Indotto da una breve recensione su "Repubblica", che descrive la storia come la redenzione di una spietata donna d'affari, sono andato a vedere il film.
La storia vuole esprimere il cambiamento di una donna manager, con alle spalle la responsabilità di un suicidio di coppia di imprenditori da lei ridotti sul lastrico, che da persona senza scrupoli si dona all'assistenza dei poveri.
Il tema è sicuramente di tutto rispetto ed evoca sensi di colpa tutt'altro che latenti da parte di chi, come alcuni di noi, fanno del superfluo un anorma di vita e guardano poi con finta pena i barboni che deambulano per le strade della città pensando magari che se ne dovrebbe occupare chiunque altro, meno che noi.
Il problema sta nella tempistica del film che, tra un'azione e l'altra, indugia troppo su alcuni particolari che vorrebbero essere d'effetto. Non ultimo di questi una immagine presa dalla deposizione dalla croce di Gesù, interpretato dal barbone assistito di turno, (un autentico gigante) nelle braccia della redenta donna manager.
E così, quella che alla fine del primo tempo poteva sembrare una bella storia di altruismo, pur se venata da una nota di follia (che si scoprirà essere ereditaria), scade nella narrativa di un travaglio interminabile che porta l'interprete fino a denudarsi in pubblico per la sua presunta brama di donare tutto ciò che possiede agli altri.
Il tutto girato in esterni in una Roma un po' esageratamente sporca, barbona ed abbandonata a sè stessa, con comparse (i bisognosi) degne di un Pasolini prima maniera. Ma Pasolini, con tutte le sue umane debolezze, era Pasolini ! Buona la colonna sonora, in particolare quella dei titoli di testa. Sulla coda ci siamo soffermati un pò meno...
Pasquino
Pasquino dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere