Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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American Gangster

American Gangster è un film piacevole da vedere anche se tutti vi diranno “non è un capolavoroâ€.
Vorrei subito dire che trovo immensamente noioso il fatto che ogni volta che si parla di un film di Scott debbano per forza esserci riferimenti a Blade Runner o al suo passato di regista: questo non lo capirò mai, come se la regola dovesse essere sempre quella di fare un confronto con il suo primo capolavoro (e Alien? n.d.F.).
Facciamo finta che Scott si chiami "Rossi" e vediamoci il film senza poi sentirci in dovere di dire "ah, ma non è più lo Scott di un tempo", "ah, è tornato a grandi livelli". Che noia, sinceramente.

PRO:
Il film ha una storia interessante, una storia vera a quanto pare raccontata abbastanza fedelmente. A me il problema del film non sembra affatto la mancanza di originalità: la storia non è nuova, certo, richiama un tipico cliché a cui siamo abituati sia per cronaca che per ricordi cinematografici, ma è pur sempre una storia realmente accaduta e, in tal senso, non si può pretendere l’originalità quanto la coerente interpretazione. Se vi sono citazioni di genere, io non le ho colte, a parte la sensazione di “deja vu†che, ripeto, mi sembra inevitabilmente connessa alla vicenda.
Il film ha pochissima suspence ma questo non è affatto un difetto, poiché il regista ha scelto consapevolmente di costruire il film attorno al ritratto dei due protagonisti-antagonisti e alla denuncia della corruzione e di un male sociale (la droga) che va al di là del riferimento storico.
I due protagonisti sono credibili e ben caratterizzati.
Ci sono alcuni momenti di spicco, anche disturbanti, che ho apprezzato molto e, dopo un inizio piuttosto lento, il film procede su un ritmo narrativo equilibrato e coinvolgente.
L'immagine della donna morta di overdose nel letto con il piccolo che le piange accanto mi ha turbato moltissimo e, nella sua drammaticità, la ritengo una magnifica perla di incisività registica. Non è uno spolier, tranquilli.
In una colonna sonora generalmente banale, ho trovato un colpo di genio l’uso del rap finale che serve a sottolineare l’anacronistica sensazione di “fuori posto†che deve aver provato Lucas alla fine della sua condanna. Chiude perfettamente e ciclicamente il film, riallacciandosi con la sensazione di “fuori posto†del boss patriarca all’inizio del film: i tempi cambiano, i mali si evolvono e persino i cattivi si sentono spaesati.
La regia, pertanto, è sicuramente apprezzabile e coerente e, a dirla tutta, è quasi impeccabile.
La bravura di Scott nell’uso della fotografia è, come al solito, da manuale: la luce e i colori sono stupendi e l’uso sapiente delle atmosfere è una gioia per gli occhi dello spettatore.
Nonostante molti ritengano esemplare la performance di Denzel Washington, a me è sembrata estremamente migliore quella di Russel Crowe che dimostra di essere un bifolco incredibilimente dotato come attore. Crowe ha, oltretutto, la parte più difficile e meno attraente del film, eppure riesce a interpretarla in modo appassionato e convincente, mediando le differenze tra le caratteristiche sue e del vero Roberts.
Nessuno ha notato la somiglianza nella camminata di Roberts "avvocato" e quella dell'impacciato John Nash?
Della cinquina di attori candidati all'Oscar, conosco solo le performance di Mortensen e di Clooney e, in entrambi i casi, Washington mi sembra inferiore, per cui non mi sento di gridare allo scandalo per la sua mancata nomination.
Con questo non dico che non mi sia piaciuto, anzi, è solo che penso sempre che sia più facile ed estremamente più gratificante fare il ruolo del cattivo.
Infine, non ho trovato analogie molte con i classici gangster movie, in particolare Il Padrino e Donnie Brasco.
Mi è parso, forse, più calzante il paragone con Blow quantomeno per le tematiche trattate.

CONTRO:
L'inizio del film è sfuggente come un'anguilla e ho fatto molta fatica a non perdere del tutto attenzione. Anzi, a ben vedere in due o tre momenti mi sono ritrovata a guardare lo schermo pensando ai fatti miei.
Gli attori secondari mi sono parsi ben poco caratterizzati e non si può dire nemmeno che scompaiano di fronte ai due protagonisti-antagonisti perchè entrambi non si presentano quasi mai con toni ingombranti. Insomma, penso che ci sarebbe stato un po' di spazio per caratterizzare meglio qualche comprimario.
L'amico-informatore, ad esempio, mi sembra un personaggio buttato un po' lì.
Ci sono alcuni "buchi" di sceneggiatura qua e la, forse più di montaggio che altro, specialmente nel momento in cui il poliziotto comprende chi è Lucas e si mette sulle sue tracce. Anche il momento della vendetta da parte delle famiglie rivali della mafia corsa è messo in scena di fretta in modo tale da risultare inutile alla trama e poco approfondito.
In generale, mi ricordo una colonna sonora piuttosto scialba.
Infine, sia nel dialogo con sua moglie dopo la sparatoria, che nel bellissimo dialogo finale tra Richie e Frank, Frank se ne esce con un paio di battute piuttosto grezze che mi sembrano male assortite con il suo personaggio e questo, temo, dev'essere un reflusso del doppiaggio italiano.

Detto ciò, American Gangster non mi è dispiaciuto e si merita un 7 pieno pieno.

.donnie. dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere