Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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Commando

Regia: Mark Lester.
Interpreti: Arnold Schwarzenegger, Rae Dawn Chong, Dan Hedaya, Vernon Wells.
USA, 1985.


UNA PICCOLA PREMESSA: tengo a precisare che l'Arnold Schwarzenegger ATTORE che ammiro per i suoi goffi ma divertenti film d'azione non corrisponde all'Arnold Schwarzenegger GOVERNATORE responsabile dell'omicidio volontario di numerosi condannati a morte (un bel vaffanculo è d'obbligo Arnold, se non altro per Stanley Williams) dal merdoso sistema di giustizia (?) americano, ormai semplice pedina consenziente nella rete della politica statunitense nonché testimonianza della falsità e dell'ipocrisia dell'American Way of Life.

Il colonnello John Matrix (già solo il nome trasuda una violenza indicibile, altro che fratelli Wachowski..), dopo una carriera trascorsa portando a termine affari sporchi per conto del governo, si è ritirato a vita privata in uno chalet in compagnia di sua figlia, la piccola Jenny (Alyssa Milano). Quando il Colonnello Kirby viene ad informarlo che qualcuno sta eliminando tutti i suoi ex-commilitoni, anch'essi tornati a condurre una vita da civili, la situazione degenera all'istante: un commando di mercenari fa irruzione nello chalet, sequestrando Jenny con l'intento di ricattare John e convincerlo così ad assassinare Vel?zquez, presidente della Repubblica di Val Verde, per conto del generale Arius. E dietro tutta l'operazione si cela Bennet, ex-compagno di John ritenuto morto, ora al soldo del feroce Arius. Nel corso delle sue peripezie per ritrovare sua figlia, John Matrix coinvolgerà anche Cindy, una bella hostess, ed in linea di massima il film ribadisce la morale ferrea di qualsiasi altra pellicola con protagonista Schwarzenegger: NEVER FUCK WITH ARNOLD.

Ok, non fraintendetemi. Sono perfettamente consapevole del fatto che il cinema abbia raggiunto vette di perfezione stilistica e di creatività incommensurabili grazie a gente del calibro di Takeshi Kitano, Stanley Kubrik ed Ingmar Bergman, e non sono neanche un redneck cerebroleso che esulta ad ogni detonazione con il gozzo pieno di birra mentre se ne sta sdraiato in poltrona a grattarsi le palle, ma il film del quale mi preme parlare ora non è un vero e proprio film, è più classificabile come uno di quei mantra su pellicola che ha accompagnato la mia infanzia (e credo anche quella di tanti altri attoniti bambini), un oggetto che trascende la semplice dicotomia “un bel film / un film di merda”, uno di quelle bombe action straight in your face che non si tira indietro di fronte a niente e non si vergogna minimamente del suo status di onesto film di intrattenimento in puro stile eighties, diretto con mano ferma dal buon Mark Lester, un solido mestierante già in passato responsabile di un altro mio personale semi-cult, l'ineffabile Classe 1999 (Class of 1999) e del più recente delirio splatter di Pterodaptyl.
Se a ciò aggiungiamo che la pellicola in questione straccia la concorrenza per quanto concerne il numero di battutacce one-liner sparate a brutto muso dal suo protagonista e la quantità industriale di cadaveri sfornati a ritmo continuo (forse inferiore solamente alla trilogia di Die Hard o ad una qualsiasi pellicola diretta dal John Woo Made in Hong Kong), la visione comincia a farsi d'obbligo per tutti coloro in vena di un film tecnicamente etichettabile come vendetta-movie, ma distante anni luce dalle implicazioni ideologiche e stilistiche che questo genere comporta.
Giusto nel caso qualcuno nutrisse ancora riserve o dubbi in merito alla validità della pellicola di Mark Lester, ecco che questi svaniranno all'istante quando vedrete:

1) IL PROTAGONISTA

Questa è probabilmente la pellicola nella quale Schwarzenegger raggiunge ed infrange ogni limite per ciò che concerne le cazzate ed in numeri da sborone che normalmente l'eroe di turno sfoggia in un film d'azione standard. E sembra quasi che il regista intenda lasciarti credere che ANCHE TU, con un fisico ipertrofico come quello del protagonista, potresti permetterti il lusso di ribaltare una decappottabile a mani nude o reggere in braccio una M-60 in pieno regime di fuoco mentre corri per campi.
Infatti, prima di prenderci un po' la mano e proseguire nel mondo reale ciò che prima faceva soltanto su celluloide, facendosi eleggere Governatore della California e rifiutandosi di graziare numerosi condannati a morte, Schwarzenegger scannava a tamburo battente chiunque minacciasse lui (vedi L'Implacabile ? The Running Man), la patria (vedi Eraser ? L'Eliminatore, True Lies), i suoi colleghi (vedi Codice Magnum) o il suo futuro (vedi Terminator). Stavolta però ha esagerato, in Commando quello che vediamo non è un uomo comunemente inteso, ma più un rullo compressore che viene attivato dopo soli 10min. di pellicola e da lì in poi destinato a spegnersi soltanto alla fine, travolgendo tutto e tutti, persone e cose.

