Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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Alexander

Di Oliver Stone, con Colin Farrell e Angelina Jolie; formato: 2.35:1; 2005

Avete davvero bisogno della sinossi? Ok, siete americani.
In ogni caso, la vita di Alessandro III il Grande.

? curioso notare come un opera in genere, a prescindere dalla sua forma espressiva, riesca talvolta a incutere soggezione in chi lo vede, magari al di là dei reali meriti. Basti dire che questa recensione l'ho procrastinata per mesi, preda dell'indecisione, degli impregni vari e del timore di dire cazzate (che poi le dirò lo stesso, ma almeno saranno più ponderate).

Alexander è il classico caso di insuccesso inspiegabile. Sì, è vero, ci sono varie componenti che giocavano a sfavore di un eventuale successo: vuoi la scritta "Oliver Stone" sul poster, vuoi la minor presa della figura di Alessandro Magno sull'immaginario a stelle e strisce (ma tranquilli, fra poco tutti gli eroi greci del cinema si atteggeranno a statue della libertà...) vuoi il kitch programmatico ed imperante nella pellicola, vuoi un approccio un po' da vecchio kolossal; vuoi, infine, i velati riferimenti all'amministrazione Bush. Sì, insomma, Alessandro è bisex, sposa un'afghana (con tanto di burqa) e ha non pochi riferimenti ai vari Bin Laden e Saddam. Ma sono veramente così evidenti, o sono invece - più plausibilmente - riferimenti casuali o quasi?
Tutti questi motivi, in sintesi, non mi sono sembrati sufficienti nel determinare il cocente flop di Alexander. In fondo, eliminando tutte queste sottigliezze oscure allo spettatore medio (soprattutto americano) cosa resta? Molto, moltissimo per cui la pellicola meriterebbe apprezzamento.

Mesi fa, cominciando a vedere il film, temevo il peggio: ne avevo sentite di tutti i colori, le recensioni positive si contavano sulla mano di un lebbroso di Calcutta, e chiunque avesse visto il film m'aveva detto roba del tipo "è una merda". Infatti il film inizia un po' maluccio, facendomi temere per le tre ore che sarebbero seguite. Poi, giusto dopo un paio di scene, cambia tutto, la situazione si rovescia: prima che me ne accorga le tre ore di durata finiscono, lasciandomi addirittura un tantino scombussolato. Da allora il film mi ha lasciato un interrogativo: come cazzo ha fatto a non piacere?
No, dico, ammettendo tutto quanto ho scritto all'inizio, ma devo convincermi davvero che un decerebrato spettatore made in U.S.A. entri nella sala pensando a tutte queste finezze? O per caso sono diventati tutti degli intelligentoni? Oppure c'è stata una fatale invasione di italiani nella sale americane giusto nei giorni di proiezione? Boh, sta di fatto che la critica e il pubblico mi sono sembrati, a giudicare dai pareri, una mandria di bufali che mentre vede il film gioca col cellulare-torcia della polizia e da giornalisti aristoidi che vanno al cinema col taccuino, e mentre il film scorre quelli si fanno gli schemini del cazzo. Altre spiegazioni non ne trovo.

Volete il mio insulso parere? Alexander è un filmone per eccellenza, un kolossal come non se ne facevano da anni, un film ammirevole per il rigore storico e cinematografico, per la sensibilità con cui affronta i suoi temi, per la generosità di scene memorabili.
Raramente ho assistito ad un tale concorso di bravura fra i tecnici: c'è la fotografia da Oscar di Rodrigo Prieto, le appassionanti musiche di Vangelis, le scenografie da paura di Jan Roelfs, i costumi da infarto di Jenny Beavan, più il montaggio impeccabile, sono il frutto di una squadra affiatatissima guidata da un regista con le idee chiare.
Oliver Stone è sempre lui, con i suoi pregi e i suoi difetti. Qui ci sono moltissimi pregi: la sua regia, per fortuna, è sempre inconfondibile, e così si ha la piacevole novità di un kolossal girato con tocco visionario, certo non roba di tutti i giorni. Stone dirige gli attori al meglio (tutti bravi e credibili, dal protagonista all'ultima comparsa), dispensa scene memorabili, riesce a conferire una ricchezza visiva e sonora indescrivibile a tutta la pellicola, riuscendo a mantenere sempre in primo piano uno stile unitario. Volete rigore storico? C'è, a dispetto di tutto quello che si è detto. Volete una storia avvincente e ricca di spunti? C'è: la sceneggiatura è piacevolmente ricca di sostrati, doppi sensi, bei dialoghi e ha un piacevole gusto per l'ellissi (che è sempre gradita). Volete un ritratto efficace e completo del grande condottiero? C'è: Alessandro è visto a 360?, nelle imprese di guerra (dove, per fortuna, la sua agilità è stata piuttosto ridimensionata) come nella vita privata, nelle ambizioni di conquista come nel tormentato rapporto con le varie figure materne e paterne che incontra, nei suoi amori di ambo i sessi e nei suoi eccessi. Volete rifarvi gli occhi? C'è anche questo: tutto il film è un bordellazzo di scene spettacolari e trascinanti, con una magniloquenza ed un'efficacia davvero rare nel contesto hollywoodiano odierno (e si badi che il sottoscritto ha visto il film in dvd, sul piccolo schermo, e ogni tanto se lo ripassa per rivedersi le scene clou). Il tutto in una ricostruzione storica scrupolosa e inattaccabile, che rievoca alla perfezione costumi, tattiche militari, aneddoti e legittimi dubbi storici. Kitch? Ok, allora è tra i migliori kitch che abbia mai visto.

Aggiungete un finale al fulmicotone, l'onestà nel non voler lasciare certezze sulla reale sorte del protagonista, due scene di battaglia da tramandare ai posteri e avrete un quadro abbastaza esauriente di cosa avete davanti.
Quanto ad Alessandro, beh, che dire? La sceneggiatura fa il massimo per fornire un adeguato disegno del personaggio, e nonostante all'inizio sfiori un po' l'agiografia corregge subito il tiro, e riesce davvero a rendere la grandezza del personaggio. E' ben servita, in questo, anche dalla buona performance di Farrell, davvero convinto del suo ruolo e di ciò che dice. Attorno a lui, Angelina Jolie, Val Kilmer, Antony Hopkins, Jared Leto e altri attori meno conosciuti offrono ottime prove recitative, al servizio di personaggi tratteggiati sempre abilmente.

Solo in minima parte si avvertono i danni di un doppiaggio veramente scandaloso, oserei dire da telenovela, ed è davvero strano che un lavoro così brutto sia stato diretto da quel genio di Tonino Accolla (che si ritaglia giusto un piccolissimo ruolo doppiando il personaggio di Nearco).

In coda, abbiamo giusto una serie di piccoli difetti, che non intaccano la grandezza del risultato finale: un inizio un po' stentato (ma si riprende in 10 minuti), qualche primo piano di troppo su Efestione-Occhi da Cerbiatta Jared Leto, una leggera tendenza della sceneggiatura a procedere un pochino a frammenti, pur con una compattezza d'insieme inaspettata. Questi, in sintesi, sono gli unici, ma davvero gli unici elementi per i quali in fondo alla recensione non campeggiano le 5 stelle che qualcuno si aspetterebbe, omesse giusto per amore dell'obiettività. Volete invece il mio puro suggerimento? Se non l'avete ancora visto, fregatevene di chi vi dice "è una merda" e rimediate subito!

Jack

Jack dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere