21 GRAMMI
ovvero
la quantità minima di roba forte che devi assumere per vedere questo film
REGIA: Alejandro Gonz?lez I??rritu
CAST: Sean Penn, Benicio Del Toro, Naomi Watts
ANNO: U.S.A. 2003
DURATA: 125'
Premetto che posso sopportare qualunque film, dico qualunque, a patto che sia onesto: cioè che rispetti le regole che si è dato e lo scopo per cui è nato, foss'anche semplicemente narcotizzarci per un paio d'ore. Quello che non sopporto, davvero, è assistere ad un film presuntuoso e furbetto, che strizza continuamente l'occhio allo spettatore (dandogli esattamente quello che si aspettava in quantità industriali) e che cela la propria pochezza con ridicoli espedienti di sceneggiatura e di montaggio: proprio il caso di 21 grammi.
Dopo dieci minuti di visione mi domando: e' tutta qui la differenza tra la vita e la morte? Il regista di "Amores Perros" sceglie la via più banale e retorica, con un intreccio, di per sé floscio come l'attrezzatura di un pornodivo alla fine di un set, stupido e insulso: un uomo, che ha ricevuto il nuovo cuore da un altro uomo morto in un incidente, aiuta la vedova ad uccidere l'investitore, ma alla fine si spara. Ma va'? La trama meriterebbe solo una colonna nella rubrica “strano ma vero” delle parole crociate: pure il nostro bravo regista se ne deve essere reso conto, visto che, per rendercela meno indigesta, la organizza in una sorta di intreccio che si aggroviglia e fugge avanti e indietro nel tempo. Devo dire che ne ho alquanto le palle piene di questo stile che mi obbliga a prendere appunti sulla mano come il protagonista di “Memento”, per scoprire alla fine di avere scritto solo quattro stronzate e di essere stato manipolato dal nulla assoluto: non riesco davvero a capire cosa spinga il tormentato Sean Penn (tormentato da cosa, poi?) a comportarsi in quel modo con la propria donna, né a capire come, improvvisamente, la buona mamma Naomi si trasformi, per esigenze drammatiche, in una sorta di ex tossica, così, d'amblè, senza rete, senza filo, senza cuore. Per non parlare del povero Benicio del Toro, obbligato a recitare la parte melensa di un piccolo criminale da quattro soldi redento sulla via del Signore, con tanto di PussyWagon trasformata in FaithWagon. Cazzo, devo assumere un'altra dose altrimenti mi metto a piangere sul serio.
Tanto per fare qualche esempio: solo in un film di questo tipo un uomo appena operato al cuore, la cui compagna l'ha accudito quando era moribondo, può dirgli “l'hai fatto solo per nascondere la tua solitudine!” E la storia dell'inseminazione? Arghhhhhh! Roba da soap-opera travestita da film d'impegno, altrochè. Oppure, sapete spiegarmi perchè Benicio del Toro, dopo aver tanto rotto i coglioni a tutti con Dio che “vede persino i tuoi capelli”, appena gliene capita una a lui perda la fede? Insomma, Dio gli stava simpatico solo quando gli faceva vincere alla lotteria un pick-up? Ma che cazzo di film sto guardando? Naomi Watts che cazzo faceva prima di sposare un architetto? La mignottona? Urgh, altra dose.
Ed adesso veniamo al peggio, alla retorica più becera ed abietta che si possa spandere da un film: i bambini morti che giustificano un omicidio. Stanno al film come una frenata è un pretesto per mettere la mano sul culo di “una” sul tram: non c'entrano un cazzo, se non per far piangere la Watts in scena strappalacrime all'ospedale (dove francamente l'attrice che interpreta la sua amica gli ruba la scena). Sono solamente il “momento toccante” che permette allo stolido regista (ed allo sceneggiatore, ovviamente) di veicolare un emozione che pareva un po' troppo debole con la “sola” morte del marito. Che gli Dei del Cinema li strafulminino entrambi! E' il momento di un'altra dose, cazzo, solo uno schizzo, cazzo.
Le cose diventano divertenti solo se riguardi il film partendo da un assunto: il film è una boiata pazzesca e gli attori lo sanno benissimo. Solo così riesci a capire lo sconforto e lo scazzo iniziale si Sean Penn, solo così riesci a comprendere perchè Naomi Watts si butti sulla droga per non pensarci, solo così riesci a capire gli sguardi attoniti di Benicio del Toro. Tutto il resto è noia. Noia prefabbricata, pretestuosa e mal pensata (pensate solamente a quale diversa emozione, più crudele e contemporaneamente più credibile, riesce a trasmetterci Santo Kubrick nella scena del capezzale del figlio di Barry Lindon), furbescamente, malandrinamente e criminalmente organizzata per arrivare ad un finale che è un eufemismo definire debole. Tempo perso, soldi persi, non aggiunge nulla al già visto ed al già saputo. Un eterno dejavù, anche dal punto di vista stilistico. Che pena.
Charliedontsurf
Charliedontsurf dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere