Le recensioni cinematografiche più schiette del Web

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Quando Alice ruppe lo specchio

Nel 1988 Lucio Fulci colpisce ancora. Alice ruppe lo specchio, ingiustamente snobbato, si rivela essere un film interessante e pregno di molteplici chiavi di lettura.
È la storia di un uomo con debiti di gioco che rapina e uccide ricche vedove, abbordate tramite annunci per cuori solitari.
Il film si discosta da altri film di genere sia per la figura singolare del serial killer, un uomo alto robusto e di bella presenza che stavolta non sembra essere turbato da particolari traumi o morbosità varie quanto dalla dipendenza al demone del gioco, sia per alcune situazioni piuttosto cruente ma al tempo stesse presentate in maniera goliardica, ridanciana.
È come se Fulci si divertisse a mostrare gli aspetti più truculenti di un omicidio condendoli con momenti di greve ilarità quasi a rimarcare l’assurdità delle dinamiche che pone in atto.
Anche i personaggi del film sono sopra le righe, grotteschi, decisamente improbabili e contribuiscono a destabilizzare l’atmosfera rivestendola di un che di assurdo e, in quanto tale, perché no? …inquietante.
Quanto alla sceneggiatura, non si può certo dire che sia fluida e compatta quanto piuttosto incerta e, a tratti, confusa.
Lo snodo narrativo che condurrà all’epilogo è tanto gratuito quanto improbabile ma nei film di Fulci la sceneggiatura arriva ad essere un aspetto secondario in quanto si aspetta quel che accadrà senza avere peraltro molte chances di anticiparlo. L’imprevedibilità delle situazioni è dunque un altro punto di forza del cinema di Fulci, punto di forza che non manca di presentarsi più volte anche in questo film.
Omicidi brutali, sangue, bastonate, voci misteriose and much more sono gli ingredienti di questo film tipicamente fulciano che mi sento di poter consigliare senza riserve.
Tuttavia, l’impianto complessivo disomogeneo, gli effetti speciali alla carlona, la sceneggiatura alla come viene viene, non permettono al film di raggiungere un voto alto.
Quelle tre stelle che ti prendono bene, dai.

Berto

Berto dice:

 

Ratings:

talmente brutto che e' ad un passo dal sublime

brutto, soldi buttati

cosi' cosi'

bello

bellissimo, da non perdere