2) LE GESTA DEL PROTAGONISTA:

SEGUE SPOILER

Come non citare entusiasti almeno due sequenze per un'ideale Treccani della Forza Bruta? All'inizio del film, dopo il rapimento della figlia per mano di un gruppo di balordi mercenari, Arnold si trova faccia a faccia con un uomo del commando incaricato di trattare con lui ed illustrargli il suo compito qualora volesse rivedere sua figlia viva. Alla domanda del terrorista “Allora, è disposto a fare quello che le abbiamo ordinato?” il sagace Arnold dà prova di un tempo di reazione da scattista nato e gli spara una fucilata ad alzo zero nella croce degli occhi senza neanche dargli modo di finire la frase. Un Nobel per la diplomazia.
Subito dopo, ovviamente, salterà a bordo di un pick-up praticamente privo di freni e motore e taglierà il fianco della montagna in linea retta (certo, a che cazzo ti servono i tornanti, se vieni giù dritto per dritto fai prima no?) nel tentativo di raggiungere i rapitori.
Scena numero due, un inno alla sobrietà ed al buon gusto: in un centro commerciale, Schwarzenegger sradica a mani nude la cabina di un ascensore di fronte ad un centinaio di attonite comparse ed una terrorizzata Rae Dawn Chong, il gesto ideale per non dare nell'occhio quando la vita di tua figlia dipende dalla discrezione delle tue mosse.
Scena numero tre: durante l'incursione finale nell'isola popolata esclusivamente da malviventi e mercenari si respira un'atmosfera da videogame: Arnold, dopo aver fatto shopping in un'armeria in città fornita tra le altre cose di un lanciarazzi (un posto che si candida come Mecca di ogni fan della NRA), sbarca a bordo di un canotto e saranno cazzi da cagare per tutti.
Sotto la bonaria supervisione del suo amico, il Colonnello Kirby, il nostro dà il via ad una distruzione sistematica e totale di qualsiasi ostacolo gli si presenti di fronte (leggi: capannoni, hangar, jeep stracariche di soldati, comparse) e quando, incomprensibilmente ferito dalla scheggia di una granata, si rifugia in un capanno pieno di strumenti da lavoro, un gruppo di militari tenta di stanarlo facendo irruzione nella baracca.
Un'occasione utilissima per dimostare come Arnold se la cavi alla grande anche senza impugnare stupide armi da fuoco: nell'arco di un nanosecondo, quei poveri dilettanti di soldati si ritrovano chi con un braccio amputato di netto, chi con lo stomaco trafitto da un forcone, chi con il cranio scoperchiato da una sega a disco, in un'escalation di mutilazioni da far preoccupare uno come Jason Voorhes. Quando si dice un'eroe versatile?

FINE SPOILER

3) LE BATTUTE DEL PROTAGONISTA

Già, perché il Governatore della California è anche un uomo di pensiero, uno che snocciola massime che fanno riflettere.

SEGUE SPOILER

Durante l'attacco dei mercenari allo chalet, la scorta assegnata da Kirby si rivela inutile, finendo falciata in pochi secondi dal fuoco nemico. Resta solo un superstite ferito, al quale Arnold dà il saggio consiglio di individuare la posizione dei suoi avversari approfittando dal fatto che questi si trovano sottovento (“Dovrei fiutarli come un cane?” ? chiede il tipo, basito. Ed Arnold, quasi offeso: “Io l'ho fatto.”). La battuta si commenta da sola.
Altro tocco di humour nero per palati fini è la scena del viaggio di Arnold in aereo. Scortato dal criminale Enriquez (messo lì apposta per evitare che il gorilla austriaco non avesse alzate d'ingegno e portasse a termine il proprio compito senza intoppi), in fase di decollo Arnold gli sferra di nascosto una gomitata tale da spezzargli il collo, sistema il corpo come se fosse addormentato e, chiamando una hostess, le raccomanda: “Non lo svegli, la prego, è stanco morto.”, ed il tutto senza modificare poi di tanto l'espressione stampata in faccia, come se non avesse afferrato la battuta scritta nel copione.
Ma il tocco di genio, la battuta destinata agli annali della storia del Cinema, la one-liner definitiva, resta quella messa a termine dello scontro finale con il cazzuto Bennet (Vernon Wells, una specie di Freddie Mercury con la cotta maglia ed il pugnale), in cui Arnold, dopo un corpo a corpo che avrebbe sderenato pure Jet Li, semplicemente lo impala con un tubo del gas mormorando pensoso “Avevi la pressione troppo alta, Bennet.”

FINE SPOILER

Vi giuro, se durante la visione avessi avuto un cappello, me lo sarei tolto.

In definitiva, ecco la portata di un film come Commando.
Un cult, da esaminare in ogni sua sfumatura, con un protagonista unleashed in grande spolvero, espressivo quanto un semaforo guasto, una carrettata di morti ammazzati, tonnellate di grezzaggine, armi pesanti ed umorismo inglese.
Da vedere.

Andrea

Andrea dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere