Italia/Ungheria 2001
regia: Igor Manowalski
La protagonista, una prosperosa, giovane, antagonista legata ai suoi ideali, decide di votarsi anima e corpo, soprattutto corpo, al vegetarianesimo. Ma non sa rinunciare definitivamente alla "salciccia".
Le prova tutte: zucchine, carote, cetrioli, banane, e via elencando di ortaggi e frutta fresca falloforme, ma alla fine ci ricasca sempre e non sa dire di no al calore di una salsiccia di carne, che ella assumerà, in onore al suo essere, per vie "alternative".
Nella raffinata pellicola, di stampo classicamente colto e nouvelle vague, possiamo cogliere tutto il dramma esistenziale della fanciulla, che, in questo concentrato di scene dove ella mette a nudo tutto il suo animo, e non solo quello, riesce a farci toccare l'essenza della sua tragedia personale: la lotta interiore tra tensione mistica e desiderio "carnale", tra ideale e realtà.
Ad aiutarla nel suo percorso spirituale si daranno tutti un gran daffare: macellai, salumieri, ortolani e persino lattai, idraulici e carpentieri. Il tutto in una tensione filmica quasi ejzensteiana della classe operaia, dell'uomo della strada, del lavoratore, del proletario, in cui il regista ne esalta la capacità di penetrazione degli ideali più alti e rivoluzionari.
La pellicola, rigorosamente girata in bianco e nero, ci riserva dettagli sorprendentemente significativi. Da sottolineare l'occhio della madre e il "montaggio" analogico. (The Passenger)