Con Spoiler
Capita che il film che escono nello stesso periodo siano impregnati della stessa aria. Chissà perché? Arrivederci Amore Ciao, oltre a proseguire la fastidiosa neo tradizione di mutuare titoli da vecchie canzoni, riprende un tema che ultimamente campeggia un po' ovunque: il cattivo che la sfanga. Sarà che esempi di fulgida attualità non mancano (non mi fate scendere in squallidi banalismi politici?), sarà che i tempi della Banda Bassotti sono passati e che Terminator arrostisce ormai pure i presunti innocenti, ma da I Soliti Sospetti a Match Point, passando (con le dovute distanze) per L'Uomo Senza Sonno, gli eroi non sono più buoni. A cagare la calocagatìa. Addirittura anche il cinema italico si è adeguato e con questa nuova prova del Soavi nazionale si mette gloriosamente in fila alla cassa del lieto fine poco lieto.
Ma vediamo un po'. Giorgio è un ex anarchico bombarolo che dopo aver inavvertitamente fatto di un povero metronotte un puzzle di carne, fugge in Sudamerica e si dedica alla causa rivoluzionaria. Passati 15 anni decide di tornare in Italia sperando di farla franca. Ma un pazzesco Michele Placido che recita in sardo (fà il vicequestore della Digos Ferruccio Anedda) lo costringe a diventare un informatore killer al soldo dei suoi corrotti traffici. Giorgio accetta in cambio della riabilitazione e anche perché scopre che quando uccide si sente meglio. Insomma, vi risparmio il “tricche-ballacche” (brrrrrr?) del plot che, attraverso fasi di variegata escalation criminale, amori sinceri (forse) e vaghissimi sensi di colpa, sembra condurre alla degna catarsi. Sembra. Finirà invece come l'ultimo Woody.
Al di là comunque degli indubbi limiti di script che appare a tratti forzato e lacunoso, bisogna ammettere che questo Arrivederci Amore Ciao non è affatto malvagio. Merito sicuramente di una regia spesso ispirata (pure tra tragiche derive mucciniane che però non scalfiscono il risultato finale) e a sprazzi “americana” nel ritmo; complici le prove dei protagonisti, tra cui un valido e incisivo Placido, sempre a suo agio nelle parti del bastardo sanguigno, e un sorprendente (nel senso che fino a ieri non sapevo manco chi fosse) Alessio Boni, che tratteggia un personaggio con un'abilità e un'espressività ricavate per sottrazione.
Aggiungeteci una colonna sonora che spazia dai Jetro Tull ai Tears For Fears una sempre intrigante Isabella Ferrari e qualche morto ammazzato e avrete un buon film. Segnali di riscossa del cinema italiano? No, ma meglio dei cowboy ricchioni.
Rollo Tommasi
Rollo Tommasi dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere