Di George Pan Cosmatos, con Richard Harris e Sophia Loren; formato: 1.85:1; 1976
In seguito ad una rapina in un laboratorio, un malvivente contrae un virus letale e molto contagioso che verrà diffuso sui vagoni di un treno su cui il criminale va a rifugiarsi. Per evitare una diffusione globale della malattia la situazione verrà presa in mano dai militari, che costringeranno il treno ad una folle corsa verso un ponte pericolante.
Ho visto questo film, da piccolo, svariate volte in tv. Cassandra Crossing veniva passato almeno una volta l'anno, quasi con la stessa frequenza di Altrimenti ci arrabbiamo. In un certo senso è stato il mio primo “disaster movie“, e ricordo perfettamente che ogni volta riusciva a darmi un grande senso di angoscia. Le cose che più mi spaventavano erano i malati, tutti sudati e sofferenti, e la vista del ponte - il Cassandra Crossing del titolo - inquadrato sempre in maniera molto inquietante.
Rivedendolo, le sensazioni di molti anni fa sono rimaste intatte e, in più, ho notato anche una discreta componente trash che rende il film piuttosto godibile nella sua stronzaggine.
Innanzitutto, l'ammucchiata di celebrità: il cast comprende Burt Lancaster, Sophia Loren, Richard Harris, Martin Sheen, O.J. Simpson, Ingrid Thulin, Ava Gardner, Alida Valli, Lee Strasberg e Lionel Stander (noto come il maggiordomo Max della serie tv Cuore e batticuore). Come spesso succede in casi del genere, il pacco di star che si ha disposizione viene lasciato allo stato brado e ognuno cerca in tutti i modi di ritagliarsi il suo momento di gloria per alimentare il proprio egocentrismo. Cassandra Crossing non fa eccezione a questa regola non-scritta, ma a rovinare la festa ai divi sgomitanti ci ha pensato il produttore del film, Carlo Ponti, che - molto probabilmente - deve aver imposto al regista di inquadrare continuamente in primo piano sua moglie, Sophia Loren. L'autoproclamata diva internazionale è perennemente sullo schermo, in un tripudio di primi piani con la definizione di immagine attenuata da un magnanimo filtro flou, che cancella le piccole rughe e le imperfezioni della pelle (come fa quel patetico pagliaccio di Berlusconi quando fa i discorsi da casa sua). Alla ventesima inquadratura di quel faccione sfido chiunque a non trattenere un moto di disgusto. Sophia, inoltre, non recita, ma si comporta come una che pensa di saper recitare benissimo, al contrario della bravissima e umile Alida Valli, mortificata da una parte del cazzo che la vede nascosta dietro un paio di occhiali grossi come un parabrezza.
Il resto del cast, come già detto, si limita a mostrarsi davanti alla macchina da presa e ad ammicare come a voler dire “visto? Sono Ava Gardner, mi basta alzare un sopracciglio per stupirvi“. Impagabile, poi, il look terribilmente anni '70 del tutto, con un Martin Sheen agghindato come un pappone uscito da Starsky e Hutch e una sala controlli da cui opera Burt Lancaster piena di monitor, riempiti da quel terribile effetto speciale di sovrimpressione tipico delle pellicole di quel periodo (avete presente? L'immagine nello schermo è immobile e tutto quello che c'è intorno trema leggermente).
Va dato atto al regista di essere riuscito a rendere molto bene la sensazione di tragedia imminente, che si dovrebbe avvertire man mano che il treno si avvicina al ponte, ma principalmente Cassandra Crossing è reso godibile dall'effetto-invecchiamento che lo ha colpito inesorabilmente.
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
