Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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A mezzanotte possiederò la tua anima

(Brasile 1964, regia di Josè Mojica Marins; con Josè Mojica Marins, Magda Mei, Valeria Vazquez, Nivaldo Lima)

Sono ormai quasi dieci anni che un uomo barbuto, di professione becchino, vestito con cilindro e mantello nero e con unghie chilometriche a tutte e dieci le dita delle mani tormenta le mie notti. Il primo incontro con questo signore me lo ricordo perfettamente, il sabato aveva già lasciato il posto alla domenica e rincasando da una serata come al solito caratterizzata da poco sesso e troppo alcool mi ero buttato sul divano per guadagnare sveglio il tempo necessario a farmi acchiappare dal sonno. Afferrato il telecomando cercai sull'allora ancora esistente Telepiù qualche programmino di intrattenimento, o la replica di qualsivoglia avvenimento sportivo ci fosse stato nel pomeriggio, anche una partita del giorno prima sarebbe andata bene, il pretesto già ve l'ho detto, perdere tempo, assumere la forma del divano e crollare. Evitai volutamente il canale del cinema, perché non ero in condizione di seguire un cazzo, e anche semplicemente ascoltare un dialogo mi avrebbe disturbato. Sbagliai probabilmente la combinazione dei numeri sul telecomando e fu allora che lo vidi.

Nero. Alto. Cattivo. Mi guardava e pronunciava con voce cavernosa delle frasi in portoghese, prontamente sottotitolate in italiano sulla base dello schermo. Si faceva delle domande, sarebbe più corretto dire: si chiedeva cosa fosse la morte, la sofferenza, la vita, arrotando le finali alla brasiliana. Perché poi scoprii che l'Uomo Nero era brasiliano. Ma non brasiliano carioca, luci, colori, samba e Carnevale. No. L'Uomo Nero ? questo lo capii subito - era figlio dell'anima maledetta del Brasile e delle sue leggende terrificanti, dei suoi sepolti vivi, dei suoi riti misteriosi. In un attimo si materializzarono in quella stanza tutte le mie paure di una vita, incarnate da quel Baron Samedi che vomitava terrificanti anatemi.

Ed era solo l'inizio dell'incubo, perché dopo il monologo cominciò il film. Poco più di un'ora, un malefico bianco e nero, l'evidente artigianato di chi sa girare ma non ha soldi, una sensazione di maledetto, di malato, di sadico, a pervadere la pellicola per la sua intera durata. Ma anche la constatazione che non avevo più sonno, che non mi costava nessuna fatica leggere i sottotitoli, che ormai di dormire se ne sarebbe riparlato all'alba, che la bizzarra filosofia pseudo-nietzschiana di quell'individuo mi appariva verità assoluta.
Mi alzai a film ultimato e come un automa me ne andai a letto attraversando al buio l'intero appartamento. Una domanda mi girava insistentemente nel cervello, però: se il film era stato girato senza soldi come mai quelle attrici erano così brave a rappresentare il terrore, sbarrando gli occhi realisticamente impaurite? Sapevo anche la risposta. Perché avevano paura sul serio. Avevano paura dell'Uomo Nero. Esattamente come me.
Quella fu la prima notte in cui sognai Zè do Caixao.

Rasputin

Rasputin dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere