Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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Inglourious Basterds

In una seconda guerra mondiale storicamente alternativa, un manipolo di feroci soldati americani combatte con grande brutalità contro i tedeschi. Nel frattempo una giovane ebrea scampata al massacro della sua famiglia pianifica la sua vendetta contro il regime nazista. Le loro strade si incroceranno in un'Operazione Valchiria tarantiniana.

Tarantino è senza alcun dubbio un autore che non passa mai inosservato. Ogni suo film è un evento atteso nel mondo. Se da un lato può contare su una base di centinaia di migliaia di fan adoranti, dall'altro è esposto al fuoco di altrettanti critici pronti a sparare sull'opera al minimo pretesto. Ma stavolta sono davvero incomprensibili le tante critiche negative a questo Bastardi Senza Gloria, capolavoro in diretta competizione con Pulp Fiction per il titolo di "Miglior film di Quentin Tarantino": un'avventura epica e sanguinosa, carica di tensione ed esaltante, bella impregnata di humor nero (si ride bene in più di un'occasione).

Coi consueti tempi dilatati cui ci ha abituato, Tarantino narra le appassionanti vicende delle sue carogne capitanate dall'eccezionale hillbilly Aldo Raine (eccellente il lavoro sul linguaggio di Brad Pitt, una parlata bifolca e musicale che quasi trasforma le sue battute in canzoni rap southernamerican) ma questo NON è un film sugli "eroi" cacciatori di nazisti, bensì un film corale in cui il ruolo dei personaggi che danno il nome al titolo è funzionale alla storia narrata. Non aspettatevi dunque lunghe riprese di scontri a fuoco tra i Nostri e i cattivi; le loro gesta sono narrate più che mostrate, e questo dona loro un'aurea leggendaria da saga antica.

Con protagonisti così stupefacenti qualsiasi altro avrebbe campato per anni grazie a sequel, prequel, newquel trilogie e saghe. Tarantino invece li "spreca" per poche sequenze e senza alcun rimorso. Il tutto a vantaggio della narrazione, perché per ogni magnifico mattatore che se ne va ce n'è sempre un altro pronto a prenderne il posto.

In effetti di tutti i Bastardi, sono appena due oltre al capo quelli le cui storie vengono approfondite, e anche lo spazio loro riservato è ridottissimo. Ma i pochi minuti in cui veniamo a conoscenza dello psicopatico serial killer di nazisti Hugo Stiglitz (Til Schweiger) bastano per consegnarlo agli annali del cinema, ed è coraggioso ed efficace l'arco narrativo di un personaggio presentato così in pompa magna. Bravo anche Eli Roth nel ruolo del terrore della Wehrmacht, l'Orso Ebreo che massacra i nemici a colpi di mazza causando crisi isteriche all'Hitler forse un po' troppo grottesco interpretato da Martin Wuttke.

Ed è in questo coro di personaggi che si vede tutta la maestria dell'autore di Knoxville. Per il tempo in cui è sullo schermo (ma anche se resta una voce fuori inquadratura), anche una comparsa è protagonista assoluta. Due battute del proprietario francese del "saloon" sono più che sufficienti per far vivere il personaggio, perché qui nessuno è un semplice elemento dello scenario.
Penso a Diane Kruger, tra tutti quella su cui nutrivo più riserve dopo la muta interpretazione dell'Elena di Troia nel bruttissimo film di Petersen. Ebbene, vuoi per inaspettate doti recitative finora nascoste, vuoi perché guidata da un regista che tira fuori il meglio da ogni membro della sua troupe, ma questa tedesca mozzafiato è davvero brava nel ruolo non facile di diva del cinema alle prese con bugie e tradimenti. Un sorriso così falso ma anche caloroso e seducente merita senza dubbio un plauso. In una scena western carica di tensione è lei la quarta gamba del tavolo retto dallo charmante ufficiale inglese Archie Cox (Michael Fassbender, bravissimo), il già citato Stiglitz e una giovane SS furba e viscida che è una versione giovane del vero protagonista della pellicola, il Colonnello Hans Landa (Christoph Waltz, meritatamente premiato a Cannes).

Al Cacciatore di Ebrei Landa vengono affidati i monologhi migliori; tutto il primo capitolo è una messa in scena teatrale in cui Waltz è il grande mattatore. Ogni volta che entra in scena la tensione sale: l'imprevedibile, spietata, intelligente e untuosa SS è uno dei migliori cattivi della storia del cinema.

Le numerosissime citazioni sparse, di cui alcune davvero oscure e riservate a cinefili di nicchia, non prendono mai il sopravvento sulla narrazione, ma sono efficaci e integrano la storia. E sono molto variegate, da Leni Riefenstahl a Cenerentola fino a Leone, che viene omaggiato fin nel più piccolo particolare (l'inquadratura della panna che ricorda moltissimo il caffè di De Niro in C'era una volta in America).

Come al solito eccellente la scelta della soundtrack. Solo Tarantino poteva accompagnare un film ambientato negli anni quaranta con Cat People di David Bowie, e con tali eccellenti risultati. Più ovvio invece l'uso delle musiche di Morricone, comunque perfette al contesto.

In conclusione è una conferma non necessaria dell'immenso talento di Quentin Tarantino, capace di creare mondi e moderne mitologie di cui vediamo solo brevissimi flash ma la cui vastità si avverte in ogni istante.

Un pezzo della storia del cinema che è già un classico.

Enjoy dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere