1995; di Geoff Murphy, con Steven Seagal, Eric Bogosian ed Everett McGill.
In principio era Bruce Willis.
Il prototipo dell'energumeno in canotta sporca, con tanto di parlata cazzuta e sorrisetto obliquo, veniva reinventato alla fine degli eighties da un John McTiernan mai tanto in forma (né prima né dopo) e mai tanto a suo agio nello scaraventare un personaggio ultrastereotipato, quale quello dello sbirro yankee duro e puro, in un contesto action inedito, che avrebbe finito con l'influenzare il merdoso distributore nostrano sino al punto da fargli cambiare il titolo “Die Hard†(perfetto nella sua pregnante semplicità ), in quello a mala pena accettabile di “Trappola di cristalloâ€.
Il successo di quella pellicola fu tale che il modello dell'eroe intrappolato in una struttura variabile (grattacielo, treno, nave, aereo) tenuta in scacco da pericolosi terroristi fu preso e spremuto in tutte le salse, con risultati che vanno dal dignitoso al decisamente ignobile.
Nell'ultima delle categorie sopra dette è senza dubbio da collocare “Trappola sulle montagne rocciose†(che perdio, d'ora in avanti abbrevierò con un acronimo come TSMR, che pare la sigla di un qualche fumoso organo amministrativo).
Il processo di assimilazione al tipo originale è dunque completo. Laddove la produzione americana s'era premurata di mantenere invariato un modello di narrazione che prevedesse uno spunto semplice (eroe intrappolato vs. terroristi) dal quale estrarre una parvenza di risultato spettacolare, e per quanto (im)possibile, inedito, la distribuzione italiana metteva la ciliegina sulla torta, completando il suddetto processo assimilativo attraverso l'appioppamento alle pellicole seagaliane del titolo “Trappola in/sulâ€, che non c'entra un cazzo oppure magari si, ma alla fine risulta essere solo uno sfacciato richiamo (peraltro autoreferenziale), che del mero ed onesto omaggio cinemaro nulla serba in sè. Per farla breve, se loro si scopiazzavano a vicenda, conservando per lo meno un tanto di dignità bastevole a profondersi nello sforzo di cambiare un titolo e un poquito dello sviluppo, noialtri invece ci affannavamo a prendere a calci un simile proposito, imparentando attraverso il cambio di nome pellicole come Die Hard e la serie degli“Under Siege†(ovvero le “Trappole†di Steve-O), con risultati, in termini di appeal e prestigio, piuttosto scoraggianti.
Quanto detto esaurisce lo sforzo di ricavare un alcunchè di vagamente interessante da dire su questo TSMR, imponendo così al qui presente di riavventurarsi di colpo sul terreno della mera analisi filmica. Terreno ove questa pellicola si barcamena come una Ritmo vecchia di trent'anni anni sopra una mulattiera devastata.
Scorsi i titoli di testa, lo spettatore ritrova infatti l'ex Seal Casey Ryback, in viaggio con nipotina very bona sul treno Denver- Los Angeles, che attraversa le Montagne Rocciose. Il convoglio è preso di mira dalla solita banda di terroristi scassacazzo, capeggiati dal solito matto che intende giovarsi della sua grande competenza ed intelligenza per vendicarsi, come al solito, dei suoi ex datori di lavoro (il governo USA) e nel contempo alzare qualche soldo (un miliarduccio di dollari). Come? Ma catturando un satellite militare creato per causare sismi (??!) e riorientandolo su Washington, naturalmente. E poco importa se, durante il viaggio, il mattoide viene contattato da uno sceicco saudita che gli offre cento milioni per far saltare in aria l'aereo sul quale viaggia la moglie (evidenti le difficoltà di trovare un killer o anche un intero esercito a prezzo inferiore). Ma certo, la trama ha pur sempre bisogno di rinfrancanti iniezioni di stronzaggine.
Il piano ordito è perfetto( come no), il movimento del treno impedisce al Pentagono di rintracciare il segnale pirata che governa il satellite (come no), la durata dell'ultima parte del percorso, sei ore, è sufficiente a portare a termine un ricatto per centinaia di milioni (come no). Senonchè il povero Eric Bogosian, che interpreta il malvagione, non immagina di avere a bordo insieme a lui il valoroso Steven Seagal. Fine della storia e giù botte.
Il prosieguo della pellicola si segnala per l'attesa e piatta dose di sparatorie e mazzate, e per la fastidiosa sensazione che, a differenza di quanto avviene per la maggior parte dei film “modello-Trappolaâ€, tutto sia talmente facile che allo spettatore resti solo da soddisfare la semplice curiosità di scoprire in che modo Ryback romperà l'ennesimo collo, o spezzerà la millesima gamba. Giulivi come non mai, noi fortunati spettatori ritroviamo persino l'usuale platea di alti papaveri dell'esercito e della CIA, rintanati come sempre in un bunker supersegreto a sbraitare ordini inutili come le tette su un toro, e a non capire un cazzo della situazione corrente. Vedere un Kurtwood Smith ridursi a tanto induce un fan di Robocop a maledire l'ennesima volta Seagal per aver coinvolto nelle sue cagate ottimi attori mal consigliati dai relativi agenti, e dunque disposti a gettare al vento buona parte del loro prestigio prendendo parte a simili pagliacciate.
Tornando a bomba, l'invincibile ex Seal sgomina una ventina di professionisti ultraddestrati in un'ora scarsa di film, avvalendosi dell'aiuto essenziale di un nero scemo che spara battute degne dell'inferno e fa fuori una donna commando con una mossa di karate imparata dieci minuti prima. E questo è quanto.
La resa dei conti finale, vale a dire il classico duello al coltellaccio tra i due esperti guerrieri, vede Stevie opporsi a un ridicolo Everett McGill, luogotenente del capo della marmaglia mercenaria, che ha la brillante idea di rinunciare al vantaggio dell'ostaggio per incrociare le lame con il responsabile dello sterminio di tutti i suoi uomini (“Ragazzina, io non ho paura di nessuno, ma tuo zio mi terrorizza, e questo mi eccita!â€), in puro stile “Bennett†from Commando.
Naturalmente la fine sarà analoga a quella del baffuto antagonista di Shwarzie: il tristissimo McGill prende schiaffi e calci a ripetizione (restituendo un unico colpo, giusto per far vedere che l'eroe sta di fatto battendosi contro qualcuno), vede Seagal respingere gli affondi della sua mannaia a mani nude, rotola giù per le scale, si fa una mezza dozzina di voli su tavoli e sedie, e alla fine, quando pure un idiota capisce che Ryback si sta solo scaldando i muscoli, si decide finalmente a farsi spezzare il collo.
Da risate convinte anche l'uscita di scena di Bogosian: in una delle ultime sequenze il riccioluto psicopatico viene raggiunto da un proiettile all'addome e sbalzato fuori da un finestrino del treno in corsa. La telecamera lo inquadra subito dopo mentre giace, con aria incazzata e sofferente, in prossimità dei binari. Ma ecco che tipo cinque minuti dopo, mentre, a treno ancora in corsa, i buoni se la filano sul solito elicottero, spunta non si sa da dove la sua mano che si avvinghia alla coscia di Steven Seagal, proprio nel momento in cui quest'ultimo risale il tratto finale della scaletta che conduce all'interno del velivolo. “Da dove cazzo spunta fuori?†vorrebbe sapere lo spettatore. Ma la domanda non fa nemmeno in tempo a venire formulata che ecco le risate sgorgare di nuovo potenti: l'eroe si sbarazza del cattivo appeso all'elicottero semplicemente chiudendo il portello esterno e tranciandogli di netto tutte e dieci le dita. Cose che bisogna vederle per crederci.
Dunque, tant'è. Priva di spoiler e di un minimo di umorismo, questa recensione avrebbe potuto tranquillamente ridursi a “E' la solita cazzata di film di Seagalâ€, con una perdita minima o addirittura nulla in termini di esaustività .
Lungi dall'accostarsi ai dignitosi livelli della precedente Trappola, questo film si macchia dell'imperdonabile delitto di riproporre il già visto in salsa già vista. Nulla stupisce, nulla emoziona, nulla incuriosisce; a ricordare allo spettatore di essere pur sempre sveglio resta unicamente qualche isolato scoppio di risa.
Se in Alto Mare la faccenda funzionava, sulle Montagne Rocciose la Trappola è molto meno efficace. Persino il budget pare essersi fatto più pezzente rispetto al primo episodio, che pure aveva riscosso un ottimo successo, soprattutto grazie alla partecipazione di ottimi attori quali Gary Busey e Tommy Lee Jones (e di una sventola dalle tette indimenticabili come l'ex bagnina di Baywatch Erika Eleniak).
Perchè non recensire quella Trappola, allora?
Perchè ieri sera mi sono visto quest'altra.
Rain
Rain dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere