrotto dei dittatori latini e dei loro finanziatori americani, non è certo il rispetto di un superiore codice etico che li renderebbe tanto Eroi quanto Expendables.
Dov'è il "sacrificio"?
Il ridicolo incombe: venti minuti di action finali ambientati nel palazzo del terrunciello-dittatore. Venti minuti di piani stretti per mascherare - invano - il basso budget: l'azione più pericolosa dei nostri è correre lungo le mura e attaccarci le mine a ventosa.
Ma avremmo perdonato tutto, se ci fosse stato un po' di cuore.
Sono Sacrificabili, ma non muore nessuno.
Sono Sacrificabili, ma vincono la battaglia.
Basta questo per capire che si è imboccata fino in fondo la strada del fallimento.
E non ci voleva molto, eh. Perché alcune scelte sembravano palesi: la chiamata a raccolta dei vecchi companeros, assente; la missione bigger-than-life capace di riscattare una vita sprecata, assente; la scelta di combattere gratis e non per soldi, buttata via senza un briciolo di pathos; la morte, la fine di tutto, il bel tempo che fu, l'amicizia, niente di niente.
Non bisognava tirare fuori l'epica del "Mucchio Selvaggio" e nemmeno quella di "Un mercoledì da leoni" (quello sì, monumento impareggiabile all'amicizia virile oggi distrutta da tanti anni di brom-com), ma quanto meno provarci.
Sarebbero due stelle, ma mezza gliela regala Rourke, e mezza il mio essere - ahimé - una puttana di Statham.
Motosega
Motosega dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://expendablesthemovie.com/
Trailer: http://trailers.apple.com/trailers/lions_gate/theexpendables/

WVcNzeThy
Unbelievable how well-witrten and informative this was.
Noia mista a noia
Io sono partita con le migliori aspettative...e invece, una delusione totale.
3 stelle sono troppe, 1 pure (nel senso che non è nemmeno Trash come Alex l'ariete), due sono l'ideale.
E' noioso, mal riuscito, le scene d'azione patetiche...neanche Statham sulla ducati è riuscito a risollevare il mio morale sotto i piedi.
Machete è su un'altro pianeta...ma in generale basta ripescare un vecchio film di Sly per notare la differenza.
Grande cast ed occasione sprecatissima.
Machete
Recensire Machete è facile: 5 stelle e dito medio mostrato a tutti quelli che la pensano diversamente, con tanto di porta sbattuta in faccia con sdegno
sul serio non avete intenzione di recensire machete?
peter griffin
no rega'. ho tollerato stronzate da record nella vita ma non se po'. jet li doppiato da peter griffin e' il massimo.
vedere jet li e sentire nella tua testa LOISSSSSSS !!!
mamma mia che amarezza...
me lo devo vede
oddio è bellissimo.
la differenza tra i peli dello stesso culo è poesia.
madò, mi mancate quasi, pensa che comincio a frequentà sto sito...
Capisco il commento di Riccardone, ma un film così a chi serve...
Di film paraculoni così dovrebbero farne uno al giorno, solo per godermi il pathos velenoso del mai così lucido zio Motosega.
Condivido ogni cazzo di riga.
Stallone fiuta il vento della Rete, issa la vela degli anni e gli eroi che furono e sfrutta il clamore del network come un figlio di mignotta, poi però nel momento della verità (ossia la visione del film col popcorn in mano), ci si accorge che ha giocato una cifra zozzo.
Per me due stelle meno meno e un bellecose al Motosega. Anche solo per andare contro al poro Porcoddena, alias Filippone, alias Morelli... mi ci gioco una chiappa, per lui sarebbero state cinque stelle!
motose'.......il tuo fanciullo interiore e' morto.
questo è un fatto storico...
... al di là dell'ottima recensione, l'ottima novità è che si è riattivata la MMG, quella che ci regalava risate a non finire con le recenZioni!!! Forza ragà , non spegnete la fantasia e regalateci ancora le vostre perle di (marcia) saggezza!!! Abbiamo bisogno dei nostri shithounds preferiti!!!!!!!!!!!
Una cagata di proporzioni disumane
Troppo negativo !
Visto ora su megavideo, mi e' piaciuto molto !
Divertente, veloce, belle scene di combattimento, gore, 90 min di pura evasione vecchio stile.
bentornati!
era ora! adesso tutti i fan del sito aspettano con ansia, la recensione di quel capolavoro annunciato che è "Mordimi". Avrete il coraggio di affrontarlo?
Expendables
Secondo me Motosega ha centrato perfettamente tutte le falle nello scafo del film.
Effettivamente, c'erano una marea di cose che non stavano in piedi.
Come peraltro la caratterizzazione di Statham con la donna... :S
Però, per essere quello che è, una cagatona con qualche effetto speciale salvabile e un cast da vecchia rimpatriata della terza età Hollywoodiana, io personalmente ho apprezzato.
Un'ora e mezza di pura evasione senza pensare mai a un cazzo di niente.
E al giorno d'oggi, per me un risultato del genere vale oro.
Portamatite.
Bravo Motty, mi sembra che tu habbia detto tutto e nella maniera giusta pure.