Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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Cannibal Holocaust

Di Ruggero Deodato, con Robert Kerman e Francesca Ciardi; formato 1.85:1; 1979

Un gruppo di documentaristi americani (tra cui il caro Luca Barbareschi!) parte in spedizione per la foresta amazzonica, per filmare le presunte tribù antropofaghe del luogo; dopo un po' di tempo, però, si perdono completamente le loro tracce. Allora un antropologo, il professor Monroe (Kerman) parte per un ulteriore spedizione al fine di ritrovare i reporter, o perlomeno scoprire che fine hanno fatto. Una fine ovviamente orrenda, ma la chiave di tutto è nei loro filmati che vengono ritrovati nella giungla.

Questa recensione potrebbe costare una querela a me o - più probabilmente - allo staff della MMG, visto che alla fine ho avuto il coraggio di recensire un contestatissimo nasty-movie tuttora non trasmissibile in nessuna rete televisiva (nemmeno con pesanti tagli) e ufficialmente bandito in 32 paesi del mondo, come vanta la fascetta del dvd...
E devo dire di essere un po' in difficoltà, visto che la mia obiettività mi suggerisce di appuntargli quattro stelle sul petto e la mia coscienza mi impone di ficcargliene solo due nel culo. Che fò?

Vabbè, andiamo con ordine, partiamo da un'opinione così di primo acchito: Cannibal Holocaust è un filmaccio infame come in quegli anni se ne trovavano a buttare, uno pseudo-documentario ambiguo, compiaciuto, disonesto e vagamente retorico, con in certi punti un fastidioso retrogusto moralista. ? anche un film che, per parlare di violenza e perversione, finisce per essere violento e perverso, un po' come se Hannibal Lecter processasse dei ladri di polli (vabbè, non esageriamo, quello che viene messo sotto accusa non è esattamente un furto di pollame). Cannibal Holocaust è un filmucolo girato da un ex documentarista con ambizioni autoriali, recitato da ex attori porno (non scherzo, Robert Kerman in passato aveva recitato con tutto meno che con la faccia) e che arriva talvolta a toccare la pornografia.

Questo quando se ne vuole parlare male, esattamente come fa certa gente che il film non l'ha neanche visto (anche se in effetti è in gran parte vero); se invece si vogliono ricercare i pregi della pellicola, si rimane basiti.
Eh, sì, perchè in fondo questo film è molto più onesto, molto più coerente e professionale di tutta la marmaglia di cannibal movie che seguirà. In fondo, l'unica sostanziale accusa che si può intentare contro il film di Deodato è il suo risvolto più puramente snuff, le scene di reale tortura verso animali, per la precisione un topo muschiato e una testuggine. Ma li avete visti i film che seguiranno e che precedevano Cannibal Holocaust? Nella pellicola di Deodato le torture sono brevi, prive il più possibile di compiacimento e tutto sommato funzionali alla trama e alla sopravvivenza sul set, visto che gli animali uccisi erano fonte di sostentamento per la troupe nella giungla; nei vari Cannibal Ferox e Mangiati vivi (entrambi di Umberto Lenzi), le torture su animali c'erano eccome, e vi assicuro che l'uccisione del caimano in Mangiati vivi, oltre ad essere davvero scioccante, è anche del tutto fine a se stessa, completamente slegata dalla tramae senza alcuna necessità di sostentamento, e ripresa passo passo senza tagli. Vogliamo parlare poi dei vari Mondo Cane e Mondo cane 2?
Senza contare, poi, che nel 1979 non esisteva ancora una legge a tutela degli animali sul set, e quindi per necessità non si andava molto per il sottile. L'unico fattore che ha determinato l'occultamento di Cannibal Holocaust era che esso non aveva nomi di attori famosi o di grandi produttori hollywoodiani, cosicchè il pesce piccolo, per quanto colpevole, ha subito al posto dei pesci grossi.

Se poi, ad una terza lettura, vogliamo rianalizzare Cannibal Holocaust sotto il profilo tecnico-artistico, non si può che ammettere la verità: Cannibal Holocaust è un buon film. Forse non bello, sicuramente non giusto, ma meglio di tanta merda che si era fatta e che si farà in seguito. Da navigato documentarista, Deodato conosce bene l'ambiente e lo ritrae in maniera realistica, manipolando la fiction in modo tale da piegarla coerentemente ad un unico fine: creare l'illusione di un documentario.
E ci riesce maledettamente bene: lo stile è spoglio, essenziale, puntuale, mai ridondante o rozzo; quando si passa dal film al falso documentario (il filmato ritrovato nella giungla) lo stile diventa veramene rozzo, fino a sparire completamente, il montaggio diventa sconnesso, la fotografia trascurata e tutto il resto. Imitazione perfetta.
Anche gli attori sono bravi, pur non essendo delle cime: Robert Kerman non è De Niro, ma non si perde mai in monoespressioni nè in gigionismi, cosicchè si verifica il miracolo: un'ex pornostar risulta credibile (non verosimile, proprio credibile!) nel ruolo di un ANTROPOLOGO, uno che insegna all'Università, con tanto di pipa e baffoni.
Buona prova anche per Luca Barbareschi, in un periodo in cui nel migliore dei casi lo vedevi intento a squartare una tartaruga con fare sadico.
La fotografia è perfetta, nitidissima e priva di vezzi, da vero documentario, e le bellissime musiche di Riz Ortolani esaltano l'insieme senza stonare neanche per un istante. Deodato, poi, ha un grande senso del paesaggio, e un grande rispetto per l'approccio ad altre etnie, rispetto testimoniato dall'obiettività e dall'accuratezza nel filmare le tribù cannibali, senza spettacolarizzazioni o stereotipi di sorta. Anche l'erotismo non risulta mai morboso o pornografico, ma semplicemente naturale.

Come detto, il film ha un fastidioso retrogusto moralista (chi sono i veri cannibali?), ma per fortuna il messaggio arriva chiaro senza fagocitare il resto del film, che risulta davvero scorrevole e piacevole da seguire.
Vogliamo poi trascurare l'influenza che ha avuto nel cinema di genere?
Non neghiamolo, se ormai un documentario è considerato come una forma di cinema, ve l'assicuro, lo dobbiamo a questo film; se un'immane presa per il culo quale The Blair Witch Project ha avuto successo, lo dobbiamo a questo film; se i registi hanno capito che il documentario poteva essere un qualcosa di avvincente e artistico, lo dobbiamo ancora a questo film, l'unico che a distanza di anni conserva la sua carica disturbante e la forza del suo messaggio, risultando molto meno datato dei suoi epigoni.

Insomma, che lo vogliate o no, questo è un cult-movie; tutti gli altri sono imitazioni.
Ragà, io gli appioppo quattro stelle. E ora chiamate la polizia.

Jack

Jack dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere