Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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Cacciatore di teste

Regia: Costantin Costa Gravas
Cast: José Garcia, Karin Viard
Produzione: 2005 - Belgio, Francia, Spagna


Toh, chi si rivede? Costa-Gravas! Regista alcuni decenni fa di alcuni grossi filmoni cosiddetti di "impegno civile", presenze costanti delle rassegne con annesso dibattito finale, tipo "Z l'orgia del potere" (colonnelli in Grecia), "La confessione" (stalinismo), "Music Box" (criminali nazisti negli Usa) e "Missing" (desaparecidos in America latina), tanto per citare solo quelli più famosi.

Pensavo che, se non morto, fosse a godersi la pensione, vecchietto spaparanzato al sole su una spiaggetta della sua Grecia natia. Invece torna con un film grintoso, secco, senza frontoli, in cui tutto è funzionale alla vicenda narrata (fate caso alle pubblicità che passano veicolate dagli enormi camion e al binomio sesso-consumo che trasmettono), magari non bello esteticamente ma, per così dire, necessario, quasi educativo.

La vicenda. Bruno Davert, stimato professionista altamente specializzato, ha un ottimo impiego, una bella casa, un alto tenore di vita, una famiglia felice unita dal consumismo. Poi arriva la "delocalizzazione", termine ipocrita (non più di altri utilizzati nel mondo del lavoro, tipo "mobilità") per designare il fatto che l'azienda si trasferisce in un paese dell'est dove la manodopera costa la metà. L'operazione frutta un guadagno del 16% agli azionisti e il licenziamento immediato a 600 dipendenti. Anche Bruno rimane a spasso, ma sul momento non si preoccupa, con le sue referenze e la sua specializzazione è sicuro di trovare ben presto un nuovo lavoro. Invece passano 2 anni e mezzo ed è ancora disoccupato, la famiglia comincia a sfasciarsi, è difficile mantenere il tenore di vita abituale con i lavoretti della moglie, i colloqui di lavoro sono sempre più mortificanti? Che fare? La colpa è degli azionisti, ma non è possibile uccidere 10.000 azionisti, è dei dirigenti a capo delle aziende, ma non è possibile uccidere quache centinaio di dirigenti... Meglio allora programmare l'assassinio dei cinque o sei tecnici che ? specializzati nel suo stesso ramo (la chimica della carta) e alla ricerca di un lavoro come lui ? potrebbero fregargli l'ambito posto in un grossa cartiera ? l'Arcadia dei sogni.

Non sto spoileggiando, poiché in realtà il film inizia in media res, ossia quando Bruno è nel bel mezzo della sua catena di omicidi ed i fatti precedenti ci vengono raccontati in flashback.

Certo Bruno è un killer goffo ed imbranato ? non è mica un professionista del crimine, ma solo un buon padre di famiglia, no? ? ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci?

"Il fine non giustifica i mezzi? se non in guerra" ? scrive il figlio in un tema scolastico. E infatti quella per conservare o riconquistare il posto di lavoro (che si identifica poi con la propria identità sociale) è dipinta come una vera e propria guerra, senza esclusione di colpi, a carattere socialmente trasversale (come suggerisce la scena dal meccanico).
Perfetto José Garcia nel ruolo del protagonista. Costa-Gravas ha detto in una intervista che gli ricorda Jack Lemmon, da lui diretto in "Missing", ed in effetti una certa somiglianza è evidente, sia nel fisico che nella minima facciale. Inoltre, come hanno fatto notare alcuni critici, in fondo il personaggio di Bruno può essere visto come la versione aggiornata ed incattivita dell'impiegatuccio in carriera de "L'appartamento" di Billy Wilder.

Costa Gravas ha affrontato un tema molto attuale già portato ultimamente sugli schermi in questo periodo, sia in chiave drammatica che con toni da commedia. Il suo film però si ritaglia uno spazio tutto suo, per l'allegria ferocia e la lucidità dell'analisi. Bravo il vecchietto!

Daniela

Daniela dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere